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Confidare in Dio quando sembra tradirci

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Max kegfire | Shutterstock

padre Michael Rennier - pubblicato il 15/06/22

Il famoso sacerdote poeta Gerard Manley Hopkins può darci qualche lezione su quale tipo di successo conta davvero nella vita


Quando ero all’università ho attraversato un periodo buio, depressivo. Per via dei miei problemi di salute mentale avevo difficoltà a dormire, e rimanevo sveglio fino a notte fonda a leggere libri di filosofia, crollando poi per qualche ora per trascinarmi a una lezione la mattina presto in cui mi appisolavo mentre cercavo di prendere appunti.

Studiavo Teologia, ma stavo sviluppando grandi problemi con la mia eredità pentecostale. Non volevo più diventare pastore pentecostale, e anche se studiavo la Scrittura tutto il giorno mi rifiutavo di andare in chiesa il fine settimana.

Mi sentivo tradito da una serie di scandali che avevano colpito le chiese e i pastori in cui confidavo, il che mi portava ad avere un atteggiamento cinico e impotente. Andavo alla deriva, isolandomi dagli amici. Mi sembrava che Dio mi stesse tradendo e che il mio futuro fosse decisamente nebuloso.

La prospettiva di successo di Hopkins

Uno dei miei poeti preferiti è Gerard Manley Hopkins. Anche lui aveva la vocazione a diventare pastore ed è poi diventato sacerdote gesuita, e anche lui ha lottato con la depressione. Parte del problema era per lui il fatto che per diventare sacerdote cattolico doveva prima lasciarsi indietro la fede anglicana della sua infanzia.

Nell’Inghilterra della metà del XIX secolo, la maggior parte della gente professava la religione anglicana. Per convertirsi, doveva lasciare Oxford e rinunciare alla sua promettente carriera. Ha finito per sentirsi solo e isolato. Anche dopo essere stato ammesso nella Compagnia di Gesù, era considerato una sorta di outsider dai Gesuiti più “operativi”.

Hopkins non ha avuto particolare successo come parroco, ed è sempre finito in parrocchie che superavano le sue capacità. Alla fine, quando i suoi superiori non sapevano cos’altro fare di lui, è stato assegnato all’insegnamento nella lontana Catholic University di Dublino, dove leggeva i compiti degli studenti fino a tarda notte e quando gli occhi non reggevano più.

È morto lì, in una sorta di esilio da casa, a 44 anni per una febbre. Hopkins ha avuto sicuramente dei momenti oscuri, ma a differenza di me non ha mai pensato che Dio lo stesse tradendo.

La decisione di cambiare

Dopo qualche anno in cui mi sono sentito molto giù, ho deciso di cambiare il mio atteggiamento. Non potevo cancellare magicamente la depressione, ma potevo prendermi cura di me stesso e reagire in modo diverso a quello che mi infastidiva.

Ero così ferito dalle mancanze che venivano scoperte nella Chiesa pentecostale – pastori che avevano delle relazioni, tele-evangelizzatori che si appropriavano indebitamente del denaro, doppi standard ovunque – che stavo trasferendo quelle lamentele a Dio. Sembrava che mi stesse tradendo in tutto quello che contava. Forse Lo avevo deluso, o semplicemente non ero amabile.

Mi sono tuttavia reso conto del fatto che anche se il trauma era reale, il mio atteggiamento non doveva contribuirvi. Era davvero una questione di prospettiva. Avevo un punto di vista egocentrico e filtravo tutto sulla base del modo in cui influiva su di me a livello personale.

Concentrarsi sul bene

Spesso Dio sembra tradirci perché ci concentriamo sugli aspetti negativi o dimentichiamo quelli positivi. Siamo influenzati dal momento presente, ci distraiamo facilmente, e nelle nostre valutazioni ci fermiamo alla superficie. Per questo non capiamo bene cosa sia davvero la fedeltà, cosa significhi compiere una scelta ragionevole e attenervisi.

Nella mia situazione, dimenticavo quanto Dio mi avesse benedetto in passato, e come mi fosse rimasto accanto nei momenti difficili. In modo irragionevole, Lo biasimavo per qualsiasi cosa che non era perfetta nella mia vita, e trascuravo la Sua fedeltà.

Una volta che mi sono concentrato sul bene che si verificava nella mia vita anziché sulle cose negative, il mio approccio è decisamente cambiato. Mi sono fidanzato con una splendida ragazza di cui ero innamorato (e lo sono ancora), ho preso buoni voti, amavo le lezioni, ero in salute e avevo amici e familiari che tenevano a me.

Anziché affondare nella depressione ho deciso di essere proattivo. Ho trovato una bella chiesa episcopale vicina e ho iniziato ad adorare lì, trovando guarigione spirituale. Alla fine sono diventato episcopale, sono andato in seminario e sono stato ordinato pastore. Dopo una serie di anni felici, per varie ragioni che facevano essenzialmente parte della mia continua crescita spirituale sono diventato cattolico. Guardando indietro, non penso che la mia felicità attuale sarebbe esistita senza la lotta di quegli anni universitari che hanno formato e modellato la direzione che ha preso la mia vita. A questo riguardo, sono stati davvero degli anni felici.

Sta tutto nel modo in cui si guardano le cose

Pensavo che Dio mi stesse tradendo quando invece mi ha tenuto tra le Sue braccia per tutto il tempo. All’epoca non guardavo in modo abbastanza approfondito da rendermene conto, ma oggi, a decenni di distanza, riesco a vedere che Dio non mi ha mai abbandonato, neanche nei miei momenti più bui.

Hopkins ha avuto un periodo difficile che è durato molto più del mio. A prima vista, il suo ministero aveva meno successo, aveva meno amici e la sua famiglia lo sosteneva di meno, e tuttavia è stato uno splendido poeta. Ha guardato in profondità nel cuore della creazione e ha scoperto l’amore di Cristo. Poi, con un talento e un’ispirazione senza paragoni con qualsiasi altro poeta prima o dopo di lui, ha descritto ciò che aveva trovato.

Ha creato la bellezza, una bellezza straordinaria che spezzava il cuore e di una vulnerabilità e una passione tali che ancora oggi le sue poesie mi fanno venire regolarmente le lacrime agli occhi. Non ha mai preso la strada facile di lamentarsi con Dio per averlo tradito. Non ha mai gettato la spugna, e ha continuato la sua opera di pastore e di poeta. E poi, sul letto di morte, ha dichiarato varie volte “Sono così felice!”

Non è una dichiarazione di diniego. Hopkins sapeva che non aveva avuto successo nel modo in cui questo viene in genere misurato, e sapeva anche che combatteva con la malinconia. In una poesia, si paragonava a una nave che affondava in mare, ma anche così sapeva che Dio non lo aveva mai tradito, e scriveva:

“Sul mio ponte che affondava brillava/ Un faro, un raggio eterno”. E poi, improvvisamente, “Sono tutt’a un tratto quello che è Cristo, / poiché Lui era quello che sono”.

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