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“La Pasionaria recitava il Rosario con padre Llanos”

LA PASIONARIA

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Vidal Arranz - pubblicato il 17/06/22

Lo scrittore gesuita Pedro Miguel Lamet svela dettagli sugli ultimi anni di vita di una dirigente comunista spagnola e sul suo recupero della fede perduta


La Pasionaria recitava il Rosario con padre Llanos”, ha affermato questa settimana lo scrittore gesuita Pedro Miguel Lamet durante la presentazione a Valladolid del suo ultimo libro, Las trincheras de Dios, un romanzo storico in cui affronta con uno sguardo nuovo la Guerra Civile e chiede la riconciliazione.

La frase risulterà sconcertante per chi conserva di Dolores Ibárruri, detta La Pasionaria, solo il ricordo della sua condizione di storica dirigente comunista ai tempi della Seconda Repubblica. Un comunismo caratterizzato da rabbioso anticlericalismo e ateismo.

La Ibárruri, che in gioventù era stata cattolica, si era allontanata dalla fede, sostituendola con la politica. E non per una qualsiasi, ma per il comunismo radicale: lo stalinismo.

Sorprenderà un po’ meno la rivelazione, per bocca di Pedro Miguel Lamet, del suo ritorno alla fede. Durante la presentazione del libro, l’autore ha rivelato dettagli nuovi, come questo della recita del Rosario, o dell’esistenza di un biglietto che La Pasionaria inviò al gesuita José María Llanos, noto come ‘el cura del pozo del Tío Raimundo’, un sobborgo di Madrid, in cui scrisse “Ci vediamo in cielo”.

Lamet ha rivelato questo episodio sconosciuto nel 2013 in occasione della pubblicazione della sua biografia di padre Llanos, Azul y rojo, (biografía del jesuita que militó en las dos Españas y eligió el suburbio), in cui parlava della conversione di Dolores Ibárruri.

PASIONARIA-LLANOIS

“Padre Llanos era molto discreto e non parlava del tema, ma a me ha rilasciato alcune dichiarazioni quando è morta La Pasionaria – ‘La Pasionaria è in cielo’ – che hanno sorpreso molti quando sono state pubblicate”, perché sembravano suggerire che fosse in cielo per la sua militanza comunista.

“Ha detto questo quando già sapeva che si era convertita, e che era morta dopo essersi confessata”, ha ricordato lo scrittore. Risulta anche che prima di morire abbia fatto la Comunione.

Il ritorno alla fede è stato possibile grazie al rapporto speciale che Dolores Ibárruri ha intavolato con el cura del Pozo del Tío Raimundo, rimanendo affascinata dal suo impegno radicale con i bisognosi.

Padre Llanos, che era stato un modello di sacerdote franchista, diventò “rosso” per stare vicino ai suoi poveri ed essere “del popolo”. Contribuì alla fondazione delle Commissioni Operaie Marcelino Camacho, e assistette al primo incontro del Partito Comunista Spagnolo (PCE), dove arrivò a fare il gesto comunista di alzare il pugno, anche se il suo impegno personale, più che con un’idea politica, era con la sua gente. Tutto questo gli permise di stringere una grande amicizia con Santiago Carrillo e con La Pasionaria – un’amicizia che in questo caso non sarebbe stata solo di carattere politico o sociale, riguardando anche l’aspetto religioso.

“Llanos andava a trovare Dolores Ibárruri ogni quindici giorni. Diventarono molto amici, e cantavano perfino insieme inni dell’epoca come «Cantemos al amor de los amores»”, ha spiegato pubblicando la sua biografia nel 2013. “Ho trovato delle lettere che testimoniano che questa donna alla fine della sua esistenza è tornata alla fede, anche se risultava molto forte rendere pubblico il fatto che il simbolo per antonomasia del comunismo della Guerra Civile fosse morta cattolica, per cui quell’episodio doveva rimanere nel foro interno del sacerdote amico, che avrebbe custodito sempre quel segreto”.

Uno dei documenti che ha reso pubblici è una lettera del giorno dell’Epifania del 1989, quello della sua morte, in cui dice a Llanos: “Vediamo se i ‘vecchietti’ che siamo trasformano ciò che ci resta della vita in un canto di lode e azione di grazie al Dio-amore”.

Pedro Miguel Lamet ha riconosciuto che la conferma definitiva di questo particolare rapporto religioso gli è arrivato dalla nipote di Dolores Ibárruri, che un giorno lo ha cercato perché battezzasse sua madre, figlia de La Pasionaria.

“Mi ha raccontato che grazie a padre Llanos sua nonna si era convertita al cattolicesimo e che entrambi recitavano il Rosario. È stata la testimonianza definitiva, la conferma”, ricorda Lamet.

“Quello che si è verificato in questo caso è che un’esperienza religiosa che La Pasionaria aveva fatto nell’infanzia e nella giovinezza è rinata”, spiega il giornalista e scrittore gesuita, che ha approfittato dell’occasione per difendere la sua convinzione per cui “la Spagna è una miscela. Siamo tutti un po’ di una parte e un po’ dell’altra”.

“Al di sopra delle idee ci sono gli esseri umani, che sono chiamati a comprendersi”, ha aggiunto Lamet, che ha scritto il suo romanzo storico Las trincheras de Dios con l’intenzione di “apportare un granello di sabbia alla riconciliazione degli Spagnoli”, perché a causa della memoria storica “ci scontriamo di nuovo”.

“Nel momento attuale, sarebbe bene prendere coscienza del fatto che dividerci per dei cadaveri non aiuta nessuno. Bisogna crescere nell’intesa e nella riconciliazione”, ha aggiunto.

Come apporto in questo senso, Las trincheras de Dios recupera un personaggio storico poco noto ma esemplare nel suo distacco personale e impegno cristiano: il gesuita Fernando de Huidobro, considerato il discepolo prediletto di Heidegger in Germania, dove si era esiliato dopo le misure adottate dalla Repubblica nei confronti della Compagnia di Gesù.

“Quando scoppiò il conflitto, chiese di tornare in Spagna per aiutare nella zona in cui il pericolo era maggiore. Lo mandarono nella fazione nazionalista, con i legionari, ma lui aiutava tutti, e non esitava ad attraversare le linee nemiche per aiutare i miliziani feriti, il che gli procurò molte amicizie tra i ‘rossi’”.

Lamet presenta Huidobro come una terza via ecclesiale, di fronte alla visione della Chiesa come vittima – per gli assassinii e le chiese date alle fiamme – o come complice del franchismo – per il suo sostegno a posteriori al colpo di Stato contro la Repubblica. Di fronte a questo, il giornalista recupera un religioso che non esitò a denunciare davanti ai suoi generali, e anche davanti allo stesso Franco, che le esecuzioni da parte dei nazionalisti non erano giuste.

“Quello che cerco è aiutare la riconciliazione. Non ci sono buoni e cattivi. C’è brava gente ovunque”, ha riassunto.

Tags:
comunismoconversioneguerra civile spagnola
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