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Ecco perché Elon Musk non ha ancora acquistato Twitter

ELON MUSK

Naresh111 | Shutterstock

Mirko Testa - pubblicato il 21/06/22 - aggiornato il 22/06/22

Il miliardario lo aveva annunciato con un tweet sul suo profilo: una mossa insolita che va a confermare le sue solite stranezze

Elon Musk non chiuderà l’affare fino a quando Twitter non dimostrerà che gli account falsi rappresentano effettivamente meno del 5% del totale degli utenti presenti sulla piattaforma, come era stato inizialmente indicato. Twitter, infatti, aveva stimato che gli account falsi o spam costituissero meno del 5% degli utenti attivi sulla piattaforma, affermando che le stime si basavano su una revisione di account campione e che quindi i numeri fossero “ragionevoli”. Nondimeno, ha riconosciuto che le misurazioni non sono state verificate in modo indipendente e che il numero effettivo di account falsi o spam potrebbe essere maggiore.  

“La mia offerta era basata sul fatto che i filing di Twitter alla SEC fossero accurati. Ieri il CEO di Twitter ha pubblicamente rifiutato di provare che gli account fake o spam fossero inferiori al 5%”, ha scritto Musk sul social. “Questa operazione – ha aggiunto – non può andare avanti fino a quando non lo farà”. Il SEC, in pratica, è la CONSOB americana. Secondo il miliardario, i profili falsi e gli account bot potrebbero essere molto più alti del 20%, un numero che già rappresenta quattro volte quello indicato da Twitter.  

Grande problema di Twitter è l’affidabilità dei dati: per tre anni consecutivi ha infatti sovrastimato il numero di utenti giornalieri per sua diretta ammissione. Lo avevano liquidato come “Un errore tecnico”, ma oggi Musk, a quanto pare, non transige su questo aspetto: gli account falsi o spam devono essere eliminati con una priorità pari a quella data alla libertà di parola. Ricordiamo, tuttavia, che se dovesse annullare l’accordo, Musk sarebbe costretto a pagare a Twitter una commissione di circa 1 miliardo di dollari, uno scherzetto che gli costerebbe piuttosto caro. 

Dan Ives, tech analyst della Wedbush Securities di Los Angeles, ha commentato così l’ultima azione del miliardario africano: “Probabilmente l’accordo o andrà in pezzi, o Musk negozierà per un prezzo più basso, oppure semplicemente si ritirerà pagando la penale di 1 miliardo di dollari. E molti vedranno questa ‘scusa’ degli account falsi come un modo astuto per uscire da questo accordo in quello che è un mercato finanziario in continuo cambiamento”. 

I piani di Musk per Twitter 

Giudicando la società troppo celere nel rimuovere gli account che violano le sue regole di

moderazione dei contenuti, ha fatto scalpore dicendo che avrebbe permesso all’ex presidente Donald Trump di tornare su Twitter, una volta completata l’acquisizione. Il suo obiettivo? Garantire maggiore libertà agli utenti consentendo la pubblicazione di quanto vietato oggi. Come sappiamo, è quasi impossibile, con un procedimento giurisdizionale, verificare la liceità dei numerosi messaggi diffusi e punire quelli illeciti, per mancanza di uomini e mezzi a fronte dell’aumento esponenziale delle pubblicazioni, in primis attraverso i social network. Ecco perché gli ordinamenti del vecchio continente stanno “appaltando” sempre più ai gestori degli spazi telematici il governo del web, al fine di valutare e cancellare i contenuti illeciti. Tuttavia, un simile indirizzo, se estremizzato, genera non poche distorsioni: da un lato, lo Stato abdica almeno in parte a uno dei propri ruoli (regolare i rapporti tra i cittadini riguardo i diritti fondamentali) attraverso procedimenti definiti per legge e con le garanzie costituzionali. Dall’altro, enti privati, come le aziende che gestiscono gran parte dell’informazione online, assumono poteri che dovrebbero spettare soltanto al servizio pubblico.  

La proposta di Elon Musk sembra appunto andare in questa direzione: evitare interventi diretti sui contenuti da parte delle piattaforme se non in casi estremi, ma aumentare al contempo la trasparenza, escludendo tout court gli account bot, generati da programmi automatizzati. Ridurli renderebbe più difficile l’attività di inquinamento dei social da parte di soggetti che mirano a orientare il discorso pubblico attraverso la diffusione intenzionale di informazioni distorte, specie attraverso sistemi automatizzati. Così si potrebbe giungere a una disciplina generale nella quale la piattaforma è indotta a dotarsi di filtri per eliminare i bot e cancellare insulti, espressioni d’odio, pornografia minorile e altri contenuti illeciti, in un tentativo di governare la libertà di parola in rete.

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