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“In Olocausto all’Amore di Dio”: la rivoluzione di Thérèse di Lisieux

THERESE DE LISIEUX

Manuel Cohen / AFP

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 09/06/22

Alla sua epoca, offrirsi alla “giustizia divina” era cosa più o meno comune, ma Thérèse de Lisieux volle cambiare passo offrendosi all’amore misericordioso di Dio. Era il 9 giugno 1895, e la piccola Thérèse inaugurava una vera rivoluzione.

Se c’è un testo teresiano da ritenere, è proprio questo: semplicemente rivoluzionario. Del resto, nessuno ha aspettato la beatificazione di Thérèse per recitarlo come preghiera. Vi fu poi aggiunta un’indulgenza plenaria da parte della Chiesa. 

Queste sono parole del padre carmelitano Denis-Marie Ghesquière. Perché tanta enfasi? Perché l’offerta di santa Thérèse all’amore misericordioso di Dio esprimerebbe la quintessenza della vita cristiana pienamente compiuta? In che cosa essa segna non solo un vertice della sua spiritualità, bensì una vera e propria rivelazione? Per comprenderlo, bisogna tornare a quel 9 giugno 1895 a Lisieux. 

All’epoca, Thérèse viveva il periodo più luminoso della sua vita: la sorella Céline entrava finalmente al Carmelo di Lisieux. Per quest’ultima, la decisione era stata lungi dall’imporsi evidente come per le altre sorelle, già carmelitane. Ecco però che dopo questo psicodramma famigliare Céline è arrivata. In più, Thérèse aveva una nuova responsabilità in seno alla comunità, un compito che la gratificava molto: era maestra delle novizie. In ultimo, sua sorella Agnès de Jésus era divenuta la madre priora, e le aveva chiesto di scrivere i suoi ricordi d’infanzia. Sarebbe stato proprio quello sguardo retrospettivo sulla sua vita che le avrebbe permesso di prendere coscienza di quanto Gesù l’abbia amata per primo, prima che lei corrispondesse al suo amore. Non c’è di che stupirsi, allora, che nel corso di quel 1895 ella si sentisse tanto appagata. Stava per vivere una illuminazione. 

La rivelazione 

Quel 9 giugno si annunciava come una bella giornata d’estate. Erano le 5:30 del mattino, l’aurora penetrava dalla finestra nella cella di Thérèse, mentre il silenzio regnava ancora sulla comunità. «Ah, è la festa della Santa Trinità», si rallegrò Thérèse prima di scendere a colazione, e poi in cappella per l’orazione, prima delle Lodi. 

Preparandosi per la messa, prevista per le 8, Thérèse ripensò al necrologio di una sorella carmelitana letto la sera prima in refettorio. Era evidente che suor Anne-Marie di Gesù avesse passato la vita a colpevolizzarsi, ripetendo di non avere «abbastanza meriti». Molto segnata da questa notizia, Thérèse non riusciva a smettere di pensarci: da dove viene questa moda, fra le religiose, che si offrono come vittime alla giustizia di Dio al fine di stornare dai malvagi i castighi loro riservati? 

Anche se l’attitudine è «grande e generosa», e benché le mortificazioni non le facciano paura, la piccola Thérèse indovinò intuitivamente l’ambiguità di siffatti esercizi, i quali spesso impedivano di rispondere all’invito ad amare. E si chiedeva: 

Come si può dimenticare che, ad ogni buon conto, la misericordia prevale sulla giustizia, dal momento che Gesù ha pagato per tutti i peccati? Fra giustizia e misericordia dovrebbe essere sempre l’amore ad avere l’ultima parola. 

Piena di energie, la carmelitana si sentiva pronta, quella mattina stessa, a muovere i suoi passi. Come se Dio le suggerisse all’orecchio: «Forza, Thérèse, è ora di riequilibrare le cose!». 

Dopo aver fatto la comunione, Thérèse ricevette un’immensa grazia: comprese che Gesù desidera essere amato, che non soffre tanto dei nostri peccati quanto delle nostre mancanze di fiducia e di gratitudine, delle nostre dimenticanze quotidiane. Per Thérèse fu una vera rivelazione: Gesù, che è l’Amore, desidera essere amato, ma non lo è! Toccata dalla grazia, si offrì interiormente al suo amore misericordioso. 

Appena uscita dalla cappella, Thérèse fu stupita di incontrare la sorella Céline presso la porta del convento, e di lontano vide anche madre Agnès. Tutta emozionata farfugliò allora: «Madre, vorrei offrirmi, con Céline, all’amore misericordioso di Dio». Sembrandole una cosa come un’altra, questa le rispose al volo: «Ma certo!». Felice, Thérèse spiegò rapidamente a Céline di cosa si trattasse. Rientrò quindi nella propria cella per redigere il testo dell’offerta. 

A quel punto Céline si era convinta dell’importanza di quanto stava accadendo, e volle unirsi attivamente all’offerta della sorella. La cosa era fondamentale, per Thérèse: la sua offerta doveva essere in comunione con Céline, e così sarebbe stata in comunione “con tutti” e “per tutti”. 

