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Da chef a monaco carmelitano contemplativo, e ora psicologo

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Lucía Chamat - pubblicato il 07/07/22

Come si uniscono la vocazione di monaco con il compito di chef e psicologo? Fra' Juan Diego del Niño Jesús, un monaco colombiano del XXI secolo, mette in pratica tutto questo nel suo apostolato per consolare le anime

Non è comune vedere nelle lezioni di psicanalisi, in mezzo alle discussioni accademiche sulle teorie di Freud, un monaco con tonaca e sandali. È più facile trovare dei religiosi nelle facoltà di Filosofia e Teologia.

Se poi si tratta di un monaco di clausura, la situazione è ancora più insolita e curiosa. È stata questa la realtà di fra’ Juan Diego del Niño Jesús durante i suoi studi di Psicologia presso l’Universidad Luis Amigó della Colombia.

Mentre raccontava la sua storia ad Aleteia, questo monaco del XXI secolo ha detto di non aver mai creduto nella psicologia, ma sentiva che nel suo apostolato mancava qualcosa per rafforzare l’accompagnamento spirituale e la vocazione di consolazione e accoglienza delle anime che caratterizza la sua comunità, i Fratelli Contemplativi del Carmelo.

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Dalla clausura monastica alle aule

“Ho pronunciato i voti perpetui come monaco perché non ho sentito la chiamata al sacerdozio, e come parte della mia missione offro accompagnamento a chi viene nel nostro monastero a livello di necessità spirituali. Sapevo, però, di volerlo fare in modo diverso. È stato allora che il Signore mi ha donato una luce per integrare la spiritualità e la psicologia”, ha detto.

Il monaco lo ha capito stando nel monastero di Santa Teresa d’Ávila (Spagna), dopo aver chiesto in ginocchio un’illuminazione per la sua vocazione: “Uscendo da lì abbiamo incontrato un sacerdote che ci ha chiesto: ‘State visitando la santa più umana?’ In effetti è stata molto umana, e lì ho capito che volevo essere un ‘monaco umano’. È stato allora che mi è venuta in mente la psicologia”.

Con il sostegno del suo priore e della comunità ha trovato l’opzione migliore, un’università virtuale in cui doveva assistere alle lezioni in presenza solo il sabato. In quei giorni scambiava la preghiera, il silenzio e la solitudine del suo monastero con i tragitti in metro, il rumore degli studenti, scherzi e critiche.

Durante il suo percorso, ha condiviso con vari atei e persone che lottavano con la Chiesa, ma la maggior parte della gente lo rispettava e gli voleva bene. Questa grande sfida di unirsi al ritmo che vivevano i suoi compagni ha finito per essere per il consacrato una conquista a livello personale e di fede.

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Una chiamata nella chiamata

Fra’ Juan Diego del Niño Jesús si è appena laureato dopo cinque anni di “sacrificio fecondo” che hanno segnato la sua vita. “La psicologia nella mia vocazione religiosa diventa una chiamata all’interno della chiamata, come diceva Madre Teresa di Calcutta. Con questa posso favorire i processi personali perché si abbia un incontro con il Signore partendo dalla sanità della propria vita. Una persona con una buona salute mentale sarà più disposta a incontrare Dio”.

Sono tanti gli aneddoti che conserva del suo passaggio per l’Universidad Luis Amigó, come quando si è avvicinato alla psicanalisi di Freud, che ha avuto un atteggiamento decisamente ateo, ed è risultato tra gli argomenti che ha apprezzato di più. I temi complessi e gli atteggiamenti di alcuni professori che erano duri con lui non lo hanno mai toccato.

“Pensavo sempre che ero lì per realizzare il sogno di Dio, perché Egli vuole che gli ospedali per l’anima della mia comunità abbiano più strumenti di consolazione”.

Quello che rappresenta questo passaggio nella sua vita è dimostrato costantemente, come quando ascoltava un uomo di 35 anni che voleva donarsi a Dio in modo diverso ma quando parlava di suo padre piangeva in modo disperato. “Ho capito che c’era un grande dolore nella sua anima, e che doveva guarirlo prima di procedere nel suo rapporto con Dio. Una volta che ha identificato e guarito le questioni irrisolte nel rapporto con il padre ha potuto assumere davvero la sua fede”.

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Passione per la cucina

Fra’ Juan Diego del Niño Jesús è chef, e ha ereditato la sua passione per la cucina dalla nonna e dalla zia, che aiutava con le cene natalizie, cosa che lo ha portato a studiare Gastronomia. Pensava che il suo futuro fosse segnato quando ha fatto pratica in un albergo dei Carmelitani Scalzi. “Ho conosciuto da vicino la vita di quella comunità e ho sentito la chiamata di Dio. Ho capito che volevo vivere un noviziato eterno”, ha riferito ad Aleteia.

E così otto anni e mezzo fa – nonostante all’inizio sia stato difficile per sua madre, visto che è figlio unico ed è stato molto coccolato – è entrato tra i Fratelli Contemplativi del Carmelo, una congregazione di clausura monastica che stava nascendo all’epoca in Colombia. Non sono totalmente isolati e hanno spazi di accoglienza, soprattutto la domenica, quando decine di persone assistono alla Messa e comprano i prodotti realizzati dai religiosi per sostenersi. In quel caso, l’apporto di fra’ Juan Diego, essendo chef, è fondamentale!

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I religiosi hanno anche alcune stanze per offrire ospitalità a chi desidera compiere ritiri spirituali individuali.

Con le conoscenze acquisite all’università, fra’ Juan Diego rafforzerà l’aiuto che offre la sua comunità e otterrà più frutti spirituali, perché sa di aver studiato per il servizio delle anime.

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