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Donne e uomini in una comunità sinodale

Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" | 25/05/22

di Anita Cadavid*

La questione del ruolo e della presenza delle donne nella Chiesa non è un tema nuovo, si tratta piuttosto di continuare e inquadrare una riflessione sull’identità e la missione dei battezzati, che può aprire nuovi percorsi a partire dai tre ambiti regolarmente menzionati da Papa Francesco: la partecipazione delle donne in posizioni di responsabilità (e non solo) nella Chiesa, per sradicare ogni tipo di discriminazione e/o violenza e infine per pensare la Chiesa in categorie femminili. Se la Chiesa è Madre, come esprime la sua maternità nella vita quotidiana? Quale contributo specifico possono dare le donne di ogni stato di vita, per una migliore comprensione di questa realtà?  Questo favorisce senza dubbio la promozione della presenza e della partecipazione delle donne nella vita e nella missione della Chiesa. Non è solo una questione di quote o di stabilire la lista di ciò che una donna “può” o “non può” fare. Se si dovesse ridurre la questione solo al funzionale, la conclusione sarebbe che la Chiesa è una mera ONG. 

Una delle realtà più ricche dell’identità della Chiesa è che nella continuità c’è sempre una novità che lo Spirito permette al popolo di Dio di capire meglio. All’epoca Paolo VI sostenne che la maggiore presenza delle donne nella vita pubblica era un segno dei tempi e istituì una commissione per approfondire la loro missione nella Chiesa e nella società. Un passo significativo in questa direzione è stato fatto con il motu proprio di Papa Francesco, Spiritus Domini, che ha modificato il canone 230 del Codice di Diritto Canonico, dando alle donne l’accesso al Lettorato e all’Accolitato. Passi importanti come questo sono stati fatti anche nel campo delle posizioni di governo all’interno della Curia Romana: nel Dicastero dei Laici Famiglia e Vita i sottosegretari sono donne: Gabriela Gambino e Linda Ghisoni. Anche la segretaria del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale è una donna: suor Alessandra Smerilli F.M.A. La Segreteria del Sinodo dei Vescovi ha anche una sottosegretaria, suor Natalie Becquart, e non poteva mancare la presenza di Francesca di Giovanni come sottosegretaria della Sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede. Questi sono i nomi delle donne con gli incarichi più alti della curia. Tuttavia, questo non è il fine della riflessione in atto, l’importante è che più donne possano occupare tali posizioni (senza perciò ridurre la riflessione solo a questo).

Una grande opportunità sta nel cammino sinodale convocato dal Papa e che si svolge in quattro tappe a livello diocesano, di conferenza episcopale, continentale e universale. La sinodalità emerge come una realtà e un concetto di grande rilevanza. Questa è una caratteristica della Chiesa che può aiutare a comprendere meglio la vocazione e la missione dei laici in generale e delle donne in particolare. Ogni battezzato, ovunque si trovi, può essere portatore della luce dello Spirito per aiutare a discernere i segni dei tempi.

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L’Istituto di Studi Superiori sulla Donna (ISSD) dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, accogliendo tale necessità, propone il Diploma Donne e Chiesa (giunto alla sua III^ Edizione) che si svolgerà dal 18 giugno al 2 luglio in modalità online e con orario 16:00 – 20:00 CEST | 10:00 – 14:00 EDT. Questo Diploma è realizzato in collaborazione con la Pontificia Università Urbaniana, la Pontificia Università Salesiana, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” e l’Istitutodi Teologia della Vita Consacrata Claretianum. È Patrocinato anche dalla Conferenza dei Rettori delle Università e Istituzioni Pontificie Romane (CRUIPRO) e dall’Accademia dei Leader Cattolici. Quest’anno assume una sfumatura speciale. Il Comitato Scientifico si è lasciato interpellare dal cammino sinodale che la Chiesa sta seguendo attualmente e che richiede un impegno attivo di tutti i battezzati, siano essi laici, uomini e donne, religiosi e chierici, ognuno a partire dalla propria vocazione e stato di vita. 

Il Diploma congiunto è strutturato in quattro moduli seguendo la dinamica dell’ascolto come discepoli e missionari, comprendendo le sfide, le luci e le ombre della situazione delle donne nella Chiesa e della collaborazione tra clero e laici, illuminati dalla fede. Degli esempi fecondi di collaborazione e del difficile riconoscimento delle donne nei diversi contesti geografici, discernendo i criteri a cui fare riferimento per orientare il pensiero e l’azione e agire delineando i percorsi da seguire.

Questi i Moduli scelti:

Socio-storico: processi storici, problemi e punti di forza alla base di varie questioni culturali in corso, compresi gli aspetti dell’inculturazione della fede cattolica, per suggerire possibili elementi in uno spirito propositivo.

Antropologico (filosofico e teologico): significato della differenza sessuale nella persona umana e la complessità degli elementi nella formazione dell’identità sessuale, per illuminare come la collaborazione e la reciprocità tra uomini e donne possono essere espresse in contesti ecclesiali.

Ecclesiologico: punti principali del Magistero conciliare e postconciliare sui laici e sulle donne in particolare, per aprire vie di applicazione creativa, fedele e profetica a partire dall’ecclesiologia di comunione.

Mariologico: sviluppa ciò che la figura di Maria dice sull’identità e la missione delle donne nella Chiesa, presenta lo status quaestionis, alcuni punti critici e le vie da seguire.

Seminari: uno spazio per esplorare e valorizzare aspetti di sé stessi per favorire la percezione della propria mascolinità o femminilità (ascoltare), per interpretare i contenuti ricevuti (discernere), per personalizzare un nuovo modo di relazionarsi e collaborare come donna o uomo per-contro Cristo nella Chiesa (agire).

L’itinerario approfondisce il contributo specifico delle donne alla vita e alla missione della Chiesa e vuole essere un laboratorio di idee che fa vivere la chiamata di Papa Francesco e il discernimento dei segni dei tempi.


*Anita Cadavid è Direttrice dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna.

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