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Ramin Bahrami: sono diventato cristiano grazie alla musica di Bach

RAMIN BAHRAMI AND DANILO REA CONCERT IN ANKARA

Metin Aktas / ANADOLU AGENCY via AFP

Silvia Lucchetti - pubblicato il 17/06/22

La storia del pianista iraniano Ramin Bahrami e della sua conversione al cristianesimo attraverso l'opera di Johann Sebastian Bach: "Era una musica così celestiale che ho subito avuto l’impressione che fosse il Signore che in quel momento cantava".

Su Credere viene presentata la parabola artistica e di fede del pianista iraniano Ramin Bahrami. La sua infanzia a Teheran si snoda sotto il regime di Khomeyni e nel segno della sanguinosa guerra Iran-Iraq, scoppiata il 21 9 1980, che farà contare in 8 anni oltre un milione di morti.

L’incontro di Ramin Bahrami con Bach

Un giorno, all’età di sei anni, mentre gli allarmi aerei suonano in continuazione, ascolta un disco portato da Parigi da un’amica di famiglia. Le musiche sono quelle di Johann Sebastian Bach, eseguite dal pianista canadese Glenn Gould, e gli cambieranno la vita.  

“Avevo trovato la mia casa: il cristianesimo”

Anche tra le spine nascono le rose – afferma – mentre fuori c’era il fuoco, scoprivo Bach. Era una musica così celestiale che ho subito avuto l’impressione che fosse il Signore che in quel momento cantava. Non lo sapevo ancora ma avevo trovato la mia casa: il cristianesimo. Mi sono messo al pianoforte e ho pregato Dio di poter un giorno suonare in quel modo.

(Ibidem)
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Ramin Bahrami: quando mio padre morì suonai Schubert

Il padre, ingegnere ai tempi dello Scià e pianista egli stesso, fu incarcerato con l’accusa di essere oppositore del nuovo regime, morendo in prigione quando Ramin e la sua famiglia erano già emigrati in Europa.

L’arrivo in Italia

Il progetto iniziale era quello di recarsi in Germania, patria di origine della nonna paterna, ma il primo Paese che li accolse fu l’Italia, grazie ad una borsa di studio concessagli in seguito all’intervento della nostra ambasciata a Teheran per studiare al Conservatorio di Milano.

Ero già in Italia – ricorda – avevo poco più di nove anni quando mio fratello maggiore ci telefonò dall’Iran. Ha subito detto: è morto nostro padre. Non mi misi a piangere subito, ma feci una cosa che lui avrebbe gradito. Andai al pianoforte e suonai un Improvviso di Franz Schubert, uno tra i più lugubri e cupi della storia della musica.

(Credere)

Ramin Bahrami: il. messaggio di Cristo era già in me

E’ però sempre Bach – nelle cui note sente la presenza viva di Dio – il tramite per la sua conversione al  cattolicesimo:

In un sogno, avevo 10 anni, facevo un girotondo con accanto Johann Sebastian Bach, che non mi disse assolutamente nulla. Ho capito l’importanza del silenzio, che poi ho ritrovato nella fede cristiana (…) Questi silenzi durante le cerimonie sono altrettanto importanti delle parole scritte, perché il Signore ci parla anche con il silenzio. Mi sono detto: se un uomo eccezionale come Bach ha creato tutta questa musica per Cristo, in una maniera così completa e splendida, allora questa è la retta via. Non ero ancora battezzato, l’avrei fatto anni dopo, quando mi sono sposato, ma mi è stato chiaro di essere cristiano, il messaggio di Cristo era già in me.

(Ibidem)

La crisi esistenziale e la rinascita grazie alla fede

Il musicista confida come più tardi superò un momento di grande crisi esistenziale di ritorno dal Messico, dove era stato malissimo: aveva addirittura pensato di smettere di suonare.

“Sembrava una preghiera scritta apposta per me”

Si trovava in Veneto per tenere un concerto in chiesa:

(…) nella sacrestia di questa chiesa ho trovato miracolosamente per terra un santino di Monsignor Dominique Lebrun, l’arcivescovo  francese. Sembrava una preghiera scritta apposta per me, che non volevo più vivere. Diceva, più o meno, “Amami come sei, non importa se non sei un angelo, conosco tutte le tue miserie, amami come sei”. Ho capito che dovevo andare avanti a suonare.

(Credere)

Ramin Bahrami: “da 20 anni ho la sclerosi multipla”

Andare avanti nonostante la sua malattia che oggi considera una compagna di viaggio:

Da vent’anni ho la sclerosi multipla: per anni non ne ho parlato, poi un giorno mi sono deciso. La mia testimonianza può forse aiutare. Anche mio fratello ne soffre ma con lui è stata più invasiva. Io ho imparato ad accettarla come un’amica, non come un castigo, una presenza ingombrante che mi mette ogni momento di fronte alla mia fragilità, al limite che appartiene ad ogni essere umano. La strada è difficile ma anche stimolante: ci sono momenti in cui la gioia ti sorprende e il fatto di avere degli alti e bassi è un po’ come vivere le onde della musica stessa di Bach. C’è l’estate, c’è il sole, e quando in Germania (il pianista vive da anni con la madre 84enne a Stoccarda NdR.) risplende è qualcosa di eccezionale, ma c’è anche l’inverno, il freddo. Sono proprio questi a farci apprezzare il sole che nasce, la primavera che ritorna.

(Ibidem)

La devozione mariana

E a proposito del suo sentimento filiale dice:

Come credente io dico di avere due madri, una che si chiama Shahin Asfhar, iraniana di origini russo-turche, e l’altra che è la Vergine Maria. Guardo a questa Madre da essere umano piccolo, bisognoso di ascolto e comprensione, come a una fonte inesauribile, perché la faccio puntualmente arrabbiare, e prego spesso che Lei interceda con suo Figlio e rinsavisca questa umanità malata, senza sentimento, attraverso l’arte, la cultura, la bellezza.

(Credere)

“Prego come ci sta insegnando Papa Francesco”

Umanità che oggi attraversa un momento buio e cruciale:

Quando sono nato i miei genitori mi hanno insegnato ad amare le varie culture e farle dialogare. Per questo sono angosciato: prego come ci sta insegnando papa Francesco, l’unico ad esprimersi con chiarezza sulla guerra in Ucraina. Ho  saputo presto cosa significa avere la guerra in casa, mi esercitavo al piano e sentivo i missili nel cielo, vedevo ovunque distruzione. Dobbiamo reagire e svegliarci, percorrere la strada della pace, del disarmo, del dialogo.

(Ibidem)
Tags:
conversionejohann sebastian bachmusicasclerosi multipla
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