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Abusi nella Chiesa italiana: le vittime sperano che con Zuppi arrivi la svolta 

monsignor matteo zuppi

Il cardinale Matteo Zuppi

i.Media per Aleteia - pubblicato il 26/05/22 - aggiornato il 26/05/22

Il nuovo presidente CEI nominato alla vigilia della presentazione di “Agnus Dei”, il libro di Lucetta Scaraffia su abusi sessuali da parte del clero. Resoconto della conferenza stampa del 25 maggio 2022.

Il “metodo della porta aperta”, attribuito al cardinale Matteo Zuppi, nominato il 24 maggio 2022 a capo della Conferenza Episcopale Italiana, accende un barlume di speranza per le vittime di abusi commessi da membri del clero. Il 25 maggio, la conferenza di presentazione del nuovo libro di Lucetta Scaraffia, Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia (pubblicato per i tipi Mondadori e scritto in collaborazione con la storica Anna Foa e la giornalista Franca Giansoldati) è stata l’occasione per richiamare la gravità del fenomeno. 

Questa conferenza, organizzata nella sede romana dell’associazione Stampa Estera in Italia, è stata l’occasione di ricordare che gli abusi sessuali commessi dal membro del clero italiano non sono ancora stati resi oggetto di uno studio globale nel Paese, contrariamente a quanto avvenuto in alcune delle nazioni europee vicine. 

In occasione dei suoi recenti interventi davanti alla CEI, organizzati in un clima teso, il Papa ha tirato le orecchie ai vescovi italiani, in particolare segnalando che il summit dei presidenti degli episcopati di tutto il mondo, organizzato in Vaticano nel 2019, non era stato seguito in Italia da sufficienti atti concreti – ha ricordato Franca Giansoldati, la vaticanista del quotidiano romano Il Messaggero. Il tema della prevenzione è stato oggetto di documenti sulla formazione, ma mai la conferenza episcopale ha formalmente ricevuto le vittime, né organizzato studi approfonditi sul tema. 

L’arrivo del cardinale Zuppi potrebbe tuttavia sollevare una speranza, ha notato la giornalista. L’arcivescovo di Bologna, accolto in diocesi nel 2015 con diffidenza da una parte del suo clero conservatore, che lo etichettava “vescovo di sinistra”, ha saputo ristabilire l’unità nella sua diocesi mettendosi in ascolto di tutti, senza idee preconcette – è sempre la sintesi di Giansoldati. Se assumerà la medesima attitudine dei “piccoli passi” sulla questione degli abusi nella Chiesa italiana, spiega la giornalista, forse Zuppi potrà imprimere reali cambiamenti. 

La vaticanista ha ricordato che al momento pochissimi vescovi sono favorevoli a un’inchiesta indipendente, e il cardinale Bassetti ha terminato il suo quinquennato con un nulla di fatto quanto alla valutazione del fenomeno. La sola idea concreta timidamente evocata dai vescovi in questi ultimi mesi è stata la creazione di una commissione per le 78 diocesi (su 220) dotate di un centro di ascolto dal 2019. Ma questo studio limitato all’analisi dell’efficacia di tali strutture non permetterebbe di avere un’ampiezza storica. 

Per gli autori del libro, un’altra pista abbordata sarebbe la creazione di un osservatorio sulla pedofilia a livello del Ministero per la Famiglia, che potrebbe effettuare inchieste nell’àmbito dell’educazione, dello sport, e dunque anche della Chiesa. Ma il peso della Chiesa nella società italiana è talmente forte che gli interventi politici sul tema sono rimasti rarissimi. La necessità di una «pressione politica e mediatica» meglio articolata è dunque stata sottolineata da Lucetta Scaraffia. Al momento, i pochi articoli sugli scandali relativi ad abusi sopravvenuti in certe diocesi hanno raramente dato luogo a un seguito serio e di lungo termine. 

La forza sociale della Chiesa dissuade le critiche 

«Siamo abituati a un riflesso condizionato per via della potenza della Chiesa», ha osservato Lucetta Scaraffia, la quale sottolinea tuttavia «una grande indifferenza religiosa» nella società italiana. «La gente si serve della Chiesa» per trovare opportunità professionali e sistemazioni gratuite per i figli, ma è sempre meno abituata «a credere che la Chiesa renda testimonianza di Gesù», e si mostra poco esigente sulla questione della coerenza dei preti in rapporto alle esigenze del Vangelo – è la denuncia della Professoressa. Quando spuntano localmente accuse di abusi, esse suscitano spesso fra i parrocchiani un riflesso di solidarietà attorno al prete, più che un ascolto delle presunte vittime. 

L’Italia è dunque in ritardo sul resto dell’Europa, e dovrebbe ispirarsi a studi condotti in altri paesi – ad esempio la Germania e la Francia – per avere una visione d’insieme e correggere le disfunzioni, hanno sottolineato i relatori. «Un mea culpa dei vescovi potrebbe essere accettabile se venisse posto in essere uno studio serio», ha rilevato Francesco Zanardi, giornalista e vittima di un prete egli stesso, la cui associazione Rete l’Abuso raccoglie 1.600 persone che pretendono di essere vittime. 

Egli ha esposto le incoerenze dell’attuale sistema, e in particolare l’invito fatto alle vittime a rivolgersi alle unità disposte dalle diocesi, le quali al contempo allocano enormi somme di denaro per pagare gli avvocati difensori dei loro preti. 

Lucetta Scaraffia ha sottolineato che le vittime si trovano spesso tra i figli di famiglie povere sostenute dalla Chiesa, e che le eventuali denunce sporte rischiano di far perdere loro l’alloggio. Quando alcune diocesi propongono alle famiglie di vittime somme tra i 20 e i 25mila euro per evitare ogni procedura giudiziaria, esse «comprano il loro silenzio» – ha denunciato Francesco Zanardi. 

Al di là dello specifico caso della pedofilia, Lucetta Scaraffia spera in un risveglio delle coscienze in rapporto ai danni provocati dai «predatori sessuali» che possono prosperare in seno alla Chiesa. Ad esempio, le religiose incinte di un prete sono talvolta incitate ad abortire dalle loro superiori… per evitare uno scandalo pubblico. Queste situazioni drammatiche provocano un «cortocircuito teologico e morale», una profonda incoerenza con la dottrina cattolica sulla protezione della vita – ha denunciato Lucetta Scaraffia. 

«Fintanto che la Chiesa non riconoscerà la responsabilità del sistema nel suo insieme – ha incalzato la storica italiana – non ci saranno passi in avanti. Finché i colpevoli non saranno puniti, non ci saranno passi in avanti». L’accademica spera anche in un discernimento più rigoroso delle vocazioni sacerdotali in seno ai seminari. 

La giornalista turca Esma Cakir, presidente dell’associazione Stampa Estera in Italia, che ospitava la conferenza, ha suggerito la costituzione di un collettivo di giornalisti di differenti media per condurre inchieste sul fenomeno degli abusi in Italia, sul modello dei Vatileaks o dei Panama Papers. L’idea ha suscitato un vivo interesse di Lucetta Scaraffia, la quale ha proposto di mettere tutti i documenti raccolti per la preparazione del libro a disposizione dei giornalisti. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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