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Suor Marie-Ange, religiosa down, e la gioia di aver seguito e amato Cristo 

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© Collection privée.

Giubileo della Petite Sœur Marie-Ange.

Aliénor Strentz - pubblicato il 20/06/22

Ritratto di suor Marie-Ange, una religiosa portatrice di Trisomia 21, richiamata a Dio il 14 agosto 2020 all’età di 53 anni, dopo averne passati 33 in un umile monastero della Brenne.

Suor Marie-Ange ha vissuto la propria vita religiosa in seno alla comunità delle Petites Sœurs Disciples de l’Agneau, una comunità fondata nel 1985, unica al mondo ad accogliere postulanti portatrici di trisomia 21 perché possano vivere la propria vocazione contemplativa. 

Nel suo libro Choisie pour l’éternité ! Marie-Ange et les petites sœurs Disciples de l’Agneau ([Scelta per l’eternità. Marie-Ange e le Piccole Sorelle Discepole dell’Agnello, N.d.T.] ed. Artège), Raphaëlle Simon stende un ritratto luminoso della religiosa. 

Marie-Ange è nata nel 1967, in un’epoca in cui la trisomia 21 era conosciuta e vissuta soltanto come una tara, diciamo pure una vergogna, e senza alcun accompagnamento da parte della società. In modo provvidenziale ha incontrato le Petites Sœurs Disciples de l’Agneau quando la comunità muoveva i primi passi, nel 1987. Vi sarebbe rimasta fino alla morte, nel 2020, al termine di una vita consacrata che avrebbe segnato considerevolmente quanti la circondavano. 

Le Petites Sœurs si ricordano della semplicità, della dolcezza, della gioia di vivere di Marie-Ange, e delle sue “parole buone” ispirate dallo Spirito Santo, come “vivi tranquilla”, o ancora “io sono religiosa per l’eternità”. Amano ricordarsi dei bei momenti trascorsi insieme e delle abitudini di Marie-Ange, come quella di copiare a mano interi passi dei Vangeli – un modo che usava per impregnarsi della Parola di Dio. 

Se Marie-Ange ha potuto vivere la propria vocazione in buone condizioni materiali, spirituali e fraterne, lo si deve a un entourage di spirito aperto e pionieristico nel vivere e anzi nel prefigurare il “Vangelo della vita” vaticinato da Giovanni Paolo II nell’omonima enciclica del 1995. Il santo Papa vi affermava il valore e l’inviolabilità di ogni vita umana, iscritta fin dalle proprie origini nel «piano di Dio». 

Un entourage benevolo 

L’entourage di Marie-Ange è stato benevolo, ma anche coraggioso e perfino pionieristico. Profondamente cristiana, la sua famiglia fu tuttavia duramente colpita dall’annuncio della di lei trisomia 21, e per qualche tempo si ripiegò su sé stessa. 

Fortunatamente, i genitori di Marie-Ange entrarono in contatto con il professor Jérôme Lejeune, il quale avrebbe saputo rispondere alle loro angosce e restituir loro la speranza, soprattutto con questa felice profezia: «Saprà amare meglio di noi». Compresero allora che la figlia non aveva «qualcosa in meno», bensì «un talento proprio, una nota unica da suonare nella partitura della vita». La prova non sarebbe risultata meno pesante, ma a questo punto risultava trasfigurava dalla speranza cristiana, della quale essi sapevano che non delude mai. 

Una comunità speciale 

Madre Line, fondatrice e priora della comunità delle Petites Sœurs Disciples de l’Agneau seppe, da pioniera qual era, lasciarsi guidare dallo Spirito Santo nel constatare un bisogno. Nel 1984 infatti Line Rondelot incontrò una giovane portatrice di trisomia 21, Véronique, che aveva tentato un primo ingresso in una comunità religiosa, per vivere la propria vocazione, ma senza successo. Line avvertiva un’autentica chiamata alla vita religiosa: si sentiva chiamata a realizzare la propria vocazione al servizio «dei piccoli, degli umili», dando alle persone trisomiche il loro posto in seno a una comunità speciale. Di fatto, Line Rondelot sarebbe arrivata a proporre in Vaticano una regola di vita comunitaria adattata all’handicap della trisomia 21. 

In ultimo, non dimentichiamo una personalità delle più discrete ma senza la quale la comunità non avrebbe forse mai visto la luce: padre Henri Bissonnier (1911-2004), ricercatore e professore di psicopedagogia, che per tutta la sua vita diede testimonianza del fatto che le persone portatrici di handicap mentali sono «capaci di relazioni, di progresso, di autonomia, di intelligenza del cuore e di vita spirituale». Affermava forte e chiaro: «Nel campo spirituale, la nozione di handicap non ha ragion d’essere». 

Ora che Marie-Ange è partita per il Cielo, le piccole Sorelle pregano la loro sorella di intercedere per ottenere vocazioni religiose di suore valide, per sostenere la comunità e permetterle di perpetuarsi. 

Una lezione per il nostro tempo 

Il qualificativo di “bella” non è mai utilizzato, nella nostra società, per una persona triatomica. Eppure alla lettura della vita di suor Marie-Ange è questo che viene subito in mente: è “tutta bella”, dentro e fuori. La sua santità, vissuta nella gioia di aver seguito e amato Cristo, ha per così dire cancellato i segni del suo handicap. 

Sì, Dio ama le persone handicappate mentali, le libera con la potenza del suo Amore, le invita alla santità proprio come le persone valide. 

Dio non guarda come gli uomini: gli uomini guardano l’apparenza, ma il Signore guada il cuore. 

1Sam 16,7 

La testimonianza luminosa di suor Marie-Ange ci invita a resistere alla violenza del nostro tempo, che continua a rifiutare alle persone trisomiche il diritto di vivere, o anche il “diritto di essere uomini”, secondo la bella espressione della filosofa Jeanne Hersch. 

L’esempio della Piccola Sorella Marie-Ange e della sua comunità ci richiama al contrario all’insondabile mistero di Dio, la cui preferenza va ai più “piccoli”. Così si legge nella Bibbia: «Se qualcuno è piccolo, venga a me» (Prov. 9,4), oppure ancora «Padre, Signore del cielo e della terra, proclamo la tua lode: quel che hai nascosto ai colti e agli eruditi o hai rivelato ai più piccoli». (Mt, 11,25).

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
religiosesindrome di downvita consacratavita religiosa
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