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Co-paternità:quando l’amore non ha nulla a che vedere con l’essere padre

copaternidad

Andrii Yalanskyi - Shutterstock

Miriam Esteban Benito - pubblicato il 07/06/22

“Ti aiutiamo a realizzare il tuo desiderio di essere padre/madre con una persona affine a te”. Così recita il cartellone di un'impresa di co-paternità in Spagna

La co-paternità è una pratica davvero aberrante ma sempre più diffusa nel mondo. Si definisce come l’atto di partecipare alla paternità o alla maternità di un figlio, dal concepimento allo sviluppo, senza che esista un vincolo amoroso o familiare tra i co-genitori.

Le imprese di questo tipo propongono la co-paternità indicando che si tratta di una buona opportunità per soddisfare il desiderio di avere un figlio, riducendo quindi un atto generoso come la paternità e la maternità a qualcosa privo di sostanza com’è la realizzazione egoistica di un desiderio o di un interesse.

I vantaggi che promette la co-paternità si basano sul presunto beneficio che apporta l’inesistenza di un legame amoroso con l’“altra parte del contratto”, dissociando così totalmente la coniugalità della paternità o maternità ed eliminando il valore dell’ambiente familiare.

Il contesto in cui si colloca la dottrina cristiana circa la paternità è che Dio ha voluto servirsi dell’amore coniugale per concedere agli sposi la possibilità di procreare, il che presuppone una partecipazione al Suo progetto creatore.

Quando il figlio soddisfa un desiderio

Questa azione in sé dota di un alto senso di dignità la persona, perché anteporre a tutto il desiderio di un figlio può portare, anche se in modo inconsapevole, a una connotazione di schiavitù, perché i bambini non sono più un dono da curare, ma un mero oggetto per soddisfare il desiderio dei genitori, in questo caso dei co-genitori.

Il figlio diventa “cosificato”, creato a partire da un contratto e generato dall’ostinazione umana di voler cercare la soddisfazione degli adulti attraverso una paternità e una maternità slegata da tutto.

La vocazione al matrimonio cristiano è un dono soprannaturale che dà alla coppia una serie di “superpoteri”, che li rende capaci di vivere la fecondità coniugale anche nei casi in cui per motivi fisiologici non si possono avere figli.

Per un cristiano, il matrimonio non è solo un’istituzione sociale, né un contratto di convivenza con tutti i punti cristallini. Gli unici punti chiari sono la fedeltà, l’apertura ai figli e l’impegno all’educazione cristiana dell’eventuale prole. A partire da quello, è Dio che costruisce la famiglia.

Siamo fatti per amare: è innegabile, visto che è inerente all’essere umano. Di fatto, la pienezza della nostra vita consiste nel poter amare e nel saperci amati. Di fronte a questa verità universale, chiudere totalmente la porta alla cosa più grande che abbiamo, l’amore, è una riduzione della paternità o maternità a puro egoismo. L’egoismo è l’antitesi dell’amore, che è invece disinteressato.

Cosa ci ha portato fin qui?

Come diceva Fabrice Hadjadj, “ciò che è essenziale o naturale non è suscettibile di decostruzione. L’unico modo per decostruirlo è distruggerlo completamente. Visto, però, che insieme alla famiglia bisognerebbe distruggere l’uomo, la maggior parte delle volte basta deformarla o farne una parodia”.

La co-paternità fa del figlio un semplice prodotto all’interno di un progetto o di un’ambizione che si vuole raggiungere come frutto di una pura realizzazione in laboratorio. Senza un’unione tra uomo e donna, saltiamo tutto d’un colpo la prova più rivelatrice e inerente all’essere umano: l’avventura della nostra umanità.

Se parliamo della trascendenza di una vita umana, affrontiamo sempre qualcosa che ci supera. Attualmente, con questo tipo di “tecniche di riproduzione”, veniamo invitati a non affrontare quello che ci trascende, vivendo le circostanze in un modo semplicemente funzionale ma non esistenziale. Quanto può essere pericoloso! È come metterci una benda sugli occhi!

In famiglia inizia l’avventura dell’essere. È lì che esercitiamo la cosa più grande che abbiamo: l’amore. Come abbiamo detto, la famiglia non si fonda su un “contratto perfetto”.

Quanto è bello che tutti i nostri limiti non possano essere superati semplicemente con la firma di un accoordo o attravverso soluzioni tecniche! Perché solo così, affrontando i nostri problemi e le nostre miserie, lasceremo spazio alla Misericordia e usciremo vittoriosi verso una vita più piena e più elevata dei nostri successi e dei progetti che abbiamo.

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