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Teilhard e Girard: quando l’intelligenza trova la fede… senza cercarla 

rené girard teilhard de chardin

ULF ANDERSEN Aurimages via AFP I montage Aleteia

Teilhard de Chardin e René Girard

Jean Duchesne - pubblicato il 25/05/22

Ognuno a modo suo, lo scienziato Pierre Teilhard de Chardin e l’accademico René Girard, senza essere teologi, hanno dato alla fede un posto in un pensiero che si voleva postcristiano. Per il saggista Jean Duchesne, essi hanno aperto nuovi approcci e comprensioni della fede.

Probabilmente i cattolici – perlomeno i francesi [ma non solo] – non hanno ancora preso atto della portata dei contributi di due fra i loro compatrioti e correligionari che consentono loro di restare culturalmente “nel giro” del XXI secolo. Intendo parlare di due personalità che si sono avvicendate e che non hanno poi moltissimi punti in comune: anzitutto il gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), poi il laico René Girard (1923-2015). L’uno e l’altro si sono impegnati nel dimostrare che la fede aveva, in àmbiti molto differenti, pertinenze fino a quel punto insospettate, e talvolta sono stati ricevuti meglio (paradossalmente) in ambienti profani che ecclesiali. 

Né l’uno né l’altro ha fatto carriera in Francia, e tutti e due hanno concluso la loro vita negli Stati Uniti. Le assonanze formali si fermano però a questo. Non sono contemporanei. Come scienziato, Teilhard (1881-1955) non è mai stato contestato nel suo àmbito, che è la paleontologia. Vi è stato anzi riconosciuto come un ricercatore eminente. Girard (1923-2015) da parte sua è stato criticato dai guardiani dei territori di caccia in cui aveva bracconato: letteratura, filosofia, antropologia, sociologia, psicanalisi eccetera. Teilhard è stato censurato dal Sant’Uffizio. Girard non è mai incorso nelle folgori romane, ma teologi di mestiere lo hanno trattato da amatore superficiale e presuntuoso. 

Scienze e fede 

Ciò non vieta che il primo, il maggiore, il gesuita, abbia permesso di superare la supposta (dalla fine del XIX secolo) incompatibilità fra scienza e fede, con particolare riguardo alla teoria darwiniana dell’evoluzione. Quanto al più giovane, l’elettrone libero nelle università americane (più flessibili di quelle francesi ed europee), egli ha fatto qualcosa di simile nel campo delle scienze dette umane, che si sono prodigiosamente sviluppate nel corso del XX secolo. In particolare ha mostrato che per quanto riguarda le religioni, ciò che dicono la Bibbia e i Vangeli non può essere ignorato per non attaccarsi solo alle forme esteriori e alle ricadute socio-istituzionali o psicologiche delle credenze. 

Contestazione e riconoscenza (nella Chiesa e nella società) 

Teilhard ha rifiutato una cattedra al College de France ed è stato nominato al CNRS nel 1951. Dal 1968 un plesso scolastico pubblico (a Chamalières, nel Puy-de-Dôme) porta il suo nome. Oggi viene citato da papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, dove una nota (nel numero 83) riconosce il suo “apporto” e ricorda le approvazioni di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Del resto, il nome del paleontologo e visionario mistico è stato dato al nuovo centro di dialogo fra ricercatori, filosofi, teologi e studenti, aperto nel quadro dei campus scientifici del Plateau de Saclay [la Silicon Valley europea, N.d.T.] da diverse diocesi dell’Île-de-France e dalla Compagnia di Gesù. 

Quanto a Girard, è stato eletto all’Académie Française. Al suo decesso il suo confratello accademico e vescovo, mons. Claude Dagens, ha dichiarato che egli 

aveva restituito valore alla religione cristiana in filosofia, mostrando che la realtà del male provoca la spirale del senso di colpa: se c’è del male, ci sono dei colpevoli […]; se vengono trovati, vengono accusati. 

Secondo il prelato accademico, però, l’universitario francese emigrato negli Stati Uniti ha mostrato che 

Cristo Gesù, con la sua Passione e la sua Croce, viene ad abolire dall’interno questo ingranaggio distruttore: egli è il capro espiatorio che prende su di sé il male del mondo e che spezza l’ingranaggio della colpa. 

Cultura profana e pensiero religioso 

Teilhard e Girard hanno così segnato, l’uno e l’altro, sia la cultura profana sia il pensiero cristiano. In questo tempo di secolarizzazione, ciò non è poco. Certamente ci sono sempre e ancora, da una parte gli “intellettuali cattolici” – vale a dire degli scrittori e autori di fama nel loro àmbito di competenza profana, i quali non nascondono di essere serenamente credenti e non disdegnano di tanto in tanto di fare un po’ di apologetica. Allo stesso tempo, ci sono stati e ci sono ancora teologi letti e rispettati financo fuori dalla Chiesa, come Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar o Joseph Ratzinger, eletti membri dell’Institut de France nell’Académie des Sciences morales et politiques

Pierre Teilhard de Chardin e René Girard, però, non sono né l’uno né l’altro teologi di professione, ed è nel quadro delle loro ricerche scientifiche o accademiche, nella logica propria delle loro ricerche e dei loro lavori, al di fuori di ogni struttura ecclesiastica o esplicitamente dedita alla testimonianza e/o all’apostolato che essi hanno aperto nuovi approcci e comprensioni della fede cristiana. Ecco perché sono stati criticati sia in nome della laicità, la quale non vuole sentir parlare di religione, sia dai guardiani del dogma, i quali rimproveravano loro di non ragionare dall’interno della fede, a partire da una previa accettazione, esplicita e incondizionata, della Rivelazione e del Magistero. 

Sant’Anselmo in simmetria all’era della secolarizzazione 

Ma che importa, in fondo, se tali novatori non rispondono direttamente alle questioni immediate che si pongono i credenti sul funzionamento interno delle loro comunità e sull’impatto che esse possono avere nella vita sociale. Si ravvisano qui segni della fecondità della Bibbia e del Vangelo, in ciò che si è soliti chiamare “la cultura”. Si può benissimo – sentendo parlare di Teilhard – restare perplessi davanti alla “noosfera”, chiedersi se la Croce abbia un posto in questo scenario cosmico e percepire Cristo come meno distante del “punto Omega”. Leggendo Girard, si può non essere pienamente convinti dalla “teoria mimetica” e dubitare che il principio del “capro espiatorio” sia sufficiente a spiegare tutta la violenza nel mondo. 

Forse questi due autori non saranno mai fatti santi, né diventeranno nuovi Dottori della Chiesa. Anche se non si deve dare alle loro speculazioni una portata dottrinale, essi mostrano che la fede stimola la razionalità senza paralizzarla affatto. Nell’XI secolo, quando credere era quasi scontato, sant’Anselmo ha insistito sul dovere di comprendere quel che si era creduto: fides quærens intellectum (la fede che cerca l’intelligenza). Oggi credere non è affatto scontato, e il gesuita paleontologo come il professore di Stanford mettono in pratica un adagio rovesciato e adattato all’era del dubbio e delle disillusioni: intellectus inveniens fidem (l’intelligenza che trova la fede [ed è da essa stimolato e nutrito]). In tal senso, Teilhard e Girard sono veramente “rari”, e tanto più preziosi in quanto interpellano al contempo sia i non credenti sia gli altri. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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culturafede e ragionefede e scienzafilosofialetteratura
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