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Ha abortito a 19 anni, e ora è una leader pro-life che vuole che le donne sappiano che ci sono altre opzioni

CATHERINE GLENN FOSTER; AMERICANS UNITED FOR LIFE

AMERICANS UNITED FOR LIFE

John Burger - pubblicato il 05/07/22

Catherine Glenn Foster dice che seguendo la decisione della Corte Suprema sul caso Dobbs, il movimento pro-vita deve applicare una strategia multiforme per porre fine alla violenza dell'aborto

Catherine Glenn Foster è Presidente e CEO di Americans United for Life (AUL), che, per usare le sue stesse parole, “lavora per promuovere il diritto alla vita nella cultura, nel campo della legge e in politica”. Ha parlato con Aleteia sulla scia della decisione della Corte Suprema nel caso Dobbs v. Jackson che ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey, rinviando la decisione sulla legalità dell’aborto ai singoli Stati.

La Foster ha condiviso i suoi punti di vista sul futuro del movimento pro-vita, dicendo che dovrà lavorare ancor più di prima per proteggere la vita non nata, difendere la legislazione pro-vita dalle sfide e lavorare per approvare delle protezioni negli Stati in cui l’aborto rimarrà legale.

Come saranno ora gli Stati Uniti, in generale, dopo il rovesciamento delle sentenze Roe e Casey?

Non subito – ci vorrà un po’ di tempo per arrivarci –, ma una volta che la situazione si sarà stabilizzata, penso che avremo degli Stati Uniti in cui ci saranno protezioni previste dalla legge per ogni madre, padre e bambino in ogni Stato. E penso che avremo degli Stati Uniti in cui costruiremo un futuro che trascende la violenza dell’aborto e permette a ciascuno di prosperare. È per questo che ci battiamo da 49 anni – all’AUL da 51. Speriamo in un futuro in cui la violenza dell’aborto verrà abolita e ci concentreremo sull’offrire a madri e bambini la cura e il sostegno migliori per un futuro prospero. È qui che siamo fondamentali.

Ci vorrà un po’ per arrivare a quel punto. Sappiamo che c’è una manciata di Stati che ha già posto fine all’aborto entro i propri confini. Sappiamo che ce ne sono altri che stanno correndo più in fretta possibile nella direzione opposta, tragicamente – Stati come New York e California, che stanno cercando di andare addirittura al di là di quello che contemplava la Roe.

La maggior parte degli Stati si colloca in mezzo. Coglieranno questa opportunità, guarderanno alle necessità del proprio Stato. Analizzeranno le soluzioni che affermano la vita e che trascendono la politica di partito che ha avvelenato la nostra cultura e il nostro sistema politico per decenni. Magari limiteranno gli aborti in base all’età gestazionale, cercheranno regolamentazioni a livello di sanità e di sicurezza, di standard e di consenso realmente informato per assicurarsi che le donne ottengano tutte le informazioni di cui hanno bisogno. In questi Stati dovremo continuare a lavorare per la vita, e continueremo a lavorare nei New York e nelle Californie della Nazione a favore della vita.

Ora che la Roe è stata rovesciata, pensa che il vostro lavoro cambierà? Vi concentrerete su altro?

Il nostro carico di lavoro è triplicato, ma con questo cambia un po’, perché per 49 anni abbiamo lavorato per rovesciare la Roe. Ora è fatta. La Roe ha messo una cappa sulle protezioni che lo Stato dovrebbe offrire a donne e bambini, e quella cappa è stata eliminata.

Ora miriamo a un futuro in cui ogni Stato possa proteggere la vita a ogni stadio gestazionale, e se lo fa allora la gente potrà chiedere che i nostri politici si allineino, che i nostri rappresentanti eletti sostengano la vita. Possiamo chiedere conto ai nostri funzionari eletti per quello che dicono o non dicono, o per quello che fanno o non fanno sull’aborto e per proteggere le donne.

Credo che dobbiamo considerarlo un processo duplice. Dobbiamo continuare a lavorare alla legge sull’aborto per limitarlo, restringerlo, abolirlo del tutto, ma dobbiamo anche rispondere alle necessità delle donne e delle madri costruendo e sostenendo un ampio spettro di scelte a favore della vita, perché per troppo tempo l’aborto è stato presentato come la risposta “a taglia unica” per la gravidanza. Sei incinta e hai un lavoro impegnativo: aborto. Sei incinta e hai problemi finanziari: aborto. Sei incinta e hai un rapporto complicato col padre del bambino: aborto. E questo è sbagliato. Dobbiamo fare di meglio. Possiamo fare di meglio e dobbiamo farlo, piuttosto che limitarci a mandar giù le argomentazioni degli interessi miliardari sull’aborto. Ogni aborto è la storia di un fallimento. In qualche punto lungo il processo per la donna le cose sono andate male. Non è un piano A, giusto?

