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Depressione: come individuare i nostri pozzi profondi

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FCG - Shutterstock

Orfa Astorga - pubblicato il 09/06/22

A volte pensiamo che un evento esterno sia la causa della depressione, ma non è proprio così

A volte si dice che una persona è depressa per la morte di una persona casa, ma in realtà si tratta di una tristezza profonda, che una volta vissuto ed esaurito il lutto deve terminare. Se però rimane, provoca una depressione, per cui la causa di questo sentimento diventa diffusa e scollegata dalla perdita subìta. È così, perché la tristezza nella depressione non ha in genere una causa reale.

Esistono anche altre forme di tristezza ai confini della depressione.

Un giorno non abbiamo voglia di fare niente, nonostante brilli uno splendido sole. Succede perché sono affiorati alla nostra mente ricordi che fanno tornare sentimenti ed emozioni che ci danneggiano, e all’improvviso sentiamo una pesantezza che ci impedisce di ragionare chiaramente.

Sono i pozzi profondi della nostra personalità.

Dalla loro oscurità, emergono i fantasmi di esperienze che non sono state dovutamente processate. Si tratta di carenze affettive, insicurezze, perdite, fallimenti, traumi, complessi e lutti che non si sono vissuti.

C’è anche il dolore di aver vissuto con un’unità interiore che ci ha danneggiato quando non volevamo, sapevamo o siamo stati capaci di dire e fare la stessa cosa che pensavamo in relazione a ciò che è buono, giusto e vero.

Peccati ed errori a cui non si è riparato, che assumono la dimensione della loro verità nella nostra coscienza colpevole.

Pozzi che, se vi penetriamo dopo una coraggiosa introspezione, ci danno l’opportunità di aumentare la conoscenza di noi stessi, per vivere quei lutti: affrontare angosce, timori, amarezze, e soprattutto avvicinarci a Dio e chiedere la Sua grazia per essere perdonati, perdonare, chiedere perdono e riparare in qualche modo.

Le persone che non entrano dentro di sé per paura dei propri fantasmi sono prima o poi suscettibili di varie forme di depressione.

La lezione è che la tristezza è sicuramente inevitabile, ma non deve assumere il controllo della nostra vita, per cui bisogna accettare che non possiamo aspirare a vivere senza sofferenze, senza aver commesso errori, provare carenze o mancanza di pienezza e soddisfazione.

In questo modo eviteremo i pozzi profondi.

Significa che essere sani a livello emotivo non impedisce che oltre a provare un dolore per cause reali ci assalgano altre forme di tristezza che ci aiutano ugualmente a crescere, perché transitiamo da queste dalla nostra interiorità verso gli altri, potendole condividere come la cosa più normale.

Sono sentimenti che colorano la nostra esistenza.

Accade questo con la malinconia, uno stato d’animo più o meno vago e sereno che attraversiamo con un certo disinteresse per cose che in genere ci motivano. Il più delle volte, la causa è la sensibilità della nostra anima, come quando vediamo cadere le foglie d’autunno; e il nostro spirito, nel silenzio della loro caduta, prende coscienza della nostra esistenza vulnerabile.

È uno stato che può sorgere da cause sia fisiche che morali, in generale di lieve importanza.

C’è poi la nostalgia, un sentimento di pena per la lontananza dei tempi passati, il desiderio di qualcuno che si trova lontano, i ricordi di una persona cara che non c’è più o il ricordo del nostro luogo d’origine.

O la tristezza più sublime e preziosa: la pena di esserci allontanati dal nostro Creatore e desiderare il ritorno per recuperare il candore originale della nostra anima.

Alla fine della giornata, dovremo accettare che Dio ha creato ciascuno con un’affettività unica e irripetibile, per poi rompere lo stampo… e ci ama così, con un amore personale.

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