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“Non abortire mio figlio è stata la decisione migliore della mia vita”

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elisabeth roman

E. Roman

Jesús V. Picón - pubblicato il 28/06/22

Il presidente del Consiglio Nazionale della Pastorale Ispanica negli USA, Elisabeth Román, parla ad Aleteia della sua vita e avverte: “Non ci sarà cultura della vita se non ci sono aiuti efficaci alle donne tentate di abortire”

La notizia della revoca della Roe vs. Wade, che pone fine all’aborto come diritto negli Stati Uniti, continua ad avere un impatto sui cattolici ispanici e i loro leader. Aleteia ha parlato con Elisabeth Román, presidente nazionale del National Catholic Council for Hispanic Ministry, per conoscere le sue impressioni al riguardo.

Elisabeth Román sa quanto sia difficile optare per la vita e rifiutare la morte del proprio figlio e viceversa. Durante l’intervista, ha raccontato che in certi momenti, quando era una giovane studentessa universitaria, è stata tentata di abortire.

Per lei è stato molto complicato essere invitata dalle amiche ad andare in una clinica abortiva come “soluzione” del problema. Le alternative erano poche e le difficoltà tante, con un matrimonio destinato al fallimento.

Non si pente, però, di aver scelto la vita del figlio e di non averlo abortito, perché pur essendo una madre single divorziata è stata molto felice con i suoi due figli, e le gravidanze non hanno stroncato la sua vita professionale. Anzi, ha ricevuto delle borse di studio e l’aiuto di persone vicine per prendersi cura dei figli mentre assisteva alle lezioni universitarie. Altre volte andava a lezione con zaino, libri e bambini.

Elisabeth Roman

Per Elisabeth è importante che si lavori per rafforzare un sistema a livello nazionale che sostenga le donne vulnerabili e i bambini non nati, perché restano molte cose da risolvere a livello politico, giuridico e di sistema sanitario e di adozione.

La storia e la testimonianza di Elisabeth Román ci ricordano che c’è sempre un’alternativa di fronte ai problemi della vita e alle sofferenze che possono affrontare le donne incinte.

Per gli Stati Uniti è stato un giorno storico per quanto riguarda l’aborto. Cosa significa per te?

Come cattolica, come donna di Dio, come madre, come nonna, difendo la vita dal grembo maternno fino alla morte. Penso che l’aborto sia una situazione che può porre fine a una vita, ma che bisogna fare attenzione alle necessità della donna che si vede costretta a ricorrervi.

Come donna penso che sia una decisione molto traumatica, dolorosa, piena di disperazioone. Quando una donna prende quella decisione ha molte ragioni e poco sostegno.

Bisogna sostenerla, dire “Non abortire, hai chi ti può aiutare, non abortire la tua creatura. Se non la vuoi c’è gente che la vuole, ti aiuteremo”. In questo Paese, purtroppo, siamo contro l’aborto, ma una volta che il bambino è nato ce ne dimentichiamo, non vogliamo più dargli aiuti, istruzione, casa, famiglia, assistenza medica. Io sono stata una madre single e non è facile.

Diciamo che bisogna difendere la vita nel grembo materno, ma chi la difende quando ne esce? Dov’è la chiesa? Dove sono i politici? C’è gente alla frontiera che soffre la fame e cerca un rifugio, e non c’è nessuno che la aiuti. Lì entriamo in conflitto, perché le stesse persone che ti dicono “Sono contro l’aborto” sono a favore della pena di morte, e non lo capisco.

Ci sono delle contraddizioni, ma la vita si difende totalmente, dal grembo materno alla morte.

Elisabeth Román

Come crede che i cattolici e la società in generale accoglieranno le novità?

In generale la Chiesa e i cattolici le accoglieranno in modo positivo, ma la politica è un’altra storia. Viviamo in un Paese che difende i diritti dell’essere umano, e la gente pensa che la libertà includa il corpo.

