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L’Incontro Mondiale delle Famiglie: vita vera, non bacchette magiche – La danza indiana e la Messa cattolica –  & altro…

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DURING POPE FRANCIS mass for the 10th World Meeting of Families

Antoine Mekary | ALETEIA

i.Media per Aleteia - pubblicato il 30/06/22 - aggiornato il 30/06/22

Ogni giorno, Aleteia offre una selezione di articoli scritti dalla stampa internazionale sulla Chiesa e le questioni principali che preoccupano i cattolici nel mondo. Le opinioni e i punti di vista espressi in questi articoli non sono quelli degli editori.


Giovedì, 30 giugno 2022

1. L’Incontro Mondiale delle Famiglie: vita vera, non bacchette magiche

2. Francesco ha “insultato” i cattolici statunitensi?

3. Il futuro della Chiesa cattolica negli Stati Uniti è latino, e i programmi di ministero giovanile devono riflettere questa realtà

4. Il sinodo tedesco contamina tutta la Chiesa, e il Papa non ferma la questione

5. La danza indiana e la liturgia cattolica

1. L’Incontro Mondiale delle Famiglie: vita vera, non bacchette magiche

“Nessuna pretesa di tracciare il profilo di una famiglia o di una coppia ideale… Nessuna pretesa neppure di indicare una ricetta preconfezionata, un progetto pastorale magico capace di dissolvere incertezze, dubbi, fragilità, inciampi. Ma tante proposte sì, tante buone idee”, analizza Luciano Moia, editore del mensile di Avvenire dedicato alle famiglie, riassumendo l’Incontro Mondiale delle Famiglie che ha avuto luogo a Roma dal 22 al 26 giugno. L’editore nota il “profondo cambio di prospettive pastorali sollecitato da Francesco, ma anche al disorientamento registrato in parte della Chiesa, chiamata ad abbandonare la tranquillità rassicurante del ‘si è sempre fatto così’”. In un momento in cui il numero dei matrimoni sta crollando e quello delle separazioni è in aumento, Moia sottolinea che “era urgente, drammaticamente urgente, trovare il coraggio di indicare una strada nuova per accompagnare famiglie sempre più ferite, coppie sempre più incerte, giovani sempre meno attratti dalla prospettiva del matrimonio”. Per questo, come chiede il Papa, bisogna “lasciare da parte la teoria” e “mettere a fuoco la vita concreta delle persone”, per “capire come e dove concentrare gli sforzi pastorali per risultare più efficaci”. Alla fine, dopo questi quattro giorni di incontro, Luciano Moia vede “tante speranze”.

L’Avvenire, italiano

2. Francesco ha “insultato” i cattolici statunitensi?

Paul Baumann, senior writer della rivista cattolica liberale statunitense Commonweal, risponde alle critiche che Papa Francesco riceve dai cattolici conservatori negli USA, soprattutto il fatto che seminerebbe confusione tra i fedeli e avrebbe dovuto elevare l’arcivescovo di Los Angeles, José Gomez, alla dignità cardinalizia, piuttosto che il vescovo Robert McElroy di San Diego. Un sacerdote critico sostiene che questa decisione abbia “’insultato’ e ‘offeso’ Gomez, la gerarchia statunitense e tutti gli Americani leali alla ‘loro tradizionale fede cattolica’”. Baumann afferma che “nulla” di ciò che ha letto lo porta a credere che il vescovo McElroy abbia nient’altro “che una fede cattolica ortodossa”. Oltre a questo, sottolinea che se i vescovi e i cardinali possono discordare su molte cose, “Francesco vuole che loro e tutti i cattolici parlino in modo aperto, onesto e umile su questi disaccordi”. “Perché fingere che i cattolici non stiano lottando onestamente per quanto riguarda le questioni che circondano l’omosessualità, l’ordinazione femminile o i giudizi prudenziali sulle leggi dell’aborto?”, si chiede l’autore, sottolineando che quello che trova “poco persuasivo nei sostenitori di entrambe le posizioni di queste dispute è pensare che le risposte a queste domande siano tutte ovvie e incontestabili”. Sulla tendenza del Pontefice argentino ad essere vago e ambiguo, Baumann sostiene che questi aspetti sono “prudenziali”, e che “neanche quello che diceva Gesù era sempre immediatamente chiaro”.

