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La toccante storia di una vedova che va ad ascoltare la voce del marito in metropolitana

Margaret McCollum

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Cerith Gardiner - Francisco Vêneto - pubblicato il 28/06/22

Nel mondo, il 10% delle vedove vive in povertà, dice una ONG

Nelle stazioni della metropolitana di Londra si sente sempre il messaggio “Mind the gap”, che invita a fare attenzione al dislivello. È un messaggio che la maggior parte dei viaggiatori ascolta in modo impersonale, ma per Margaret McCollum è molto diverso, perché ascoltarlo la aiuta a ricordare il marito Oswald, morto nel 2007.

Nel 1950, Oswald ha registrato un annuncio che veniva utilizzato nella metropolitana. Dopo la sua morte, la signora McCollum, medico in pensione, andava tutti i giorni alla stazione della metropolitana per ascoltare la voce del marito.

Seduta su una panchina, la vedova ascoltava la sua voce familiare ogni volta che un nuovo convoglio arrivava alla banchina. La aiutava a vivere il lutto e le dava un po’ di consolazione.

Nel 2012 la registrazione è stata sostituita da una versione elettronica, e la signora McCollum è andata dall’impresa di trasporti londinese per vedere se potevano darle una copia della registrazione originale.

Il personale della metropolitana di Londra si è sforzato di trovare la registrazione. Il processo di digitalizzazione ha fatto sì che tutte le vecchie registrazioni venissero poste in archivi e che si dovesse lavorare per restaurare la voce.

Anziché dare alla vedova una copia, l’impresa ha fatto di più. Commossi per la storia della signora McCollum, i responsabili hanno deciso di ripristinare la registrazione di Oswald nella stazione in cui la moglie andava tutti i giorni a cercare un po’ di consolazione.

Secondo All on the Board, si tratta dell’unica stazione della metro della Linea del Nord che abbia una registrazione di questo tipo. Per ogni convoglio che entra nella stazione, il messaggio di Oswald viene riprodotto tre volte.

La situazione delle vedove nel mondo

Secondo la ONG cattolicaManos Unidas, che aiuta le vedove, il 10% delle donne rimaste senza marito in tutto il mondo vive in povertà.

Dei circa 258 milioni di vedove del mondo, 1,4 milioni sono giovani.

La ONG sottolinea che le vedove subiscono maltrattamenti e abusi sistematici in vari Paesi, soprattutto in Africa e in Asia, visto che in alcune culture vengono “accusate” della morte dei mariti. Quando restano vedove, è comune che molte vengano separate con la forza dai figli e private di beni e diritti.

Il contesto della denuncia della ONG è stata la Giornata Internazionale delle Vedove, celebrata il 23 giugno. La data è stata stabilita nel 2011 dall’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite (ONU).

La volontaria Rocío Bonet, che lavora ai progetti di Manos Unidas in Asia, registra la significativa correlazione tra la violenza riservata alle vedove e la grande diffusione del matrimonio precoce: le bambine sono costrette a sposarsi con uomini che arrivano ad avere il doppio o il triplo della loro età. In queste culture, è anche frequente che dopo la morte del marito le vedove vengano sottoposte a riti ancestrali di lutto che mettono a rischio la loro integrità fisica.

India

In India, ad esempio, le vedove “condannate dalla famiglia” finiscono a mendicare in strada per sostenere se stesse e i figli piccoli.

L’ingiustizia arriva all’assurdo: da un lato non hanno il diritto di ereditare neanche la casa in cui vivevano, dall’altro è “malvisto” il fatto che cerchino un impiego, e peggio ancora che si risposino, a meno che non sia con un parente del marito defunto.

L’ipocrisia dei presunti motivi culturali è chiaramente denunciata dalla Bonet, che dichiara che in molti casi tutto è dovuto al fatto che i parenti del marito defunto vogliono “ereditare” i suoi beni, “togliendo di mezzo” la vedova.

Africa

Le cose non vanno molto meglio in Africa, dove varie società privano le vedove dei diritti sociali ed economici e perfino della custodia dei figli, considerati solo parte della famiglia del marito defunto.

L’Africa spicca anche per le statistiche sulla quantità e l’età delle vedove: dati della Banca Mondiale dicono che il 10% di tutte le donne africane con più di 14 anni è costituito da vedove, e la maggior parte di loro affronta povertà e qualche tipo di esclusione.

Coordinatrice dei progetti di Manos Unidas in Africa Occidentale, Fernanda Castillo aggiunge che molte donne nel continente vengono contagiate dai mariti con il virus dell’Hiv e finiscono per essere ancora più emarginate a causa dell’Aids.

Molte vedove, prosegue la Castillo, vengono espulse di casa o dalla comunità con false accuse di stregoneria, perché questo è uno dei modi più facili, oltre che crudeli, di escluderle socialmente.

In questi contesti, per cercare di sfuggire alla miseria e all’esclusione totale, è comune che le vedove si arrendano al cosiddetto levirato, l’antico costume di sposare fratelli o parenti prossimi del marito defunto.

L’azione di Manos Unidas

La ONG cattolica gestisce programmi che offrono alle vedove sostegno psicologico, assistenza sanitaria, informazioni giuridiche sui loro diritti, formazione professionale e aiuto nella ricerca di un impiego.

In Burkina Faso, ad esempio, un progetto della ONG, in collaborazione con le parrocchie, ha creato un’associazione di sostegno alle vedove che promuove la creazione di reddito per loro e i loro figli.

Solo nel 2021, la ONG cattolica ha investito 4,8 milioni di euro in 70 progetti volti specificatamente a sostenere 200.000 donne, tra le quali molte vedove minacciate da povertà e ingiustizia.

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