E allora lavoreremo per vedere congressisti e legislatori statali collaborare per sostenere un diritto umano alla vita per l’America in ogni Stato.

Alcune reazioni nei confronti della sentenza da parte pro-choice sono state piuttosto estreme. Pensa che il movimento pro-life in generale, e l’AUL in particolare, potrebbero essere chiamati a raggiungere maggiormente chi sembra avere il cuore indurito e abbraccia la legalità dell’aborto?

Assolutamente sì. È fondamentale perché la gente ha paura, e quando si ha paura e ci si sente in trappola derivano cose negative. Quando avevo 19 anni ero spaventata e mi sentivo in trappola, e così ho abortito, perché non sapevo che ci fossero altre opzioni. Non sapevo se c’erano delle risorse. Ero terrorizzata.

E quindi capisco che ci sia molta paura, e anche rabbia. La paura salta fuori in modi strani.

Possiamo fare molto per aiutare queste persone. Dobbiamo lasciare che la situazione sedimenti, prenderci un minuto, fare un respiro profondo, rilassarci e renderci conto che ci sono soluzioni migliori. Quello che abbiamo visto dall’altra parte non è stato “Ok, la Roe può cadere. Lavoriamo insieme per cercare soluzioni reali. Collaboriamo per offrire risorse, dare forza alle donne e rimettere gli uomini al posto che spetta loro”. È su questo che lavoriamo. Ma quello che vediamo da parte loro è solo “Codifichiamo la Roe. Rendiamo la Roe legge, e più aborti, più aborti”. Questo non va al cuore del problema, e non risponde alle necessità delle donne quando cercano l’aborto come prima opzione.

Sfortunatamente, stiamo assistendo all’aumento della rabbia, ad attacchi alle chiese, ai centri pro-life di assistenza alla gravidanza. Spezza il cuore. È profondamente sbagliato. Dobbiamo raggiungere queste persone con l’amore e dire “No, dobbiamo trovare un modo migliore”.

Chiunque ci arriva con un background diverso. Persone diverse hanno bisogno di approcci diversi. La giovane donna spaventata ha bisogno di un approccio diverso rispetto alla persona spaventata e arrabbiata, ma a tutti va spiegata la verità sull’aborto, la verità sulla legge sull’aborto e la verità su quello che verrà. E la verità sul nostro servizio e su quello che possiamo fare per aiutare le donne. E quando questo inizierà ad accadere, penso che tutto questo scomparirà. Per molte persone sono stati due mesi difficili, ma è davvero l’alba di una nuova era di speranza in America, e dobbiamo comunicare questa verità.

Quali sono le prospettive del Congresso di codifica della Roe? E la Dobbs stessa potrebbe essere sfidata?

Ho testimoniato contro l’ultimo tentativo di codificare la Roe al Congresso – lo Women’s Health Protection Act, presentato un paio di volte. È un disegno di legge terribile, incredibilmente radicale. Non ha nulla a che vedere con salute e protezione. Non fa niente per le donne, ma è il tentativo di codificare ed espandere la Roe – ancora più radicale di quanto la Roe abbia mai sognato di essere.

Continueremo ad essere lì a ogni passo a livello federale, combattendo i tentativi radicali di estendere l’aborto. Promuoveremo misure pro-vita a livello federale, e ovviamente negli Stati. Lavoriamo negli Stati da 51 anni e saremo lì nel prossimo futuro, quanto ci vorrà per assicurare che ogni vita venga rispettata e protetta, amata e accolta nel contesto legale.

USA Today e l’Arizona Republic hanno condotto uno studio scoprendo che nel corso dei decenni sono state approvate centinaia di leggi pro-vita, la maggior parte delle quali basate sui nostri disegni di legge. Siamo al cuore di buona parte di queste. Lo abbiamo sperimentato e siamo pronti per le prossime sfide.

Dove verranno combattute alcune delle battaglie principali a livello statale?

Direi in quasi tutti gli Stati, perché ne abbiamo alcuni come Missouri e Arkansas che fanno la cosa giusta, ma dovranno difendere le loro leggi. Saranno sotto attacco. Continueremo a esercitare pressione in quegli Stati. Aiuteremo le loro popolazioni a esprimere la propria opinione e a far sì che le loro necessità diventino legge. Ma sarà uno sforzo notevole.

