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Cinque esercizi per non restare tramortiti dalle critiche 

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Portra Images/Getty Images

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 03/06/22

Come agire per non temere il fallimento e il giudizio? Come non avere più paura dell’idea del rifiuto? Ecco cinque esercizi per trovare il proprio posto in mezzo agli altri.

«A partire dalla mia adolescenza, faccio molta fatica a integrarmi nei diversi gruppi di persone», confida ad Aleteia Laure, documentarista parigina di 31 anni. All’epoca, che si trattasse di un gruppo di preghiera o di un corso di ginnastica, a ogni appuntamento la giovane sentiva sempre la paura di essere respinta. E anzi riteneva che senza aiuto non ce l’avrebbe mai fatta: 

Avevo perfino sviluppato una sorta di riflesso: quello di credere che già prima di aprire bocca sarei stata subito etichettata e respinta. 

Oggi mi sono stabilita a Parigi per cominciare il mio primo lavoro. Ed ecco che si ripresenta il medesimo meccanismo. Io penso che ci sia davvero, in me, qualcosa che provoca mancanza di accettazione da parte degli altri. Che sia per la mia educazione troppo “all’antica”? Per la mia timidezza? Per la mancanza di autostima? Non lo so, ma mi trovo in una spirale sempre più forte che mi fa evitare ogni incontro possibile. 

Chi non ha mai provato, un giorno, come questa giovane, l’esperienza dolorosa della ripulsa sociale? L’esclusione da un gruppo, una rottura amorosa, oppure la marginalizzazione sul lavoro, fino alle traumatiche esclusioni provocate da umiliazioni pubbliche. Nel quotidiano, le situazioni di rigetto possono avere forme più discrete e minori, come il non ricevere risposta a una lettera, non essere invitati a una serata (mentre tutti gli altri sono della comitiva), non essere citati tra i collaboratori di un medesimo progetto (e invece gli altri sono sulla lista), ricevere un rifiuto (laddove gli altri hanno avuto risposte positive). 

Il rigetto sociale, una ferita 

Il rigetto sociale è una ferita che l’essere umano fa fatica ad accettare. Il bisogno di legami, di appartenenza e di accettazione è uno dei più fondamentali. Come spiega Christophe André, psichiatra, autore di Imparfaits, libres et heureux [Imperfetti, liberi e felici, N.d.T.] (Odile Jacob), durante gli esperimenti di rigetto sociale organizzati clinicamente, uno dei fatti che colpisce di più è 

la nettezza con la quale tali rigetti provocano risultati dolorosi, mentre i partecipanti sanno di vivere situazioni artificiali e transitorie, con persone che non vedranno mai più. Come se un profondo istinto ci segnalasse che non c’è nulla di più pericoloso per noi che essere respinti dai nostri simili. Anche il rigetto di persone sconosciute e invisibili, o in situazioni che non implicano ricadute concrete, come il fatto di essere ignorati durante dei confronti sui social network, può comportare forti perturbazioni all’autostima. 

Cinque esercizi per farvi fronte 

Anzi: paradossalmente, quando una persona si rassegna ad essere respinta, «evita in anticipo ogni impegno che potrebbe metterla nuovamente in quella posizione. È la peculiarità dell’attaccamento evitante», spiega Gwenaëlle Persiaux, psicologa clinica e autrice di Guérir des blessures d’attachement [Guarire dalle ferite da attaccamento, N.d.T.] (Ed. Eyrolles). 

E allora che fare? Come ritrovare la voglia di reagire al rigetto, invece di cedere alla tentazione dell’isolamento, di lasciar scaturire una cascata di pensieri negativi o di “lasciar cadere” le relazioni esistenti con parenti e amici? Ecco alcuni esercizi per fronteggiare il senso di rigetto e vedere il problema sotto un’altra luce. 

1Cercare di non esagerare la critica

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Il vostro capo ha respinto una vostra idea? L’ha pure criticata? Non c’è motivo di sentirsi giudicati come se si fosse cattivi dipendenti. Bisogna solo dirsi (e ripeterselo interiormente) che in questa situazione particolare il vostro punto di vista e quello del capo sono differenti. Respingere l’idea di qualcuno non è certo respingere la persona. È frequente che il sentimento di rigetto, specialmente in persone assai sensibili, sia soggettivo. 

2Siate benevoli verso voi stessi

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Imparate a perdonare i vostri errori e le vostre imperfezioni. Immaginate che la situazione non riguardi voi ma un amico. Reagireste verso di lui con empatia e gentilezza. L’esercizio è allora quello di avere il medesimo riguardo verso voi stessi. Se siete meno esigenti con voi stessi, non per questo gli altri vi rigetteranno… e la vostra vocina interiore, tanto spesso così critica, tacerà più facilmente. 

3Non prendete le critiche sul personale

A fronte di un rigetto, è importante dirsi che non si tratta di voi, ma di un vostro aspetto. È solo il fatto che una parte di voi non va bene a qualcuno in una situazione concreta. Non c’è motivo di sentire un rigetto di voi in quanto persona. Queste situazioni valgono allo stesso modo nel senso opposto: una persona non corrisponde perfettamente ai vostri gusti… ma questo significa forse che la rigettate in toto

4Ricercate il legame sociale subito dopo un rigetto

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Invece di fuggire nel lavoro, nel sonno o in dipendenze come l’alcool, accettate di dedicarvi a impegni quotidiani, anche se sembrano irrisori a fronte della tristezza che provate… «Incontrare altre persone – sottolinea Christophe André –, lavorare su quelle sciocchezzuole, compiere sforzi di autocontrollo, rappresenta un aiuto minimo, ma vitale». 

5 Coltivate un circolo sociale largo

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Un altro metodo di fronteggiare il rigetto: coltivare una rete di contatti più vasta e variegata possibile. In generale, più si è sensibili al rigetto, più si tende a selezionare persone molto affidabili e sicure che non dovrebbero deluderci. 

Eppure – conclude l’autore di Imparfaits, libres et heureux –, la rarefazione dei legami rende la loro perdita o alterazione più dolorosa. Perché il fatto di avere alcuni buoni amici intimi non dovrebbe essere compatibile con l’avere molti contatti e conoscenze più superficiali? Perché allontanarli dalla propria vita? Anche questo è un esercizio di accettazione degli altri. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
amiciziaautostimalavororelazionisocietà
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