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Quando i figli sono condannati in carcere insieme alle loro mamme

MAMMA, FIGLIO, CARCERE

Ruslan Shugushev | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 22/06/22

Una recente proposta di legge appena approvata alla Camera cerca di permettere ai figli di madri in carcere di vivere in condizioni più rispettose del loro diritto ad un'infanzia libera e serena

Su Il Post del 15 giugno scorso apprendiamo che la Camera ha recentemente approvato una proposta di legge indirizzata ad evitareche i figli fino a sei anni di età di madri condannate o in attesa di giudizio vivano con esse all’interno di un carcere.

“Non si può condannare un bambino ad una vita da recluso”

Primo firmatario il deputato Giancarlo Siani, medico e fratello di Giancarlo, giornalista napoletano ucciso dalla camorra nel 1985. In un articolo comparso sull’Espresso egli afferma che:

(…) non si può condannare ad una vita da recluso, in un momento decisivo per la sua crescita, nessun bambino, perché l’ambiente in cui vive nei primi anni influenza anche la sua vita da adulto.

(Ibidem)

Istituti a custodia attenuata

La precedente legge del 2011 prevedeva per le detenute madri con bambini fino a sei anni la soluzione delle case protette in alternativa agli ICAM: gli istituti a custodia attenuata per questa ristretta tipologia di recluse, luoghi dotati di ambienti accoglienti che devono assomigliare ad un carcere il meno possibile.

Personale senza divisa ed armi, pareti colorate

Infatti le pareti vengono colorate, il personale di sorveglianza solitamente è senza divisaed armi, sono presenti educatori per supportare le madri nella cura dei figli. Ma quella legge, tuttora in vigore, vincolava la realizzazione delle case famiglia all’assenza di oneri per lo Stato, per cui erano gli Enti Locali a doversene fare carico.

Le case famiglia protette

Per questo motivo ne sono state aperte solo due: a Milano e Roma rispettivamente nel 2016 e 2017. Quella di Roma, che è in grado di ospitare sei detenute madri si trova all’Eur, e si chiama Casa di Leda in onore di Leda Colombini scomparsa nel 2011, presidente dell’associazione “A Roma Insieme” nata nel 1991 con l’obiettivo principale di non vedere “Mai più bambini in carcere”.  

A maggio 2022 erano 18 i bambini che vivevano in carcere con le madri

Quella di Milano è nel quartiere Stadera ed accoglie cinque detenute con la loro prole provenienti dall’Icam di San Vittore. A maggio 2022, secondo i dati del Ministero della Giustizia, erano 18 i bambini che vivevano in carcere con le proprie madri: 9 nell’Icam di Lauro (AV), unico Icam autonomo svincolato da Istituti Penitenziari, 2 a Roma nella Casa Circondariale di Rebibbia, 2 all’Icam di San Vittore, 3 a Torino, 1 a Genova e 1 a Venezia al carcere della Giudecca.

Compiuti 6 anni il figlio deve lasciare il carcere

Numeri contenuti, nettamente in diminuzione rispetto al passato, ma non per questo trascurabili. Al compimento dei sei anni il bambino deve lasciare il carcere, e viene affidato su disposizione del giudice minorile a parenti, ad una famiglia affidataria o a un istituto.

La case famiglia protette sono veri appartamenti

Le case famiglia protette, diversamente dagli Icam, sono veri e propri appartamenti. La proposta di legge appena approvata elimina il vincolo dell’assenza di spese per lo Stato per la realizzazione di case famiglia protette, prevedendo la possibilità ma non l’obbligo di finanziarle.

Il fondo per accogliere le madri detenuti con bambini nelle case famiglia protette

A questo proposito, già nella legge finanziaria del 2020, grazie ad un emendamento proposto dallo stesso Paolo Siani, è stato istituito un fondo di circa 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, destinato a contribuire all’accoglienza di genitori detenuti con bambini in case famiglia protette, ma al momento nessuna Regione ha utilizzato questo finanziamento.

La nuova proposta di legge

La nuova proposta di legge elimina inoltre il comma presente in quella del 2011 circa l’esistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza tali da comportare la necessità di ospitare queste madri in un Icam piuttosto che in una casa famiglia protetta.

Questa scelta, nella nuova normativa, è di esclusivo appannaggio del giudice che può “stabilire tale misura nel caso sussistano esigenze cautelari di particolare rilevanza”.

Tutto lascia pertanto sperare che, grazie all’iter normativo iniziato con la legge 354 del 1975, proseguito con la legge 663 del 1986 (legge Gozzini), la legge 40 del 2001, la legge 62 del 2011 (che aveva innalzato da 3 a 6 anni l’età fino alla quale i figli possono vivere in carcere con le proprie madri), in tempi relativamente brevi si realizzi l’auspicio di non vedere mai più bambini all’interno delle mura, benché colorate, di un istituto penitenziario, e non essere così destinati a scontare le colpe degli adulti.  

Tags:
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