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“Su questo altare hanno assassinato i nostri fratelli”

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@Desdelafe

Jaime Septién - pubblicato il 01/07/22

I Gesuiti e i fedeli di Tarahumara si congedano da padre Gallo e padre Morita

Il nome dei due martiri di Tarahumara, i sacerdoti gesuiti Javier Campos (“Gallo”, per la sua facilità a imitare il canto dell’uccello, che usava per “annunciare” il suo arrivo nei villaggi della zona) e  Joaquín Mora (“Morita”, per il suo atteggiamento calmo e accondiscendente), saranno sempre legati al territorio degli indigeni Rarámuri, a cui si sono dedicati per decenni, fino a dare la propria vita.

Seguendo un rituale rarámuri, padre Gallo – che evangelizzava da 51 anni – è stato sepolto una settimana dopo il suo assassinio, all’ora esatta in cui è avvenuto, le 14.19. Padre Morita è stato sepolto dieci minuti più tardi in un luogo diverso, nell’atrio della chiesa di San Francesco Saverio a Cerocahui, Chihuahua.

Padre Gallo era il superiore delle tre case che i Gesuiti hanno stabilito dagli anni Sessanta del secolo scorso nella Sierra Tarahumara: Creel, Cerocahui e Samachic.

Il vero amore per gli amici

Fuori dalla chiesa di San Francesco Saverio, dov’è stata celebrata l’ultima Messa con il corpo presente, si sono riunite moltissime persone, locali e proveniente dalle zone più recondite della Sierra, che i piedi dei Gesuiti assassinati mentre davano l’estrema unzione a una persona che fuggiva dai sicari appartenenti a una banda di delinquenti guidata da Noriel Portillo Gil, un personaggio chiamato “El Chueco”, avevano percorso per anni per evangelizzare e condividere lo scarso pane dei Rarámuri.

Alcuni fedeli hanno distribuito dei volantini con la fotografia dei due Gesuiti e il passo evangelico di San Giovanni 15, 13-17: “Nessuno ha un amore più grande che dare la vita per i propri amici”. I due sacerdoti assassinati lo hanno fatto. Pur sapendo che i criminali che hanno riempito di sangue la Sierra Tarahumara erano drogati e che la loro vita era in pericolo, non hanno esitato a cercare di calmarli e a dare l’estrema unzione alla guida dei turisti della zona, Pedro Palma.

Durante l’omelia, il provinciale dei Gesuiti in Messico, padre Luis Gerardo Moro, ha sottolineato: “Su questo altare sono stati assassinati i nostri fratelli Javier e Joaquín, qui ci sono i fori delle pallottole, qui hanno offerto la propria vita per amore del popolo rarámuri e del popolo meticcio di queste terre”. Il provinciale ha poi chiesto alle autorità federali e statali “una presenza permanente per avere pace a Tarahumara”.

Basta violenza e impunità

Il vescovo della zona di Tarahumara, Juan Manuel González, si è espresso con vigore dicendo: “Basta alla violenza e all’impunità, stop alle forze del male che si travestono con pelli di pecora per strappare dalla nostra vita quei valori umani e cristiani che ci ripete tanto Papa Francesco!”

Alla fine della Messa, un gruppo di Rarámuri ha danzato accanto ai feretri, li ha incensati e li ha ornati con “la ofrenda”, il cesto con gli oggetti che li caratterizzavano in vita: “Sono simboli che ci parlano della semplicità di questi due figli di Dio, dei nostri fratelli, e oggi, a nome della Compagnia di Gesù, vogliamo offrirli come parte di questa offerta”, ha affermato padre Moro.

Le campane della chiesa di Cerocahui hanno subito iniziato a suonare, come quelle di ogni angolo della Sierra Tarahumara. Erano suoni tristi in quel territorio così aspro e lontano dalle “bontà del progresso umano”. Campane che ricordavano due martiri che hanno irrigato quella terra col proprio sangue perché vi crescano l’amore per Dio, il suo Santissimo Figlio e Sua Madre, la Vergine Maria.

Il sangue versato e i fiori del Messico

Padre Gallo e padre Morita saranno come quei fiori che descrive in rarámuri (di seguito la traduzione) la poesia dell’indigena Dolores Batista (1962-2004), intitolata Mésiko nilúame Sewá (Canzone dei fiori del Messico):

Vado a guardare i fiori

Che si levano nel campo.

Curerò diversi fiori,

proteggerò tutti quelli che ci sono,

perché i nostri monti

diventino splendidi.

Saranno sessantadue fiori,

alcuni grandi, altri piccoli,

non importa che abbiano varie forme.

Quei fiori sono le lingue

Che si parlano in tutto il Messico,

le lingue di tutti gli indigeni

che abitano il Messico;

cantando in tutte le pianure

e nei boschi,

nei passi e sulle rive dei fiumi,

cantando in tutto il Messico.

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