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Enzo Piccinini: una straordinaria intensità di vita (VIDEO)

ENZO, PICCININI

Fondazione Piccinini

Paola Belletti - pubblicato il 10/06/22

La tensione alla felicità, la fede in Cristo presente nella storia e nella realtà così come si propone, il suo modo di vivere la professione, la paternità, l'amore alla moglie. Tutto, in Enzo Piccinini, era radicale. Ma solo come risposta ad un amore che lui per primo riceveva.

Sono tra i tanti che hanno avuto la grazia di conoscerlo. Enzo Piccinini seguiva gli universitari di Bologna, quelli del CLU per intendersi, e io, come altre centinaia di studenti degli anni ’90, ne facevo parte.

La sua fama di santità continua a crescere, le grazie che tanti raccontano di aver ricevuto per la sua inconfondibile intercessione (ricordo di qualcuno che lo ha sognato vestito “da calcetto”, con un piede sul pallone) non cessano di arrivare.

Vedere Enzo Piccinini nei semi piantati e cresciuti in tante vite è una sorpresa di cui, in tanti credo, non ci stupiamo se non per esprimere gratitudine.

Per chi lo ha conosciuto negli anni dell’università, lo ha goduto e anche patito nella sua incoercibile passione, nel suo entusiasmo radicale e febbrile è solo una conferma saperlo, ora, ancora più vivo e più amico.

Aveva una perenne urgenza, quasi una fretta: non si doveva perdere tempo nemmeno nelle cose più leggere. Se Cristo è presente e vivo ora ed è la sola strada per essere felice, cosa c’è ancora che ci possa trattenere? E chi di noi non fa tutto, in fondo, nella speranza di essere felice?

In lui questo era evidente praticamente sempre. A pensarci ora e nel rivedere questo bel servizio realizzato da E-TV pe Tracce d’Infinito mi pare di riconoscere proprio questa tensione che da naturale e incolta si era fatta profonda, educata (non ammansita!), messa al servizio di una Verità che finalmente gli era venuta incontro.

E così, il suo tendere sempre alla felicità, è diventato l’opposto di ciò che ci si aspetta da vecchi e nuovi edonisti: non pensava ad accumulare esperienze che lo gratificassero senza lasciare traccia. Cercava di scorgere ovunque e in chiunque i tratti di quel Cristo che finalmente gli stava svelando il Suo volto. E così scopriva il proprio.

Con noi giovani era intransigente ma paterno, persino tenero a volte, soprattutto commosso per l’umanità che riconosceva in te, ragazzotto sprovveduto, e tu ancora non stimavi come lui era assolutamente certo che meritasse. E si addolorava se non te la giocavi fino in fondo, come faceva lui.

Non ammetteva alternative, ma pazienza ne aveva, come Dio l’aveva avuta per lui, soprattutto attraverso Don Giussani.

Grato per avere incontrato la Chiesa cercava di accordarsi con il cuore altrui perché sapeva che in ognuno risuona lo stesso “La”. Era quasi curioso di capire come e quando il Signore si fosse fatto riconoscere nelle vite di chi incontrava.

Però devo ammettere che metteva anche a disagio, proprio per tutto quello che ho detto prima. Se il tuo cuore è fatto per la bellezza, la giustizia, la bontà, la felicità; se Cristo è vivo, presente e riconoscibile in questa compagnia che si chiama Chiesa, allora perché tergiversi, perché non dai tutto? Sentivi di non avere scuse, in fondo.

Mi è appena tornato in mente un episodio da nulla. Non capitava mai, ma una volta andai con una cara amica, insieme a Enzo, a trovare della sue amiche suore, in un monastero sull’Appennino tosco-emiliano, non ho idea di dove fossimo, so che ci siamo arrivati a una velocità degna di nota.

Durante il viaggio mi chiese della mia famiglia, dei fratelli, di chi faceva cosa. E mi disse “e tu? come mai sei in CL e non in altri movimenti?”; “perché ho incontrato prima CL”, risposi. Mi sorrise dallo specchietto retrovisore e distese le sopracciglia che prima puntava verso di me per scoccarmi la domanda. Arrivati al monastero ci accolsero con un entusiasmo festoso, che ci aveva impressionate.

Oggi ho sentito una cara amica che mi ha raccontato l’ennesimo episodio che conferma come Enzo sia dove si stava preparando ad andare e da là ci aiuti. Anche io mi rivolgo a lui con la preghiera, anche se non sempre con costanza e molto spesso con un certo cipiglio. A volte mi ci arrabbio pure, non credo si impressionerà.

Tags:
comunione e liberazionefedefelicitàsanti e beatiuniversitari
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