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Quando è morto Gesù la terra si è davvero oscurata per tre ore? 

Jesus Christ

Exe Lobaiza | Cathopic CC0

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 01/06/22

Il biblista Santi Grasso sostiene che questo fenomeno non sarebbe accaduto

Quando è morto Gesù la terra si è oscurata? Il racconto dei Vangeli è realistico? Il biblista Santi Grasso nel libro “Ma Dio interviene nella storia?” (Città Nuova) dà un risposta a queste due domande che sicuramente farà discutere. 

“Non risulta”

“A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio” (Mt 27,45). Stando alla narrazione, scrive Grasso, si dovrebbe credere che effettivamente ci sia stato un oscuramento per la durata di tre ore.  Nel testo, peraltro, si afferma non che il fenomeno si sia verificato a Gerusalemme o in Palestina, ma che esso ha avuto luogo su tutta la terra. Tuttavia, evidenzia l’autore di “Ma Dio interviene nella storia”, nel I secolo d.C., non risulta sia mai avvenuto un evento del genere. 

Christ cross

Le ricostruzioni degli Annales

Giuseppe Flavio, lo storico del I secolo che descrive fino nei particolari tutto quello che al tempo avvenne in Palestina, non cita quest’avvenimento. Anche gli Annales Romani, dove sono registrati tutti i fenomeni astronomici che ebbero luogo entro i confini dell’impero, non dicono assolutamente nulla. Vuol dire allora che il Vangelo racconta fatti non veri? 

La differenza tra i lettori

Il racconto matteano della morte di Gesù, spiega ancora il biblista Grasso, contiene una sceneggiatura che ha una forte caratterizzazione apocalittica. Se al lettore del I secolo d.C. questo genere letterario era familiare, quello odierno invece tende a interpretare un tale racconto come una ricostruzione giornalistica, cioè come un avvenimento effettivamente accaduto. 

L’effetto narrativo e il senso profondo 

L’apocalittica, invece, è basata su descrizioni di fantasia, che contengono però una verità che è oltre la narrazione. Si deve distinguere tra l’effetto narrativo, raggiunto attraverso il racconto di eventi straordinari, e il loro senso profondo. Senza la comprensione del genere letterario utilizzato è facile anche interpretare il buio come segno del giudizio contro il popolo d’Israele, che sta uccidendo il Figlio di Dio.

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Rovesciato il senso della morte di Gesù

Si è cioè pervenuti a un’interpretazione, sostiene Grasso, che ha rovesciato il senso della morte di Gesù. Le tenebre, intese alla luce di un’ideologia giustizialista, suscitano l’idea che Dio sia stato presente per esprimere una condanna. Una tale interpretazione snatura, se non addirittura distrugge, il senso del gesto divino, che nella narrazione evangelica assume un significato del tutto contrario.

Il buio simbolico

Attraverso la sceneggiatura apocalittica è descritta una situazione di buio totale. Si tratta di un simbolo che appartiene alla tradizione biblica e serve a illustrare la situazione d’ingiustizia e di perversione del popolo. Così come tra i tanti afferma il profeta Isaia: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). 

Il massimo della perversione umana 

Nel caso della morte di Gesù, conclude il biblista Grasso, non si è soltanto davanti alla situazione per cui un uomo uccide un altro uomo, ma a quella di un uomo che uccide il Figlio di Dio. È il massimo dell’ingiustizia e della perversione umana.

Verso le tre Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). Con queste parole, Gesù non confessa la sua sfiducia in Dio. Per una corretta comprensione, esse vanno viste alla luce dell’esordio del Salmo 22, in cui un giusto ricorda la persecuzione subita, per annunciare alla fine la redenzione operata da Dio.

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