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Cosa dovrebbero fare gli ordini religiosi con i conventi vuoti?

convento abandonado

derek young photography - Shutterstock

Matilde Latorre - pubblicato il 04/07/22 - aggiornato il 04/07/22

Conclusioni di un congresso svoltosi in Vaticano, in cui il Papa ha chiesto di evitarne lo smantellamento e creatività perché possano continuare a esercitare la loro missione evangelizzatrice

Cosa possono fare le religiose e i religiosi, che oggi hanno meno vocazioni ma che devono gestire edifici secolari che in molti casi hanno svolto un ruolo storico, diventando patrimonio dell’umanità?

È una delle domande più comuni per molti ordini e congregazioni religiose, e la risposta non è certo facile. Alcune monache anziane sono state addirittura vittime di speculazioni immobiliari, che hanno approfittato della loro condizione di debolezza.

La reazione del Vaticano

Papa Francesco, assistito da due istituzioni della Santa Sede, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha deciso di aiutare le comunità religiose in questo difficile compito.

Un momento importante si è vissuto il 4 e il 5 maggio, quando sono stati convocati a Roma responsabili religiosi provenienti da tutto il mondo per il congresso internazionale “Carisma e creatività”, svoltosi presso la Pontificia Università Antonianum.

Papa Francesco ha scritto per l’occasione un messaggio in cui esorta la creatività per trasformare il problema in un’opportunità, alla luce della “missione di evangelizzazione” della Chiesa “e con particolare premura verso i bisognosi”.

Tre indicazioni decisive

Per far sì che i beni delle comunità religiose rispettino gli obiettivi per i quali sono stati creati, il vescovo di Roma ha impartito tre disposizioni.

In primo luogo, ha chiesto “la catalogazione dei beni nella loro totalità e varietà (archivistici, librari, artistici mobili e immobili), come atto primario di conoscenza e quindi di studio, di tutela giuridica, di conservazione scientifica, di valorizzazione pastorale”.

In secondo luogo, il Pontefice chiede di adottare le misure necessarie per la “gestione dei beni culturali, sia per quanto concerne la loro sostenibilità economica, sia per il contributo che essi possono dare all’evangelizzazione e all’approfondimento della fede”.

Il Papa chiede ritiene infine che si debba affrontare “il riuso del patrimonio immobiliare dismesso, esigenza oggi tanto più urgente a causa non solo della contrazione numerica delle comunità di vita consacrata e della necessità di reperire risorse necessarie alla cura delle sorelle e dei fratelli anziani e ammalati, ma anche, in particolare, degli effetti dell’accelerazione del cambiamento legislativo e delle doverose esigenze di adeguamento”.

“La dismissione è causata, non da ultimo, dagli oneri economici di manutenzione e conservazione ordinaria e straordinaria a carico delle suddette comunità, soprattutto in Europa”, constata con tristezza il Papa.

Al servizi0 dell’evangelizzazione e della carità

Cecilia Cozar Castañeda, ricercatrice della Fundación DeClausura, che ha partecipato al congresso di Roma, raccogliendo le conclusioni dell’incontro ha sottolineato che “il valore spirituale del patrimonio culturale ecclesiale si basa sul suo servizio alla carità”.

Il Papa e i suoi collaboratori, ha aggiunto, trasmettono una visione di questi beni “come risorse che permettono la carità, al servizio dell’essere umano, e soprattutto al servizio dei poveri”.

Nell’enciclica Laudato si’, si dice che “prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta a uscire dal pragmatismo utilitaristico”, il che è di grande importanza, perché, conclude la ricercatrice, “gli idoli materiali offuscano il vero senso della vita”.

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