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Mozambico: i terroristi lanciano nuovi attacchi a Cabo Delgado con sequestri e decapitazioni

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Aid to the Church in Need

Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 30/05/22 - aggiornato il 30/05/22

I missionari della Chiesa cattolica affermano che “non sono stati solo due o tre attacchi”, e che “la metodologia [usata dai terroristi] è differenziata”


In un momento in cui il gruppo terroristico dello Stato Islamico, che ha rivendicato negli ultimi anni gli attacchi nella regione mozambicana di Cabo Delgado, sembra che si stia riorganizzando a livello locale, passando a riferirsi a se stesso come la “Wilayah Moçambique”, o “Provincia del Mozambico”, sono stati registrati vari incidenti gravi, con decapitazione di persone, case date alle fiamme e distruzione.

Il distretto di Macomia è il centro delle operazioni terroristiche, con incidenti riportati nelle località di Nkoe, Nova Zambézia, Nguia e Chicomo. Gli episodi si sono verificati tra venerdì 20 e sabato 21 maggio, ma si dice che gli “insorti”, come sono noti i terroristi a livello locale, sono stati avvistati già giovedì 19.

Il numero delle vittime è incerto. Secondo dichiarazioni alla stampa di Vicente Chicote, comandante della Polizia nella provincia di Cabo Delgado, gli episodi si sono verificati “tra i villaggi Quinto Congresso e Nova Zambézia”, e gli assalitori “hanno rapito alcune signore e decapitato tre cittadini, proseguendo poi per la zona di Nguia, dove hanno sgozzato altre persone”.

Il racconto del responsabile della Polizia aggiunge che gli uomini armati sono poi “andati nel villaggio di Chicomo, sono arrivati lì la notte del 22, e c’è stato uno scontro a fuoco con le forze di stanza nella zona. Sono riusciti ad appiccare il fuoco ad alcune case e poi sono fuggiti”.

Vicente Chicote, che ha parlato alla stampa il 25 maggio, ha spiegato la metodologia degli autori degli attacchi: entrano nei villaggi, bruciano le case, rubano il cibo e invadono le “machambas”, ovvero i campi agricoli, considerati “luoghi di rifugio” della popolazione. A volte rapiscono e uccidono alcuni abitanti.

Missionari

Queste informazioni sono state confermate alla Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) da vari missionari presenti nella regione. Chiedendo l’anonimato, trattandosi di una questione sensibile, sacerdoti e suore affermano che questi attacchi hanno avuto conseguenze superiori a quelle riferite dalle autorità. Ad esempio, ci sono vittime tra i membri delle Forze di Difesa e Sicurezza del Mozambico.

“Non sono stati solo i civili ad essere decapitati, ma anche i militari, ma il Governo non permette di dirlo, e per questo abbiamo un’enorme difficoltà a ottenere informazioni più precise”, ci ha detto al telefono un sacerdote. 

I missionari cattolici hanno affermato che “non sono stati solo due o tre attacchi”, e che “la metodologia [usata dai terroristi] è differenziata”. “Non sono più gruppi grandi, ma gruppi minori, e per questo riescono a infiltrarsi e ad agire nella regione tra Meluco, Macomia, Nguia e anche Imbada”.

Violenza

La questione della violenza terroristica e delle sue conseguenze nell’aggravamento della profonda crisi umanitaria a Cabo Delgado è stata sottolineata da monsignor António Juliasse, che ha assunto l’incarico di vescovo di Pemba il 21 maggio.

Parlando in esclusiva alla Fondazione ACS, il presule ha sottolineato che l’ombra della violenza terroristica continua a farsi sentire, e che questo significa incertezza di fronte a qualsiasi progetto per la diocesi e per la regione. “In termini di futuro, abbiamo ancora la situazione degli sfollati, e non ci si sente esenti dal terrorismo nel nostro territorio”, ha affermato, riprendendo un’espressione che inizia ad essere il “motto” del vescovo nella difesa di questa regione del Mozambico: “Allerta al mondo perché non dimentichi Cabo Delgado”. 

Già a febbraio di quest’anno, la Fondazione ACS metteva in guardia su una nuova ondata di attacchi terroristici nel nord del Mozambico. Una religiosa presente nella regione testimoniava “il rapimento sistematico di persone che si trovano nei villaggi e nelle machambas, principalmente donne e madri con i loro bambini”. La missionaria spiegava che la cittadina di Macomia, sede di distretto nella provincia di Cabo Delgado, era in uno stato di “tensione molto forte”, e che “molti villaggi vicini” erano stati attaccati.

Gli attacchi armati nel nord del Mozambico sono iniziati nell’ottobre 2017, e hanno provocato più di 3.000 vittime e circa 800.000 sfollati interni. Il Mozambico è un Paese prioritario per la Fondazione ACS, che vi ha avviato vari progetti di assistenza pastorale e sostegno psicosociale, oltre alla fornitura di materiale per la costruzione di abitazioni e centri comunitari e all’acquisizione di veicoli per la Chiesa cattolica.

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