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Merce Vallenilla: il dolore non ti rubi l’amore

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@mercedes.vallenilla.psicologa

Lucía Chamat - pubblicato il 10/06/22

Pur se affetta da una malattia incurabile da anni e avendo sperimentato il culmine del dolore umano, è sempre felice. Ecco la sua testimonianza e il legame con un'organizzazione di psicologi cattolici che accompagnano pazienti in ogni parte del mondo

Merce Vallenilla non ricorda cosa significhi vivere senza dolore. In 29 anni di malattia, è stata cinque volte sul punto di morire, è stata sottoposta a 17 interventi e ne ha altri in programma, ha ricevuto più di 50 anestesie e sofferto di sei sindromi. Nonostante questo, non ha mai perso la fede, e appare sempre serena e felice.

In mezzo a tanta sofferenza anche lei ha dubitato, pianto e gridato a Dio, ma sono state situazioni passeggere. Le lacrime di impotenza, disperazione e dolore sono diventate lacrime che sgorgano dall’amore.

Per grazia di Dio è ancora viva, ha un marito che chiama “il mio San Giuseppe”, due figli meravigliosi e, cosa più importante, serve gli altri con la Psicologia Cattolica Integrale, un metodo di assistenza in cui combina psicologia e spiritualità cristiana, tra le quali c’è stato un divorzio storico.

La sua vocazione si è concretizzata di recente con la nascita del suo grande progetto professionale: Intercath Psychology (www.intercath.org), un’organizzazione di psicologi cattolici che accompagna in modo virtuale i pazienti in qualsiasi parte del mondo.

Una malattia molto rara

Merce, venezuelana di nascita e di nazionalità messicana, è laureata in Psicologia con specializzazione in Psicologia Sociale presso l’Universidad Central del Venezuela. Ha anche un post-lauream in Scienze della Famiglia presso l’Istituto Pontificio Giovanni Paolo II ed è candidata al dottorato in Psicologia presso l’Università Marista di Guadalajara.

Ha raccontato ad Aleteia che potrebbe scrivere intere enciclopedie sulle sue diagnosi, gli esami e le prescrizioni mediche che ha ricevuto. Quello che ha scritto davvero sono centinaia di interventi a conferenze, articoli e quattro libri diventati una grande fonte di aiuto per chi li legge.

La sua malattia è iniziata il giorno in cui è nato il figlio maggiore, Laureano, e le è stata diagnosticata un anno dopo quando con il marito Carlos Eduardo viveva nelle Filippine, dove sono andati come missionari, per lo stupore di parenti e amici.

Nella sua conversazione con Aleteia, Merce ha spiegato che “la sindrome di Sheeham è una malattia molto rara che colpisce solo gli indigeni e può essere diagnosticata solo quando gli organi sono molto danneggiati”. “In poche parole, la mia ipofisi è imputridita perché mi è mancanto l’ossigeno al cervello al momento del parto, e sono andata nelle Filippine sapendo che avevo qualcosa ma convinta di essere ipocondriaca. Poi ho iniziato a sentirmi malissimo, mi hanno visto 33 medici in Venezuela e nessuno sapeva cosa avessi”, ha ricordato.

Lasciare tutto per Dio

Merce e il marito hanno lasciato il loro Paese dopo aver venduto tutto quello che avevano, anche la casa che stavano costruendo, perché hanno sentito entrambi la chiamata di Dio a servirlo. Nelle Filippine hanno lavorato con il cardinale Jaime Sin e vivevano letteralmente di carità, ma erano pieni di felicità. Dopo sei mesi di vita missionaria, lei ha avuto un collasso ed è stata sul punto di morire.

“E allora mi sono infuriata per il tradimento di Dio. Com’è possibile che io abbia lasciato la metà della mia vita, il mio nome, il mio cognome, i miei beni… e a 25 anni mi dicono che mi restano dieci anni di vita perché tutti gli organi si danneggeranno, e di fatto si sono danneggiati, perché non c’è chi li regoli? Non potevo lavarmi da sola, non potevo giocare con mio figlio, dopo essere stata una sportiva con grandi risultati, autosufficiente, e la missionaria che camminava per sei ore nella foresta”.

In questa situazione, un giorno si è lamentata con Carlos perché non le aveva asciugato la schiena, e lui ha risposto con tutto l’amore possibile: “Dove sei finita? Il dolore ti sta rubando l’amore”, frase che l’ha tirata fuori dalla crisi e in seguito ha usato come titolo del suo terzo libro.

