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I grandi fondali marini, un dono fatto all’umanità 

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Shutterstock I Yuki Matsushita

Tugdual Derville Tugdual Derville - pubblicato il 10/06/22

La Giornata Mondiale degli Oceani, celebrata l’8 giugno, punta a richiamare il ruolo degli oceani come fonte di vita ovunque nel mondo. Co-fondatore di Courant pour une écologie humaine [Corrente per un’ecologia umana, N.d.T.], Tugdual Derville ci fa scoprire l’incredibile ricchezza dei grandi fondali marini, uno spazio praticamente vergine ma fragile, che copre più del 62% del pianeta.

Reso pubblico alla vigilia della Giornata Mondiale degli Oceani, celebrata lo scorso 8 giugno, il Rapporto della Fondazione del mare sui grandi fondali marini è appassionante: esso offre ai lettori un’immersione nella parte meno nota – e la più promettente – del pianeta, gli abissi. 

Le cinquanta pagine del rapporto, compilate in partenariato con Advention, permettono di fare il punto su quel che accade negli oceani al di sotto dei mille metri di profondità, vale a dire su un’area pari al 62% della crosta terrestre. L’acqua li copre in media per più di quattro chilometri di profondità: la più profonda fra le fosse note scende fino a 11mila metri sotto alla superficie. Un robot vi ha già trovato… un sacchetto di plastica. La scoperta deve dare un segnale d’allarme: oltre i mille metri è buio pesto, la pressione è letteralmente “abissale” e la temperatura stabilmente fredda (attorno ai 4°C), salvo eccezioni, e, sempre salvo eccezioni, la vita è molto meno variegata che nei primi mille metri. Questa si sviluppa infatti soprattutto verso la superficie, lì dove penetra la luce. 

La Francia in prima fila per i grandi fondali 

Si sapeva già che la Francia aveva guadagnato una medaglia d’argento, fra tutti i Paesi del mondo, per la superficie delle sue «zone economiche esclusive». Esse si estendono attorno al resto del suo impero, disseminate un po’ dappertutto sul pianeta: terre australi francesi, la Réunion, Mayotte, Polinesia francese, Nouvelle Calédonie, Wallis & Futuna, Antille francesi, Saint-Pierre & Miquelon, Clipperton… Il recentissimo rapporto rivela che la Francia è passata in testa alla classifica per quanto riguarda i “grandi fondali”, con una superficie di 9,5 milioni di km2 – siamo nell’ordine di grandezza della superficie dell’intero continente europeo! 

La parola d’ordine che ne trae il think-tank è “responsabilità”. Prima di sfruttare, col rischio di provocare danni irreparabili, conviene esplorare – e in modo prudente, metodico. Ci attendono molte sorprese: largamente inesplorato, il fondale degli oceani è meno conosciuto della superficie della Luna. Evidentemente esso offre straordinarie riserve di risorse per l’umanità. L’appetito degli industriali per le terre rare punta da tempo alle specifiche geologiche dei fondali marini; sono noti i noduli polimetallici che innervano immense zone delle pianure abissali – non superano di solito i dieci centimetri, e queste concrezioni sono rimpinzate di molti metalli… 

Esistono anche zone di incrostazioni cobaltifere: anche queste sono spesse una decina di centimetri, e ricoprirebbero il 2% dei grandi fondali marini. La lentezza del loro modo di formazione spiegherebbe l’interessante presenza di cobalto, ma anche di platino. Meno noti, si evocano stupefacenti “laghi sottomarini” fatta di un’acqua dalla salinità assai elevata, che non si mescola con gli oceani sovrastanti. Sono inventariate anche le “infiltrazioni fredde”, dove si sviluppano batterî ancora mal conosciuti e organismi interessanti, che sembrano capaci di resistere alla tossicità del petrolio. A complemento delle fratture e delle fosse, si segnalano molteplici canyons, che supererebbero i 2mila metri di altezza (andando fino ai 5mila!) e sarebbero attraversati da correnti rapidissime, fino ai 70 km/h. 

Mille vulcani sottomarini 

Certamente il fondale sottomarino è segnato dal vulcanismo. Mille vulcani sottomarini sarebbero ancora in attività. Si scopre che in fondo al mare possono restare “prigioniere” vicino a loro delle falde di acqua caldissima (fino ai 500°C!) che resterebbe liquida per via dell’estrema pressione circostante. 

Le diverse concrezioni vulcaniche verticali albergano ricchi ecosistemi che sfidano la ragione, con dei micro-organismi detti “estremofili” (che amano le condizioni estreme) e i loro predatori. Si pensa di scoprire in fondo al mare le medicine del futuro, specialmente le nuove generazioni di antibiotici, di cui l’umanità ha grande bisogno. Molti brevetti farmaceutici sono già stati depositati a partire da organismi scoperti nelle sorgenti idrotermali. 

In via generale, il fondo dei mari è meno morto di quanto si sia lungamente pensato. L’intensa pressione obbliga gli organismi viventi ad adottare una consistenza liquida o gelatinosa… I tre quarti degli organismi viventi in fondo al mare generano la propria luce mediante “bioluminescenza” chimica. Lì dove la fotosintesi è impossibile, la chemiosintesi le dà il cambio per produrre energia. Il rapporto della Fondation de la mer descrive anche gli strani ecosistemi, tanto ricchi quanto effimeri, che si formano intorno ai 10 km attorno ai cadaveri dei grandi pesci e dei cetacei che toccano il fondale. 

Ancora più delle terre rare – che non saranno più tali, se si arriverà ai giacimenti sottomarini, ma che resteranno non rinnovabili –, la biologia sottomarina promette straordinarie scoperte in fatto di risorse rinnovabili, perché riproducibili. Bisogna precisare che si stima che il 90% delle specie animali viventi nel mare non sia mai stato repertoriato dall’uomo! 

Una concezione religiosa delle profondità 

Da più punti di vista, i grandi fondali appaiono oggi all’umanità una specie di Eldorado. Attenzione, però: prudenza! Uno sfruttamento selvaggio o smisurato delle materie prime del fondale oceanico potrebbe destabilizzare tutti quegli ecosistemi – alzando troppa polvere, inducendo perturbazioni irreparabili mediante gli impianti di estrazione che potrebbero andare a inquinare anche fino a molto distante dalle zone di prelievo. 

Nel momento in cui la presa di coscienza della fragilità del pianeta è finalmente generalizzata, la natura offre all’uomo contemporaneo un dono presentandogli uno spazio praticamente vergine che copra la maggior parte della crosta terrestre. Gli oceani costituiscono del resto – secondo gli esperti – il cuore del sistema climatico, che la loro inerzia regola ritardando la catastrofe. 

Se si sfruttano alcuni grandi fondali, raccomanda la Fondation pour la mer, bisognerà dunque creare dei “santuari delle profondità” e collegare fra loro quelle zone mediante dei «corridoi biologici sottomarini». Al di là delle “zone di esclusività”, inclusi nei territori delle nazioni che le possiedono, l’essenziale dei fondali marini appartiene a tutti, soprattutto alle generazioni future. Difendere gli interessi di quanti non sono ancora nati è un principio-chiave dell’ecologia umana. La Fondation pour la mer auspica logicamente che sia rinforzata l’Autorità internazionale dei fondali marini, l’istanza oggi incaricata di gestire e preservare questo immenso patrimonio comune dell’umanità. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
abissoecologia integraleecologia umanamarescienza
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