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80/80: il segreto delle coppie felici

PAŃSTWO LINDZIŃSCY

fot. Pani Krystyna Afeltowicz

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 15/06/22

Qual è il segreto di un rapporto felice nel matrimonio? Nate e Kaley Klemp hanno effettuato uno studio con centinaia di coppie e affermano che l'uguaglianza nel matrimonio conduce solo una compromesso insoddisfacente, mentre il modello 80/80 è la chiave per una relazione duratura

Nate e Kaley Klemp hanno avuto successo nella loro carriera come consulenti delle principali imprese statunitensi. Il loro lavoro come esperti di leadership era però spesso relegato in secondo piano quando tornavano a casa la sera. La maggior parte delle volte discutevano della vita familiare, e continuava a emergere lo stesso punto di discordia, rivendicato da entrambi: quello dell’uguaglianza dei coniugi. Come molte coppie, Nate e Kaley credevano in un modello in cui entrambi i coniugi contribuiscono allo stesso modo. Nella realtà, però, hanno visto che quell’equilibrio ideale era quasi impossibile da raggiungere. Partendo da questa frustrazione, è nata l’idea del cosiddetto modello di matrimonio “80/80”, un modello che equilibra matrimonio, famiglia e carriera e che espongono nel loro libro The 80/80 Marriage (Il Matrimonio 80/80).

Basandosi su oltre un centinaio di interviste a coppie di tutte le fasce sociali, Nate e Kaley identificano quello che non funziona davvero nella vita matrimoniale. Pongono una domanda: la chiave per una relazione felice e duratura è davvero la condivisione dei compiti in tutti i settori allo stesso modo? Ecco la loro risposta: il principio dell’uguaglianza sistematica conduce solo a un compromesso insoddisfacente. Per questo, propongono un nuovo modello per le relazioni coniugali basato sulla generosità radicale.

50/50: un compromesso insoddisfacente

“La battaglia quotidiana per la giustizia ha quasi posto fine al nostro matrimonio”, confidano Nate e Kaley nell’introduzione del loro libro. “La quantità di tempo ed energia che abbiamo consumato con argomentazioni su chi faceva di più e chi faceva di meno era eccessiva”, scrivono. È per questo che hanno voluto analizzare la questione in modo approfondito, con un’indagine seria.

I ricercatori dicono che tutti gli interpellati sono stati unanimi nel dire che si spesso si sentivano esausti per la vita quotidiana e la necessità di cercare di conciliare il matrimonio con la paternità/maternità, oltre a doversi prendere cura dei genitori anziani e del lavoro. Quasi tutti hanno detto che la pressione della vita quotidiana pesava sulla loro relazione. C’erano coppie che sembravano avere un matrimonio perfetto, quelle che stavano attraversando una crisi e altre che avevano divorziato di recente. “Abbiamo cercato di essere coppie perfette, mentre tentavamo di accompagnare il ritmo vertiginoso della vita. E ancora sogniamo l’uguaglianza”, ha detto una delle coppie intervistate dagli autori dello studio.

“Il risultato? È a causa del sogno di una cosiddetta condivisione egualitaria che le coppie discutono. E man mano che il tempo si esaurisce, la tensione aumenta. Con l’aumento dello stress, la battaglia coniugale diventa sempre più tossica man mano che allontana le persone”, spiegano i ricercatori. Paradossalmente, il modello dominante del “50/50” mette i coniugi uno contro l’altro, in un tentativo di superarsi a vicenda a livello di argomentazioni, anziché incoraggiarli a compiere sforzi nella loro vita coniugale e familiare. Al centro del principio del “50/50” c’è, in realtà, una mentalità che potrebbe essere simboleggiata dalla frase “Quando tu vinci, io perdo”. Funziona molto bene negli affari o nello sport individuale, in cui l’obiettivo è competere con gli avversari per vincere. Nel matrimonio, però, è un disastro, spiegano gli autori nel libro. Come risultato, questo approccio competitivo porta al risentimento, che finisce per prendere il posto dell’amore.

Per Nate e Kaley Klemp, il modello “50/50” porta a un paragone costante degli sforzi l’uno dell’altro, che si riassume in una specie di tabellone segnapunti: chi fa di più, chi ha più lavoro, chi pianifica le cose, chi si prende cura dei bambini, chi si assenta dal lavoro per rimanere a casa con un bambino malato… Come si scopre ciò che è giusto? Sembra difficile. Ed ecco che la coppia di ricercatori abbozza un’idea per una coppia sostenibile: il modello “80/80”.

80/80: generosità radicale

Cos’è il modello 80/80? Se questa equazione matematica è impossibile, nel rapporto matrimoniale è piuttosto fattibile. “L’unico modo per liberarsi dalla pressione della condivisione equa nella relazione è puntare a qualcosa che sia molto più grande e più radicale”, dicono i ricercatori.

Il motto del modello 80/80? “Quando tu vinci, vinco anch’io”. Passare da un modello 50/50 a un modello 80/80 significa sostituire la ricerca della giustizia con una generosità radicale. Significa sforzarsi all’80% per mettere gli obiettivi comuni davanti ai propri, ovvero passare da “io” a “noi”, cioè dal successo individuale al successo comune.

Quando la coppia si sincronizza in questo modo, diventa creativa e produttiva con un senso di intimità più forte, dicono Nate e Kaley. Scegliendo questo modello 80/80 di generosità radicale, i coniugi smettono di sprecare energia in discussioni inutili, in cui ciascuno cerca di far valere il proprio punto di vista. Al posto di questo, si concentrano su obiettivi comuni che li rendono entrambi migliori: allevare i figli, raggiungere una stabilità finanziaria, avere progetti costruttivi e prendersi cura l’uno dell’altro. Il coniuge diventa quindi un compagno di squadra e un amico il cui obiettivo non è avere ragione, ma sostenere, amare e aiutare l’altro.

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