Martedì 11 giugno, inginocchiata con sua sorella davanti alla Vergine del Sorriso, ella la pronunciò di nuovo dal fondo del cuore. Stavolta, però, l’offerta sarebbe diventa missionaria, perché si trattava della salvezza altrui. E la rivoluzione sta nel fatto che vi si rivelava che bisogna amare Gesù per quanti non lo amano

La traduzione integrale del testo

Offerta di me stessa come Vittima di Olocausto
all’Amore Misericordioso del Buon Dio 

Mio Dio! Trinità Beata, desidero amarVi e farVi amare, lavorare alla glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono nel Purgatorio. Desidero compiere perfettamente la Vostra volontà e arrivare al grado di gloria che Voi mi avete preparato nel Vostro regno. In una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e Vi domando, mio Dio, di essere Voi la mia Santità. 

Poiché Voi mi avete amata fino a donarmi il Vostro unico Figlio perché fosse il mio Salvatore e il mio Sposo, i tesori infiniti dei Suoi meriti sono miei, e Ve li offro con gioia, supplicandoVi di non guardarmi se non attraverso il Volto di Gesù e nel Suo Cuore ardente d’Amore. 

Vi offro inoltre tutti i meriti dei Santi (quelli nel Cielo e quelli sulla terra), i loro atti di Amore e quelli dei Santi Angeli. Infine Vi offro, o beata Trinità, l’Amore e i meriti della Santa Vergine, la mia cara Madre, alla quale abbandono la mia offerta pregandoLa di presentarVela. Il suo Divino Figlio, mio Sposo Amatissimo, nei giorni della Sua vita mortale ci ha detto: «Tutto quanto domanderete al Padre nel mio nome, Egli ve lo darà». 

Sono dunque certa che Voi esaudirete i miei desiderî; io lo so, o mio Dio (più volete donare, più Voi vi fate desiderare). Sento nel mio cuore desiderî immensi, ed è con fiducia che Vi chiedo di venire a prendere possesso della mia anima. Ah, non posso ricevere la Santa Comunione tanto spesso quanto vorrei, ma Signore, non siete Voi onnipotente? …Restate in me, come nel tabernacolo: non allontanateVi mai dalla Vostra piccola ostia… 

Vorrei consolarVi dell’ingratitudine dei cattivi e Vi supplico di togliermi la libertà di dispiacerVi; e se per debolezza talvolta cado, il Vostro Divino Sguardo purifichi la mia anima consumando tutte le mie imperfezioni, come il fuoco che trasforma ogni cosa in sé stesso… 

Vi ringrazio, mio Dio, di tutte le grazie che mi avete accordato; in particolare di avermi fatta passare per il crogiolo della sofferenza. È con gioia che Vi contemplerò, nell’ultimo giorno, portando lo scettro della Croce; poiché Voi Vi siete degnato di condividere con me questa Croce tanto preziosa, spero di assomigliarVi, in Cielo, e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stigmate della Vostra Passione… 

Dopo l’esilio della terra, spero di gioire di Voi nella Patria, ma non voglio ammassare meriti per il Cielo; voglio lavorare solo per il Vostro Amore, nell’unico scopo di compiacerVi, di consolare il Vostro Sacro Cuore e di salvare anime che Vi amino eternamente. 

Alla sera di questa vita comparirò davanti a Voi con le mani vuote, perché non Vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre opere buone hanno macchie, ai Vostri occhi. Voglio dunque rivestirmi della Vostra propria Giustizia, e ricevere dal Vostro Amore il possesso eterno di Voi stesso. Non voglio altro Trono e altra Corona che Voi, mio Amatissimo. Ai Vostri occhi il tempo non è nulla, un giorno solo è come mille anni: Voi potete dunque prepararmi in un solo istante a comparire davanti a Voi… 

Al fine di vivere in un atto di perfetto Amore, mi offro come vittima di olocausto al Vostro Amore misericordioso, supplicandoVi di consumarmi incessantemente, lasciando straripare nella mia anima i flutti di infinita terrazza che sono racchiusi in Voi, così che io divenga Martire del Vostro Amore, mio Dio. 

E che questo martirio, dopo avermi preparata a comparire avanti a Voi, mi faccia finalmente morire, così che la mia anima si slanci senza esitazioni nell’eterno abbraccio del Vostro Amore Misericordioso… 

Io voglio, o mio Amatissimo, rinnovare questa offerta ad ogni battito del mio cuore, un numero infinito di volte, fino a che le ombre non siano svanite e io possa tornare a dirVi il mio Amore in un Faccia-a-Faccia Eterno.  

Marie, Françoise, Thérèse di Gesù Bambino e del Volto Santo 
Festa della Santissima Trinità, 9 giugno dell’anno di grazia 1895

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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amore di dioolocaustosanta teresa di lisieuxsofferenzaspiritualità
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