Quello che non mi piace è che il tema dell’aborto sia un tema politico, perché non dovrebbe esserlo. È una decisione molto difficile, non è facile eliminare una vita dal proprio corpo. Le donne dovrebbero parlare con un sacerdote, con il medico, con la loro madre, con il loro padre, con il fidanzato, ma non con un politico.

Crede che questa decisione porterà delle benedizioni per gli Stati Uniti?

Stiamo difendendo la vita, e ogni vita è una benedizione. Questa decisione porterà conflitti, disaccordi, ma la vita è vita e bisogna difenderla. Noi che difendiamo la vita siamo più numerosi di quelli che non lo fanno.

Come madre, ha mai pensato di abortire?

Quando sono entrata all’università avevo 20 anni e un figlio di due. Due anni dopo sono rimasta incinta, ero al secondo anno di università e ho pensato “Cosa faccio con un bambino di quattro anni e uno che sta per arrivare? Come posso concludere gli studi?”

Avevo due amiche e ho detto loro che ero incinta ma non lo avevo ancora detto a mio marito, e tutte e due mi hanno detto: “C’è una clinica a cui ti possiamo portare”. Sono andata a casa pensando: “Lo tengo, non finisco gli studi, o vado in clinica con le mie amiche”.

E ad agosto mio figlio compirà 40 anni. Ho concluso il corso, ho un post-lauream, mio figlio ha un post-lauream ed è stata la decisione migliore della mia vita perché è un grand’uomo. Se fossi andata con le mie amiche sarei stata molto egoista, perché in quel momento stavo pensando solo a me.

Ci sono momenti in cui queste situazioni si presentano, arriva qualcuno che ti consiglia come hanno fatto con me. L’amore che provavo per mio figlio era molto grande. Le ho ascoltate, ma dentro di me sapevo di non poterlo fare.

Con due bambini hai continuato a studiare?

Sì. Quando ho avuto il mio secondo figlio ero al secondo anno di università, mi sono presa un semestre di pausa e la mia madrina mi ha aiutata.

All’università c’era un asilo, e quando ho iniziato a frequentarla portavo mio figlio maggiore. C’è andato fino a quando ha compiuto cinque anni.

Hai mai raccontato a tuo figlio quello che è successo?

No. Nessuno me lo aveva chiesto. In quel momento avevo un matrimonio che sapevo che non avrebbe portato da nesusna parte, ma quando Dio ti manda un figlio ti dà sempre il modo per andare avanti. A volte penso a cosa sarebbe stata la mia vita senza questo ragazzo che adoro. Non riesco a immaginare la mia vita senza mio figlio.

Elisabeth Román

So che molte persone dicono “Devo decidere io cosa fare con il mio corpo”, ma nel momento in cui c’era un altro essere nel mio corpo non era più solo mio.

Ho pensato di smettere di studiare per poter avere mio figlio, e invece non solo ho studiato, ma ho concluso il baccalaureato e quando stavo per laurearmi l’università mi ha dato una borsa di studio per un post-lauream grautito. Dio dà, sostiene sempre, risponde sempre. Mio figlio doveva stare a questo mondo perché è un essere umano splendido. Spesso lo guardo e mi dico “Ho scelto proprio bene!”

Sono la prima persona della mia famiglia ad essere andata all’università. Anche i miei due figli l’hanno terminata, e spesso mi dicono “Non so come ci sei riuscita”. Quando dovevo studiare, leggevo i libri universitari ai miei figli perché non avevo tempo di leggere loro quelli per bambini.

Ho un baccalaureato in Scienze Politiche e quando mi stavo laureando l’Università dell’Illinois a Chicago mi ha offerto un post-lauream in Amministrazione. La mia vita è stata una lotta.

Se la mia testimonianza e la mia esperienza possono aiutare una ragazza che si sente disperata, sono l’esempio del fatto che ci sono delle alternative. Dio è molto buono, la vita è vita e va valorizzata e protetta.

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