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7 compiti degli angeli spiegati dal loro più grande studioso: il gesuita Suarez

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 07/06/22

Soltanto chi coltiva il dialogo con il proprio angelo custode può trarre benefici dalla sua azione. Chi taglia i ponti con il proprio angelo gli impedisce di agire

La sola ragione umana non può provare con certezza l’esistenza degli angeli, né che essi assolvono determinati compiti a favore degli uomini. Ma, poiché sul nostro pianeta esistono esseri senza vita, piante, animali e uomini, è razionalmente conveniente e plausibile che Dio abbia creato anche esseri finiti senza corpo, intelligenti e liberi, come ulteriore gradino tra l’uomo e Dio. 

E’ la tesi del libro “Padre Arturo D’Onofrio devoto degli angeli” (edizioni LER) a cura dello studioso di angelologia Don Marcello Stanzione. 

L’esistenza di “esseri intermedi”

L’esistenza di esseri intermedi che popolano con la loro presenza l’enorme distanza che separa l’onnipotenza divina dagli esseri umani è stata una credenza molto diffusa già nelle culture extra-bibliche e in particolare nelle antiche religioni dei popoli vicini a Israele, ma solo nelle religioni monoteistiche, le cosiddette “religioni del Libro”.

ANGEL

Gli angeli più vicini a Dio

Negli angeli, scrive Stanzione, si manifesta l’incommensurabile potenza di Dio: il loro numero infatti è di una infinitezza che sfugge ai calcoli del pensiero umano. Ma anche questa infinitezza si articola in una graduatoria di virtù e di potenze. 

Accettando le classificazioni angeliche esposte dallo pseudo – Dionigi l’Areopagita nel De hierarchia coelesti, che anche Dante accoglierà nel suo Paradiso, Tommaso distingue tre gerarchie e in ciascuna di queste tre ordini: il più vicino a Dio è l’ordine dei Serafini, gli spiriti amanti, il più lontano è quello degli angeli.

Il compito dei Serafini

Il rapporto fra i Serafini e Dio è immediato: soltanto ad essi spetta l’altissimo compito di assistere Deo, cioè di “intuire i segreti dei misteri divini nello stesso splendore della divina essenza”. Agli angeli, che formano l’ordine infimo e hanno con Dio soltanto un rapporto mediato, appartiene la funzione di custodire i singoli individui umani in tutto l’arco della loro esistenza. 

Le gerarchie superiori

Mentre agli angeli degli ordini immediatamente superiori è assegnata la custodia di più ampie collettività umane, come i popoli e le nazioni, e il movimento delle sfere celesti. 

L’istante senza dimensioni

Ma all’intellettualista Tommaso ciò che più importava era la definizione della natura spirituale degli angeli. Una volta postulata la loro assoluta immaterialità, la loro attività conoscitiva veniva senz’altro svincolata da qualsiasi condizione spazio – temporale. L’atto conoscitivo degli angeli si compie nell’eternità: il suo tempo è l’istante senza dimensioni. 

Un’intelligenza senza “sosta”

L’intelligenza angelica non procede né per astrazione né per dimostrazione. Non ha bisogno, come quella umana, di estrarre il concetto dalle specie sensibili e nemmeno di dedurre conoscenza, in un processo discorsivo. Essa è sempre in atto, e il suo atto è intuizione immediata dell’intelligenza. 

Le apparizioni angeliche

Ma l’inserimento dell’attività angelica nell’ambito delle cose visibili raggiunge la forma stessa della visibilità. San Tommaso non può dimenticare i passi evangelici, dove si parla di apparizioni angeliche: a Maria, ai pastori, a Cristo dopo la tentazione, nell’orto di Getsemani, alle pie donne al sepolcro

Come conciliare queste apparizioni in forma visibile con l’assoluta immaterialità della loro natura? È ovvio che nessuna deduzione era possibile: era necessario accettare il dato della rivelazione e limitarsi a descriverlo.

Il corpo visibile dell’angelo 

L’angelo – afferma san Tommaso – può assumere un corpo visibile ; e poiché l’aria è, fra gli elementi, quello che per la sua lievità non possiede né colore né forma e tuttavia, quando si condensa, può assumere forma e colore, come si può constatare nelle nuvole, il corpo assunto dagli angeli è formato di aria condensata per virtù divina. E che il corpo assunto abbia forma umana, e non un’altra, non può non essere altrettanto ovvio, dal momento che di tutti i corpi creati quello umano è il più perfetto.

I compiti dell’angelo custode

Il gesuita,Francisco Suarez considerato il più grande angelologo moderno, vissuto a cavallo fra ‘500 e ‘600, nel suo De Angelis tentò di definire con precisione i compiti dell’angelo custode nei confronti del suo protetto, elencando sette funzioni fondamentali.

1. mettere l’uomo in salvo dai pericoli sia fisici sia spirituali;

2. stimolare la ricerca del bene e il rifiuto del male;

3. contrastare l’azione tentatrice dei demoni diminuendo le occasioni di peccato;

4. presentare a Dio le preghiere del suo protetto;

5. pregare per il proprio protetto;

6. correggere gli errori del proprio protetto facendogli sperimentare le dolorose conseguenze delle sue cattive azioni;

7. nel momento della morte, condurre l’anima che gli è stata affidata in Paradiso, o se necessario, in Purgatorio, dove andrà a trovarla e consolarla durante tutto il periodo destinato alla sua purificazione.

Padre Pio e don Bosco

In ogni caso, soltanto chi coltiva il dialogo con il proprio angelo custode può trarre benefici dalla sua azione; chi taglia i ponti con il proprio angelo gli impedisce di agire. Padre Pio, e don Bosco, come altri santi, erano soliti dialogare con il loro angelo custode. 

L’amicizia spirituale 

Se il primo lo considera un prezioso compagno con cui aprirsi e confidarsi, il secondo lo vedeva addirittura materializzarsi nelle sembianze di un cane scuro che interveniva ogni qual volta don Bosco si trovava in pericolo. Pio XI consigliava addirittura di chiedere aiuto, tramite il proprio angelo, all’angelo custode delle persone con cui si è in rapporto, perché, stabilendo un’amicizia spirituale, la relazione fosse facilitata.

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