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Come cambia l’aborto: sempre più privato, sempre meno visibile

DONNA PILLOLA ABORTIVA

Pixel-Shot|Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 20/06/22

Dalla relazione sull'attuazione della legge 194 l'immagine di un baby boom continuamente negato e nascosto. Il ricorso alle pillole abortive riduce l'aborto a fatto sempre più individuale e non registrabile.

Sintesi della relazione sull’attuazione della 194

L’8 giugno 2022 sono stati trasmessi al nostro Parlamentoi dati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle IVG.

Attivo dal 1980 tale servizio coinvolge in maniera vincolante l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), il Ministero della Salute, l’Istat, Regioni e Province autonome.

Essendo un rapporto dettagliato sull’attuazione della Legge 194 dovrebbe esporre, in coerenza con la ratio “bifronte” della legge, che si propone e a tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza, tutte le azioni messe in atto a tutela e promozione della maternità, le risorse messe a disposizione delle donne in difficoltà perché potessero rimuovere le cause che le facevano propendere per l’aborto. Questa e altre osservazioni sono contenute nel comunicato stampa del Movimento per la Vita emesso in occasione della presentazione dei dati.

Quali fattori andrebbero ricercati?

È vero che si legge: «La positiva azione di supporto alla donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza” emerge dal numero di colloqui IVG che è superiore al numero di certificati rilasciati», ma è anche vero che nulla si dice delle cause che avrebbero indotto la donna ad abortire e soprattutto delle iniziative prese per rimuoverle. La modulistica per la relazione ministeriale è impostata solo in funzione degli aborti effettuati.

Movimento per la Vita, Comunicato Stampa

Burocrazia al servizio della mentalità abortiva

L’impostazione della relazione per quello che chiede e soprattutto per ciò che deliberatamente non indaga, rivela la visione che lo Stato tende a promuovere della legge 194/1978.

Interessante quindi la conseguente proposta del MpV:

Proponiamo quindi una riformulazione della modulistica che preveda: una raccolta dati sulle cause dell’aborto e sui percorsi per superarle, sulle iniziative per evitare che l’aborto sia considerato mezzo di controllo nascite, sulle alternative proposte, sulle collaborazioni con il volontariato, sugli speciali interventi effettuati dai consultori, sui bambini nati nonostante l’originaria inclinazione verso l’“interruzione di gravidanza”, sulle patologie dei nascituri che hanno portato all’aborto dopo i primi 90 giorni, sui casi di sopravvivenza dei bambini in caso di aborti tardivi, sulla collaborazione con i neonatologi, sulla diagnosi di malattia psichica della madre.

Ibidem

Impatto della pandemia su concepimenti e aborti

La Relazione sull’applicazione della legge 194 nel 2020 mostra una tendenza impressa inizialmente dall’impatto sociale della pandemia: nel primo anno, il 2020, gli aborti chirurgici hanno registrato un calo continuo, con un aumento del ricorso alla RU486.

Guardando l’andamento dei dati nei mesi della pandemia però si nota che inizialmente anche il ricorso alla pillola abortiva ha subito un calo. Erano calati in senso assoluto il numero di rapporti potenzialmente fertili e quindi anche i concepimenti a rischio di interruzione volontaria.

Gli aborti “classici” sono calati del 9,3%: si è passati da 20mila a 15mila nei tre trimestri successivi «verosimilmente a causa della pandemia da Covid-19».

La diminuzione si sovrappone al primo lockdown. Il calo è stato simile a quello dei nati, da fine dicembre 2020 a inizio 2021. Un trend simile si registra anche nella vendita della erroneamente detta “contraccezione d’emergenza”: EllaOne, la pillola dei 5 giorni dopo, e la pillola del giorno dopo (Norlevo e simili) hanno ridotto le vendite proprio nel secondo trimestre del 2020.

Nell’estate dello stesso anno però la tendenza di questi farmaci cambia: le vendite cominciano a risalire per Levonogestrel e Norlevo e per EllaOne superano i livelli pre-pandemici.

Gli aborti: calo e “invisbiilità”

Il calo del ricorso agli aborti è una macro tendenza, correlata però al dato del continuo calo di nascite.

Le IVG sono arrivate al minimo storico con 66.412 ma già dopo il 1983, anno record con 234.801 casi. La discesa sotto i 100mila è cominciata nel 2014.

La novità, dunque, resta il progressivo aumentato ricorso a modalità percepite come anticoncezionali mentre si tratta quasi sempre di aborti precocissimi e difficilmente registrabili.

Chiamare infatti le pillole del giorno o dei 5 giorni dopo “contraccettivi d’emergenza”, rendere libero e agevole l’accesso a questi farmaci, non fa che confermare nel vissuto sociale l’idea che si tratti semplicemente di intervento in extremis per impedire il concepimento mentre spesso impedisce solo che la donna e la coppia se ne rendano pienamente conto.

L’effetto delle linee guida del Ministero

Un altro fattore che ha inciso sull’aumentato ricorso alle pillole abortive sono state le nuove linee a firma del Ministro della Salute Roberto Speranza. Nell’agosto 2020 ha reso possibile l’accesso ai farmaci in questione fino a 9 settimane.

C’è un dato che sembra decisamente confermare questa correlazione: negli ultimi mesi dell’anno il ricordo alla pillola abortiva è passato da 29,6% al 42. (cfr Assuntina Morresi, su Avvenire)

Da istanza sociale a evento individuale

Una cara collega è impegnata come volontaria in un Centro Aiuto alla Vita e ci aveva già segnalato che nel loro preziosissimo lavoro si registrava un mutamento nelle modalità e nelle motivazioni con le quali le donne si avvicinano al loro servizio. Ipotizzavamo, riflettendo, che forse si sarebbe resa necessaria una revisione delle modalità di presenza e aiuto nei loro confronti.

La vera scommessa è arrivare in tempo e poter incontrare donne incinte che abbiano almeno l’occasione di misurarsi con il dramma e il “rischio” di una vita cominciata in loro.

Una strana nemesi, questa: da grande battaglia sociale e rivendicazione imposta (urlata) all’opinione pubblica per decenni, che ha usato come argomento principe la necessità di sottrarre le donne dagli aborti clandestini e che ora sembra quasi riaccompagnarle proprio lì, ma con la supervisione dello Stato. Una vera e propria tendenza alla privatizzazione dell’aborto che esaspera la solitudine da cui si prometteva di farle uscire.

Come società, osserva ancora la professoressa Morresi, perdiamo via via la possibilità di sentire l’impatto di queste decisioni nascoste e forzosamente solitarie, illusoriamente libere e prive di conseguenze. Ci resterà però la sempre più tragica evidenza del deserto che il crollo demografico significherà e già significa per tutti. A patto di non invertire la tendenza.

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