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E’ venerabile mons. Sodo, il prete dei pescatori arrestato per cospirazione

Mons.-Luigi-Sodo

Fotostudio Melina (Napoli)

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 24/05/22

Il vescovo napoletano finì in galera con l’accusa falsa di cospirare contro il governo italiano e di istigare i moti popolari proborbonici

Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce le fama di santità del vescovo napoletano Luigi Sodo (Napoli, 26 maggio 1811 – Cerreto Sannita, 30 luglio 1895), che sarà proclamato Venerabile, primo “gradino” verso il percorso di beatificazione. Monsignor Sodo non fu un vescovo qualsiasi: fu un gran curatore di anime, vicino sopratutto alle classi più povere della Napoli ottocentesca, in particolare i pescatori. Ma sopratutto conobbe il carcere, sottoposto ad una assurda e falsa detenzione, con l’accusa di cospirare contro il governo italiano nascente.

L’ordinazione del cardinale Caracciolo

Luigi Sodo nacque a Napoli il 26 maggio 1811 da una famiglia agiata e di grande religiosità. Avvertì fin da fanciullo la vocazione al sacerdozio. Trascorse gli anni della formazione distinguendosi negli studi e nella pietà: ricco di speranza e di fede, ricevette l’ordinazione sacerdotale il 20 dicembre 1834 dal cardinale Giudice Caracciolo. Il suo ministero sacerdotale fu caratterizzato per un’intensa applicazione alla cura delle anime.

SAN FRANCISCO DE PAULA
Alle spalle di piazza Plebiscito, si sviluppa il quartiere Chiaia con la sua celebre riviera: è la zona in cui è nato e vissuto mons. Sodo.

Tra Chiaia e Pizzofalcone

Il giovane sacerdote cominciò il suo ministero pastorale nelle cosiddette cappelle serotine di Chiaia, rivolgendo le sue cure ai pescatori della zona, ai malati ed ai carcerati. Poi fu rettore della chiesa di S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone ed economo curato della parrocchia di S. Lucia a mare in Napoli, venendo a contatto con la nobiltà e la plebe napoletana. 

Le missioni popolari

Impegnato nel campo delle missioni popolari e dedito al ministero del confessionale, Luigi  Sodo spiccava nel clero napoletano per la sua profonda religiosità e per una larga e fattiva carità.

Vescovo a Crotone

Proprio lo zelo apostolico e la stima raccolta in ogni ambiente spinsero il re Ferdinando II a proporre il nome del giovane sacerdote a Pio IX per la sede vacante di Crotone in Calabria. Per quanto ripugnasse alla sua umiltà una carica così importante, il venerabile Sodo accettò la nomina e venne consacrato vescovo il 28 marzo 1852 a Roma nella chiesa dei Ss. Apostoli.

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Re Ferdinando II di Borbone suggerì la nomina a vescovo di Luigi Sodo.

42 anni nel Sannio

Raggiunta subito la sua sede, fu costretto ad abbandonarla per gravi ragioni di salute, che indussero il papa e il re a conferirgli la nomina per la più vicina diocesi di Telese o Cerreto (Benevento), dove il 14 agosto 1853 fece il suo solenne ingresso: qui monsignor Sodo restò fino alla morte, per ben quarantadue anni.

Amico di due papi

Monsignor Sodo amò teneramente la Chiesa, venerò i grandi pontefici che la guidarono nel tempo del suo episcopato (Pio IX e Leone XIII) e la difese dagli attacchi che le vennero portati nel difficile clima dell’unificazione nazionale. 

L’esilio prima dell’arresto

Con le vicende storiche che interessarono l’unità d’Italia e particolarmente il Sud della Penisola, nel 1860 come altri vescovi meridionali, dovette lasciare la diocesi, vivendo in una specie di esilio per cinque anni a Napoli, utilizzando il fratello Giovanni, ormai sacerdote, come tramite per continuare a seguire la vita della diocesi lontana.

Il carcere

Il 6 gennaio 1863 venne arrestato, insieme ad altri ecclesiastici, con l’accusa falsa di cospirare contro il governo italiano e di istigare i moti popolari proborbonici; restò in carcere per 42 giorni. Dopo cinque anni di umiliazioni e di accuse infondate, poté ritornare nella sua diocesi di Telese – Cerreto.

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Configurazione al Cristo in croce

Il venerabile Sodo considerò tale sofferenza, come quelle fisiche che non mancarono mai nella sua vita, una configurazione al Cristo in croce, la cui passione egli contemplò con accenti di grande commozione. Non confuse mai la causa politica con quella della Chiesa, cui rivendicò la necessaria libertà per portare avanti l’annuncio di salvezza (Diocesi Cerreto).

La rottura del femore e il declino fisico

Il vescovo Luigi Sodo partecipò al Concilio Vaticano I (1869-70), inculcò l’apostolato della preghiera, la devozione al S. Cuore e al SS. Sacramento, la recita del Rosario. Per l’intenso lavoro apostolico che fece, godé della stima dei papi il beato Pio IX e Leone XIII.

Il 28 giugno 1895 ormai 84enne, gli si ruppe il femore e questo fu l’inizio della fine della sua esistenza, tutta consumata nella penitenza, nella preghiera, nelle veglie notturne, nel servizio filiale al Papa ed alla Chiesa.

L’apoteosi ai funerali

Lo stato fisico generale già debilitato, non reagì al trauma subito e il 30 luglio 1895, mons. Luigi Sodo morì in Cerreto Sannita. I suoi funerali si trasformarono in un’apoteosi, con la partecipazione di tutto il clero e di una massa di fedeli rattristati.Sedici anni dopo, il 12 giugno 1911 il suo corpo venne esumato, trovato intatto e tumulato nella cattedrale di Cerreto (Santi e beati).

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