Tutte le sue sicurezze sono cadute nel vuoto, Dio ha iniziato a glorificarsi e lei a dirgli “Parla, Signore, che la tua serva ascolta”. Ed è lì che si è abbandonata: “Ok, Signore, lo accetterò. Mi hai tradita, ma se Tu non mi dai un’altra volta senso non potrò farcela”. “Lo Spirito mi ha risposto: ‘Offrilo per i sacerdoti e le vergini consacrate’. Cosa? Che spreco! Perché non soffrire per i bambini africani? Non si capiva ancora la necessità di pregare per loro, ma poi l’ho capita e offro tutto per loro”.

Le chiavi: preghiera e servizio

La gente non crede al dolore costante in cui vive questa donna ammirevole, perché non si comporta da vittima e non si vede malata. È sempre allegra e spontanea. Merce assicura di esserci riuscita grazie alla preghiera profonda e alla vocazione al servizio, che le ha impedito di centrare la sua attenzione sulla malattia.

Ha trascorso 103 giorni in un ospedale senza vedere i suoi figli, e in questo lasso di tempo i capelli di suo marito sono passati da neri a completamente bianchi per l’angoscia. Merce ha avuto delle trombosi, le è stato ricostruito l’apparato digestivo, la sua colonna vertebrale ha subìto un incidente automobilistico e lei ha sperimentato il culmine del dolore umano.

Carlos è stato il suo sostegno, la sua motivazione e il suo appoggio incondizionato, rimanendo con lei in ogni momento. Anche se nessuno scommetteva sul loro fidanzamento, è un marito meraviglioso, come lei dice continuamente. Mentre Merce si dedicava a servire i più bisognosi e preferiva accorrere al Santissimo nel vuoto esistenziale che provava nell’adolescenza, lui era rivoltato e un “pazzo”.

Dio, però, aveva i Suoi progetti. Carlos ha insistito tanto che Merce ha finito per innamorarsi di lui perché ha visto “la sua anima buona”, ed effettivamente lui ha vissuto un processo di conversione e donazione totale a Dio.

Si sono sposati quando lei aveva 22 anni e lui 24, e poco dopo è iniziato il calvario che li ha uniti come sposi e genitori e in cui non è mai mancato l’amore.

Nonostante la diagnosi di infertilità, quando si sono trasferiti dalle Filippine al Messico hanno vissuto un altro miracolo con la nascita della figlia Andrea, in mezzo a tanti rischi per entrambe. “La scienza ha emesso un verdetto sulla mia fertilità, ma la generosità di Dio ha parlato più forte”.

La prova più dura

Contra ogni pronostico, Merce non solo è sopravvissuta quasi trent’anni, ma ha aiutato migliaia di persone grazie alla sua professione. È stata pioniera nell’assistenza psicologica virtuale, molto prima della pandemia di coronavirus, e nel maggio di quest’anno ha visto Intercath iniziare a operare dopo due anni di preparazione costante. Lei è il CEO, il figlio il suo braccio destro. C’è un gruppo di esperti cattolici di vari Paesi che lavorano con impegno e per vocazione sulla base della fede.

Quest’anno è arrivata anche una prova complicata, “il momento più duro e difficile della nostra vita”. Lo ha raccontato così sulle sue reti sociali (Instagram: @mercedes.vallenilla.psicologa): “La persona che amo di più a questo mondo, mio marito Carlos, ha il cancro”.

Nei loro 30 anni di matrimonio stanno affrontando insieme le gravi malattie che li hanno colpiti, ma continuano a sorridere tra le preoccupazioni e chiedono un miracolo alla beata Conchita Cabrera.

“Non siamo masochisti. Sono malata da 29 anni, e dopo aver visto che avrei potuto morire 5 volte finisci per capire che è solo Dio che ha il potere di dare e togliere la vita”, ha scritto di recente Merce.

Ora lei e Carlos si accompagnano alle visite mediche. Lei ha avuto l’opportunità di stare dall’altro lato del letto in ospedale, tenendogli la mano come lui ha fatto tante volte con lei.

“C’è una cosa che non cambierà mai da quel giorno in cui siamo stati sull’altare: l’amore che proviamo, che in definitiva è l’unico capace di trascendere tanto dolore perché l’amore resti così intatto. E questo lo può fare solo l’amore basato su Dio”.

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