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Cosa significano i baci nella liturgia? – Il primo fratello laico a guidare una Congregazione – & altro…

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TATJANA SPLICHAL | DRUŽINA

i.Media per Aleteia - pubblicato il 07/07/22

Ogni giorno, Aleteia offre una selezione di articoli scritti dalla stampa internazionale sulla Chiesa e le questioni principali che preoccupano i cattolici nel mondo. Le opinioni e i punti di vista espressi in questi articoli non sono quelli degli editori.

Giovedì, 7 luglio 2022

1. Cosa significano i baci nella liturgia?

2. Il Vaticano approva l’elezione di un fratello laico alla guida della Congregazione della Santa Croce

3. Vescovo messicano propone un “patto sociale” che includa il crimine organizzato

4. Il cardinale Parolin incoraggia il Presidente del Sud Sudan Salva Kiir 

5. In memoria dei martiri copti decapitati dallo Stato Islamico

1. Cosa significano i baci nella liturgia?

Vedere un sacerdote baciare la croce, un altare o i Vangeli nella Bibbia è un gesto che tutti i fedeli possono notare durante la Messa. Ciascuno di questi gesti è espressione di “un’attenzione particolarmente intima nei confronti di Dio”, ha riferito il liturgista Marco Benini al sito tedesco Katholisch.de. Per aiutare la gente a scoprire il significato di questi gesti, li spiega in base alla struttura della liturgia, iniziando con il momento in cui il sacerdote bacia la sua stola in sagrestia. Anche se questo gesto non è più richiesto dalla riforma liturgica, può essere effettuato per prepararsi “consapevolmente al suo servizio all’altare”. Inizia poi la Messa, e i sacerdoti e i diaconi baciano l’altare all’inizio e alla fine dell’Eucaristia, in un “importante rituale di saluto e congedo”. Visto che l’altare rappresenta Cristo, i baci in questo caso sono un “segno sincero di amore e devozione”. Questi gesti sono stati ispirati da azioni praticate fin dall’antichità e dall’ebraismo. Sono poi diventati particolarmente popolari nel Medioevo, soprattutto quando sull’altare erano presenti delle reliquie. Sorprende che il bacio dell’altare possa essere sostituito da un altro segno di rispetto, come il fatto di toccarsi la fronte, praticato nelle chiese giapponesi. Marco Benini spiega poi il bacio del Vangelo, accompagnato da una preghiera preparatoria per il sacerdote dalla benedizione del presbitero per un diacono. Il bacio non riguarda i Vangeli “ma Cristo, presente nel momento in cui il Vangelo viene proclamato”, indica. Il liturgista non dimentica di menzionare anche il “bacio della pace”, un rituale esistente nel secondo secolo e segno di fratellanza. Oggi viene sostituito da una stretta di mano o da un cenno, soprattutto dallo scoppio della pandemia. Il liturgista spiega poi con grande erudizione in dettaglio altre tre rare forme di baci liturgici.

Katholisch.de, tedesco

2. Il Vaticano approva l’elezione di un fratello laico alla guida della Congregazione della Santa Croce

Il Vaticano ha approvato l’elezione di un fratello laico come Superiore Generale della Congregazione della Santa Croce, la comunità religiosa mondiale che gestisce la University of Notre Dame negli Stati Uniti, riferisce The Pillar. Quest’ultimo sottolinea che si tratta della prima applicazione di una nuova disposizione diffusa da Papa Francesco a maggio, che permette ai fratelli laici di guidare società di vita apostolica e istituti di vita consacrata, esercitando il potere di governo anche sui chierici. Fratel Paul Bednarczyk è il primo fratello laico a ricoprire questa posizione. Per via delle disposizioni del Diritto Canonico, questa scelta ha richiesto l’approvazione del Vaticano, che ora deve studiare queste elezioni caso per caso – processo noto come postulazione. La nuova costituzione che governa la Curia Romana, entrata in vigore da un mese, crea la possibilità per laici e laiche di guidare dicasteri e assumere altri uffici e funzioni in precedenza riservati legalmente ai chierici.

The Pillar, inglese

3. Vescovo messicano propone un “patto sociale” che includa il crimine organizzato

Il vescovo Sigifredo Noriega di Zacatecas, in Messico, propone un “patto sociale” che includa anche i “criminali” per porre fine alla violenza diffusa nel Paese. Dal 2006, il Messico è stato colpito da una spirale di violenza che ha già provocato circa 340.000 vittime. Da quando è stata lanciata l’offensiva militare contro il crimine organizzato, decine di migliaia di persone sono scomparse. Il vescovo Noriega giustifica questo patto sociale dicendo che bisogna integrare tutta la società per uscire dalla crisi. “Il nostro impegno è far sì che il dialogo costruisca una via di giustizia e riconciliazione che ci porti alla pace”, ha affermato l’episcopato messicano dopo che due sacerdoti gesuiti sono stati uccisi il 20 giugno nello Stato di Chihuahua. Il Presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha espresso il suo sostegno alla proposta della Chiesa di “perdono”, ma ha chiarito che il suo Governo “non ha intenzione di negoziare” con i criminali.

Noticias en la Mira, spagnolo

4. Il cardinale Parolin incoraggia il Presidente del Sud Sudan Salva Kiir 

“Lei ha una grande missione, a cominciare dal fatto di essere un politico responsabile e di guidare il Paese sulla via della pace, dell’unità, della riconciliazione, sulla via del perdono, della coesistenza pacifica e dello sviluppo”. È quanto ha detto il cardinale Pietro Parolin al Presidente del Sud Sudan Salva Kiir. Papa Francesco aveva progettato di recarsi in Sud Sudan per sostenere il processo di pace in questo giovane Paese piagato da una sanguinosa guerra civile, ma le sue condizioni di salute hanno impedito la visita, ed è stato quindi il suo Segretario di Stato ad essere incaricato di incoraggiare gli attori del Paese. Dopo aver incontrato il Presidente, il cardinale ha fatto visita al rivale di Kiir, il vice-Presidente Riek Machar. L’articolo su La Croix Africa ricorda che i due nemici si erano recati in Vaticano per un ritiro spirituale nel 2019, e in quell’occasione il Papa si è inginocchiato pregandoli per una riconciliazione. Questo giovedì 7 luglio, il cardinale Parolin dovrebbe presiedere una Messa nel Mausoleo John Garang, dedicato al padre dell’indipendenza del Sud Sudan.

La Croix Africa, francese

5. In memoria dei martiri copti decapitati dallo Stato Islamico

Molti ricordano le terribili immagini dei membri dello Stato Islamico dietro 21 copti vestiti con delle tute arancioni e inginocchiati su una spiaggia della Libia prima di essere giustiziati. Un libro pubblicato in italiano e intitolato “I 21. Viaggio nella terra dei martiri copti” rende loro omaggio. Lo scrittore tedesco Martin Mosebach ha parlato con le famiglie delle vittime e con membri del clero copto, e nel testo ricorda, tra le altre cose, che questi cristiani in Egitto si considerano una Chiesa di Martiri, e che finché il cristianesimo vivrà la loro Chiesa continuerà a vedere drammi come quello del febbraio 2015. 

Alfa y Omega, spagnolo

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