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Celebrità che parlano della propria salute mentale: quando è utile?

MATILDA DE ANGELIS

Andrea Raffin|Shutterstock

Matilda De Angelis, attrice italiana, Venezia, 2018

Paola Belletti - pubblicato il 19/07/22

Matilda De Angelis è l'ultima in ordine di tempo ma non la prima a parlare della propria salute mentale. Ansia, panico, depressione o altri disturbi: sono tanti i vip che confessano le proprie sofferenze. Benefici e rischi di questa tendenza.

La salute mentale è davvero un ambito cruciale per i tempi odierni come sostiene il Ministro per la Salute in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “bonus psicologo”?

(…) sarà possibile, per chi ha un ISEE fino a 50mila euro, richiedere un contributo da utilizzare presso psicologi iscritti all’albo. È un primo passo. La salute mentale è uno dei grandi temi di questo tempo” ha dichiarato il ministro Speranza a margine della firma del documento.

Salute.gov

La situazione in Italia

Sul sito del Ministero sono consultabili i dati più recenti sul tema: il Rapporto sulla Salute mentale costituisce una panoramica sulla domanda – e la risposta – di interventi a favore della salute mentale nel nostro paese.

Le rilevazioni sono cominciate, per decreto, nel 2010; l’ultima riguarda il 2020, ovvero il primo anno della pandemia.

Per questo non riporterà in tutta la sua ampiezza la dimensione degli effetti che questa ha causato sulla popolazione e che ancora, con tutta probabilità, devono esaurire la loro portata.

Già in corso d’opera, seppur come osservatori non professionisti, registravamo ricadute importanti sul benessere psicologico e sociale di tanti cittadini; la categoria che più ci ha colpito è stata quella dei giovani.

E’ però interessante analizzare le fasce di età maggiormente colpite, i tipi di disturbi e la loro diversa incidenza sul genere maschile e su quello femminile.

Gli “utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2020 ammontano a 728.338”.

Più adulti che giovani, più donne che uomini

Gli utenti sono di sesso femminile nel 53,6% dei casi, mentre la composizione per età riflette l’invecchiamento della popolazione generale, con un’ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (69,0%).

In entrambi i sessi risultano meno numerosi i pazienti al di sotto dei 25 anni mentre la più alta concentrazione si ha nelle classi 45-54 anni e 55-64 anni (46,8% in entrambi i sessi); le femmine presentano, rispetto ai maschi, una percentuale più elevata nella classe > 75 anni (6,7% nei maschi e 10,7% nelle femmine).

Rapporto salute mentale 2020

Seguono altri capitoli, sul costo medio annuo (circa 68 euro pro capite), il personale impiegato, l’uso di farmaci, l‘assistenza a domicilio, le strutture disponibili, gli accessi al pronto soccorso.

La salute mentale e il nostro benessere generale

La definizione che ritroviamo nei documenti delle nostre istituzioni risente (e a mio avviso non del tutto positivamente) di quella dell’OMS:

La salute mentale è parte integrante della salute e del benessere, lo si deduce dalla definizione di salute della Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”.

Salute.gov

Ora, a nessuno piace soffrire se non a chi, appunto, è affetto da un vero e proprio disturbo per cui ciò che ama nella sofferenza è il piacere che ne ricava, per quanto distorto; cionondimeno definire la salute come uno stato di completo benessere (fisico, mentale e sociale) sa tanto di pericolosa utopia.

Manca una dimensione essenziale

Già è arduo trovarsi stabilmente e in modo continuativo in un certo “stato”. Siamo sempre in evoluzione, in crescita: da quella fisica, che in età anziana diventa decadimento, per quanto dilazionabile e reso dolce dai molti accorgimenti che è giusto porre in essere. Siamo sempre coinvolti in un sistema complesso di relazioni, eventi da noi indipendenti, scelte, incontri. La manutenzione di uno stato perenne di benessere sembra per lo meno poco realistico.

Forse perché, nella definizione di cui sopra, manca proprio la terza dimensione, quella spirituale, sostituita da quella sociale? Ciò che potrebbe davvero restare stabile al di sotto delle tempeste che pure infuriano in ogni vita è la pace, quella che solo Dio ci può donare.

Polemicuccia di una cattolica stabilmente inquieta.

L’importanza della salute mentale

In ogni caso è un bene che il tema del benessere piscologico, mentale e relazionale sia messo a tema con maggiore trasparenza e libertà, che ne parli con serietà e in modo il più possibile oggettivo, che insomma le persone sofferenti siano almeno un poco alleggerite dal peso dello stigma sociale.

Questa spinta alla normalizzazione da una parte e l’incoraggiamento all’accesso alle cure dall’altro non possono che fare bene.

Le celeb che ne parlano

Esiste anche un fronte non istituzionale, ma più di costume che sembra combattere la stessa battaglia: le sempre più frequenti confessioni di celebrità o personaggi noti rispetto alle proprie sofferenze psicologiche. Del jet set mondiale possiamo ricordare Lady Gaga o la giovane Billie Eilish, o Selena Gomez, che ha confessato di essere affetta da distubo bipolare o ancora Adele, che racconta di soffrire di ansia e di attacchi di panico.