E lotteremo negli Stati blu [in cui la maggior parte degli elettori si schiera col Partito Democratico, mentre negli Stati rossi sostiene il Partito Repubblicano, n.d.t.]. Abbiamo una “strategia blu” e faremo tutto ciò che è in nostro potere per educare, respingere, difendere la vita, perché le donne in quegli Stati verranno lasciate senza servizi igienico-sanitari, senza segnalazione obbligatoria nei casi di stupro, senza consenso informato, senza periodo di attesa, niente. Sarà come è stato per me quando avevo 19 anni – quando chiedono di vedere un’ecografia c’è una buna possibilità che venga negato loro, com’è avvenuto nel mio caso. Questo è del tutto sbagliato. Non è consenso informato, e non è scelta.

Dovremo lottare in tutti quegli Stati, più a livello federale. È una svolta fondamentale. Siamo in una nuova era. Detto questo, il nostro lavoro è triplicato, se non quadruplicato.

Ci si preoccupa molto del fatto che le donne riescano ad assumere ancora pillole abortive, che secondo la FDA possono essere prese nelle prime 10 settimane di gravidanza. Cosa si può fare al riguardo?

Ci sono molti problemi. Non è una questione che riguarda solo i pro-life, ma ogni scienziato, ogni Americano con una coscienza che vuole davvero affrontare la verità. Sappiamo che la pillola abortiva comporta un maggiore rischio di sepsi e di emorragia rispetto all’aborto chirurgico. È pericoloso. E se si unisce questo alla telemedicina, in cui la donna non viene neanche vista ed esaminata di persona, non ci sono ecografie per stabilire a che stadio si trovi. Non sempre le donne sanno a che stadio sono, e anche se lo sanno ci sono varie questioni in ballo. Bisogna avere prove mediche, scientifiche, su quanto sia avanzata la gravidanza. Si deve verificare che la gravidanza non sia ectopica. È una condizione rischiosa per la vita. Tutti questi problemi che possono sorgere vengono trascurati quando si mandano per posta le pillole abortive alle ragazze: chi sa chi le riceverà? Chi sa come verranno assunte? È molto pericoloso.

Per questo guardiamo a tutti i passi e a ciascuno, a tutto quello che possiamo fare per evitare tutto questo e assicurarci che negli Stati in cui saranno ancora disponibili le donne vengano almeno esaminate di persona, comprendano le implicazioni, cosa vuol dire andare avanti. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare l’aborto chimico basato sulla telemedicina, insieme a tutti gli aborti chimici.

Quale effetto potrebbe avere la decisione Dobbs sulla cultura in generale, per far sì che la legge sia quantomeno neutrale sull’aborto, e in alcuni Stati chiaramente dalla parte della vita?

La maggior parte degli Americani, se pensano all’aborto – e molti di loro non lo fanno – concordano, perché è ciò che è morale, ciò che è logico, il fulcro della legge naturale; è nel nostro cuore e nella nostra anima. La maggior parte degli Statunitensi concorda quando si tratta di proteggere la vita – abbiamo effettuato una ricerca con YouGov e scoperto che il 90% degli Americani riconosce che l’aborto pone fine alla vita di un essere umano nell’utero materno prima della nascita. È una percentuale sorprendente, e mostra che gli Statunitensi non sono divisi come la gente vuole farci pensare. In molti casi, i nostri politici appartengono ai media principali, alcuni ai massimi livelli. La maggior parte degli Americani vuole almeno una fondamentale marcia indietro circa l’aborto legalizzato.

Per questo, pur ascoltando le argomentazioni dei media principali, abbiamo visto delle oscillazioni, delle svolte, quando è stata approvata qualche legge sull’aborto. New York ha approvato il suo provvedimento sulla salute riproduttiva un paio di anni fa, e a quel punto abbiamo visto un drammatico cambiamento nella percentuale di newyorkesi che si definivano pro-vita, che guardavano quella legge e dicevano “Se è questo che significa essere pro-choice, non ne voglio sapere. È radicale”.

Dall’altro lato, dopo che l’Alabama ha approvato la sua legge pro-vita abbiamo assistito a un altro cambiamento, nella direzione opposta, perché la gente diceva “Cosa significa?” C’è tanta paura là fuori. La gente dice cose che mettono in allarme. “Una donna la cui vita è davvero in pericolo può ottenere l’assistenza medica di cui ha bisogno?” Ovviamente sì. Ma la gente non lo diceva. C’è molta disinformazione.

La maggior parte degli Statunitensi è a favore della vita. Più Statunitensi si informano maggiormente sull’aborto, parlano di più dell’aborto, pensano all’aborto, arrivano al cuore morale della questione e parlano delle vere procedure, più si rendono conto che è un abominio. Se si guarda alle ricerche, un terzo dei Democratici, il partito che chiede più aborto, si definisce pro-vita, forse non per un’abolizione totale dell’aborto, ma sicuramente vuole più restrizioni di quelle previste dalla Roe e di quelle che gli Stati prevedono attualmente.

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