Commonweal, inglese 

3. Il futuro della Chiesa cattolica negli Stati Uniti è latino, e i programmi di ministero giovanile devono riflettere questa realtà

La rivista gesuita America ricorda che i Latini rappresentano fino al 40% dei fedeli delle parrocchie statunitensi, e che questa percentuale è destinata ad aumentare, visto che la maggior parte dei cattolici sotto i 30 anni negli Stati Uniti ha ascendenza latina. Il bilinguismo inglese-spagnolo è un’importante sfida pastorale, anche se i giovani in genere parlano più facilmente inglese dei loro genitori. Le attività intergenerazionali, piuttosto che avere come obiettivo un gruppo di età, possono essere un buon modo per coinvolgere le famiglie latine, che in genere tendono a partecipare alle attività insieme in modo meno segmentato rispetto ad altre categorie di popolazione. Riferimenti a figure ben note come Sant’Oscar Romero e la devozione alla Madonna di Guadalupe sono necessarie, ma devono anche essere utilizzate per promuovere la leadership giovanile in un contesto di crescente distacco dei giovani statunitensi da qualsiasi affiliazione religiosa. La Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti deve compiere uno sforzo nel campo del dialogo interculturale.

America, inglese 

4. Il sinodo tedesco contamina tutta la Chiesa, e il Papa non ferma la questione

In un articolo sul suo blog Settimo Cielo, il vaticanista Sandro Magister deplora il fatto che Papa Francesco, consapevole dei problemi che pone il cammino sinodale tedesco da quando ha inviato una lettera ai cattolici tedeschi, nel giugno 2019, permetta che questo percorso venga “lasciato andare avanti senza più opporgli alcun freno”. Il giornalista crede che il sinodo della Chiesa tedesca corra il rischio di condizionare il Sinodo universale sulla Sinodalità, guidato dal “terzetto marcatamente progressista” composto dai cardinali Grech e Hollerich e da suor Nathalie Becquart. Il “contagio”, afferma, ha già avuto luogo in Francia, Irlanda, Svizzera e Italia, per via dell’“effetto del pratico lasciapassare” accordato dal Papa. A suo avviso, i due cardinali designati Robert McElroy di San Diego e Leonardo Steiner di Manaus sono “paladini” di questa “rivoluzione dottrinale”. Sandro Magister sottolinea anche che il cardinale Kasper mette in guardia sul rischio che “la Chiesa cattolica si trasformi in una sorta di sinodo permanente, con le domande delle base, cioè della cultura dominante, a farla da padrona”.

Settimo Cielo, Italiano 

5. La danza indiana e la liturgia cattolica

La cultura indiana della danza nella tradizionale celebrazione del Sacro Cuore? Il Gesuita e ballerino indiano padre Saju George ha portato ai fedeli di Graz, in Austria, una forma speciale di preghiera durante una Messa guidata dal suo gruppo di danza. I sette artisti, provenienti da Calcutta, indossavano gli abiti indiani tradizionali, e ornati con cavigliere hanno lodato e glorificato Dio con ogni muscolo del loro corpo. All’ingresso, lungo la navata centrale della chiesa, hanno sventolato nastri rossi e gialli a simboleggiare lo Spirito, come lingue di fuoco e grida di gioia. Per la prima lettura hanno usato gesti che esprimevano lode nei confronti del creato e del Creatore, e hanno eseguito atti simili durante la Messa. Per il media Feinschwarz i danzatori, che hanno fatto dell’animazione liturgica la propria missione, invitano a considerare di più i movimenti nell’adorazione, che rappresentano “un’altra dimensione della nostra espressione umana… oltre al canto”, visto che attraverso la danza il cuore parla più della testa. Questa forma d’arte sottolinea “qualcosa di nascosto nell’essere umano: il cuore”, insieme a emozioni come lode, gloria, paura, lamentela, tristezza, gioia… In questo modo, le danze del gruppo indiano “hanno mostrato che ciò che è più intimo può essere espresso da tutto il corpo”.

Feinschwarz, tedesco 

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