Ultima in ordine di tempo e vicina per ragioni geografiche è quella della giovane attrice Matilda De Angelis: è probabile ci siamo già imbattuti in tanti nel fermo immagine del suo bel viso in lacrime preso da un suo breve video in cui racconta di soffrire di ansia da tre anni.

L’ansia e le sue ricadute

Si sfoga in un post Instagram in cui racconta, tra le lacrime, come l’ansia stia compromettendo dolorosamente il suo benessere generale. Svuotamento emotivo, paura, senso di oppressione, terrore dei cambiamenti. Il tutto in una percezione di continua instabilità, di un equilibrio continuamente minacciato. Non ultima la reazione psicosomatica ben visibile nell’acne sul viso.

La giovane attrice bolognese accusa gli standard di perfezione che si sente di dover perseguire. Standard irrealizzabili, afferma, che le intossicano la mente.

E’ bello che sia già in grado di raccontare gli effetti benefici che l’ansia le ha costretto a scoprire: accettare la propria imperfezione, accogliere le proprie fragilità, rinunciare a raggiungere obiettivi irrealizzabili per non sentirsi soffocare quasi per mano propria, seppur paradossalmente “costretti”.

E’ utile che i vip ne parlino?

Oltre alla grande simpatia umana che suscita Matilda e alla solidarietà che viene spontaneo accordarle, ci si può domandare se e in che misura le confessioni pubbliche di personaggi noti sui propri disturbi psicologici siano benefici per le persone che li ascoltano.

Su Il fatto quotidiano ne ha parlato lo psicologo Cristian Pagliariccio

Le celebrità parlano sempre più spesso delle loro lotte personali per il diritto alla salute mentale. Fanno conoscere i propri disturbi, le discriminazioni subite e le loro fragilità. Discutono senza riserbo anche delle cure che hanno ricercato e ricevuto.

Lo stesso fenomeno ha coinvolto gradualmente chi ha raggiunto una fama più o meno grande nei social (influencer e microinfluencer) e le persone più comuni. Nelle piattaforme più note, soprattutto quelle più usate da giovanissimi e giovanissime, l’hashtag #SaluteMentale è spesso usato e seguito da numerosissime persone. Viene da chiedersi, quindi, se questi esempi personali siano realmente d’aiuto.

Il Fatto Quotidiano

I benefici

Studi scientifici a riguardo ce ne sono pochi, ancora. Quello a cui fa riferimento l’autore dell’articolo è del 2013: la ricerca si basa su 157 interviste a celebrità USA che hanno comunicato via social o su altri media le proprie sofferenze fisiche o mentali.

Il lavoro, realizzato da Christina Beck e la sua equipe, ha sottolineato che le celebrità che si espongono pubblicamente possono ispirare altre persone, per incoraggiarle a cercare aiuti adeguati e a comportarsi in modo più rispettoso verso chi soffre.

Ibidem

I benefici, dunque, sembrerebbero esserci: ci si riconosce in un’altra persona che, nonostante la visibilità e il successo, non teme di esporre le proprie fragilità e anche di mostrare il cammino fatto per superarle o conviverci serenamente.

Tra i volti e soprattutto le voci note di casa nostra non manca lo stesso Fedez che ha addirittura scelto di pubblicare l’audio originale di una conversazione con il proprio terapeuta: tra le lacrime confessava la propria angoscia pensando alla possibilità di morire e soprattutto di non venire più ricordato dai propri figli.

Coperto di critiche anche pesanti, di accuse di narcisismo o di sovraesposizione fine a sè stessa, ha però incontrato anche molte persone che si sono sentite capite e consolate; lui stesso ne ha avuto un certo beneficio.

Già sentirsi meno soli è un sollievo per chi deve attraversare prove importanti come una diagnosi di malattia seria, un lutto, un disturbo importante.

Meglio ancora sarebbe, secondo un altro studio che fa capo a Patrich Corrigan e alla sua equipe, poter condividere le esperienze e le testimonianze di persone comuni.

Percepite come più simili a sé sarebbero ritenute più facilmente imitabili dei VIP che mantengono pur sempre una sorta di distinzione ed esclusività rispetto alle persone comuni.

Questo

(…) avvicinamento emotivo tra le persone percepite più simili a sé (…) potrebbe avere un ruolo importante nel ridurre lo stigma e il disprezzo nei confronti di questioni che riguardano i disturbi mentali.

I rischi

Nonostante la simpatia umana che chiunque confessi il proprio dolore ci suscita, non manca nemmeno un altrettanto naturale senso di fastidio o il sospetto di un uso strumentale del dolore, vero o artificiale che sia.

Un’altra considerazione da non eludere riguarda il rischio di eccessiva semplificazione in cui si può incorrere identificandosi troppo frettolosamente con la situazione della celebrità che ha raccontato di sè.

Ecco, è successo anche a me, pensiamo; e come ne è uscito lui o lei così ne uscirò anche io. Che terapie ha fatto? ci sono medicine da prendere?

Il rischio, dunqe, è di prendere ripide e pericolose scorciatoie che anziché farci affrontare al meglio un problema di natura mentale potrebbero allontanarci ancora di più da una vera presa di coscienza e dall’intraprende il giusto percorso di cura.

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