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Tommaso, investito e ucciso all’asilo. Il padre: non portiamo rancore

BAMBINO, PARCO, ASILO

Halfpoint | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 20/05/22

A due giorni dai tragici fatti accaduti all'asilo Primo Maggio siamo qui a documentare che in mezzo all'imponderabile è fiorito il perdono. Il padre della piccola vittima: "È stata una fatalità, una disgrazia. La madre dei gemellini non c'entra nulla, non coviamo un senso di vendetta nei confronti di quella donna"

Quando si dice l’imponderabile. L’asciutta cronaca dei fatti relativi alla tragedia accaduta a L’aquila colpisce duro:

Alle 14.35 circa nell’asilo ‘Primo Maggio’ di via salaria Antica Est a L’Aquila accade l’imprevedibile. Un’auto ferma di fronte l’ingresso dell’asilo, parcheggiata in salita, prende velocità lungo il ripido pendio, sfonda una cancellata e travolge un gruppo di bambini.

Sono piccoli, hanno tra i 3 e i 5 anni, e stanno giocando all’esterno della scuola per l’infanzia, complice la bella giornata. Sei bimbi finiscono travolti dalla vettura che era della madre di un loro compagno di scuola. Paura, grida, disperazione. Qualcuno avverte il 118. Arrivano diverse ambulanze, anche un elicottero e vari mezzi dei vigili del fuoco.

Da Agi

A due giorni dai fatti siamo qui a documentare che in mezzo all’imponderabile è fiorito il perdono.

Nel parco a giocare

La ricostruzione dei fatti ci porta nel mezzo di una scena che appartiene alla quotidianità di noi genitori. Il ritiro dei figli da scuola.

Una mamma ha parcheggiato la sua auto in salita, una Volkswagen Passat station wagon. E’ scesa per andare a ritirare i due gemellini di 5 anni dall’asilo, lasciando in auto il figlio maggiore, 10 anni.

PARCO, GIOCHI, BAMBINI

E poi l’incognita. Forse il freno a mano non inserito, forse altro. E l’auto è scesa in picchiata come un masso mortale, ha investito 6 bambini che giocavano nel cortile esterno dell’asilo. «Sono sicura di aver lasciato la marcia inserita, il freno a mano non ricordo», ha dichiarato la donna accusata, ad oggi, di omicidio stradale. E come non immedesimarsi in quello stato mentale che conosciamo bene, la frenesia pomeridiana di una madre che compie gesti meccanici e intanto programma il da farsi, pensa e agisce.

Sotto la Passat è rimasto gravemente incastrato Tommaso D’Agostino. Da subito le sue condizioni sono apparse critiche. I soccorritori hanno praticato le manovre di rianimazione, purtroppo Tommaso è morto appena arrivato al Pronto Soccorso.

Un dettaglio ulteriormente imponderabile colpisce:

Tommaso il mercoledì esce dopo perché ha l’ora di religione.

Da Repubblica

Proprio il mercoledì, proprio questo mercoledì. Ed è stata l’ora in cui il mistero di Dio ha fatto irruzione lì, proprio lì.

Altri bimbi sono stati feriti in modo non preoccupante e uno di 4 anni è stato trasferito al Bambino Gesù per politrauma da investimento.

Dov’è Tommaso?

“Le mie figlie hanno visto le drammatiche scene e sono sotto shock: siamo distrutti e addolorati, chiediamo e chiederemo ancora scusa alla famiglia del povero Tommaso e dei bambini feriti”.

Da Ansa

Parla così la donna su cui pesa la responsabilità di questo tragico fatto. Sono due famiglie spaccate ma che s’incontrano, quella di chi ha provocato un incidente mortale e quella di chi ha perso un figlio piccolissimo.

Oggi riecheggiano su tutte le testate le dichiarazioni di Patrizio D’Agostino, il padre di Tommaso.

Dal terrazzo di casa vedeva l’asilo di suo figlio, era in pausa pranzo. Quando è stato avvisato dell’accaduto si è recato subito sul posto, le sue prima parole:

Dov’è Tommaso?

Una domanda che resta sospesa. Patrizio ha assistito alle manovre di rianimazione sul figlio, poi insieme alla compagna ha appreso della morte. E nelle ore successive alla tragedia non è uscita una sola parola d’ira da questa famiglia. Ringraziano i soccorritori per aver fatto tutto il possibile e il padre perdona la donna responsabile:

“È stata una fatalità, una disgrazia. La madre dei gemellini non c’entra nulla, non coviamo un senso di vendetta nei confronti di quella donna. Sarà disperata quanto noi, anche la sua vita in fondo è stata rovinata …È giusto darle un abbraccio e farle sentire che abbiamo capito”.

Da La Repubblica

Un padre che è stato presente all’evento più doloroso che si può immaginare. Un padre che continua a rimanere presente alla realtà, che lascia spazio all’immedesimazione con chi per istinto dovrebbe odiare. “Sarà disperata quanto noi”. Siamo qui a documentare che all’imponderabile può rispondere la libertà dell’uomo di non lasciarsi schiacciare dalla tentazione del buio, della disperazione, dell’ira cieca.

Non abbiamo risposte alla morte innocente, ma vediamo come un uomo può rispondere al lutto con la follia benedetta del perdono, sottraendo una tragedia alle grinfie di un cinismo indifferente (la Natura matrigna di Leopardi) per consegnarlo al mistero di una Provvidenza che non capiamo, ma a cui stiamo abbracciati più forte.

Quel matrimonio s’ha da fare

C’è un ultimo dettaglio eclatante in questa storia. Lo ha confessato il padre di Tommaso in un’intervista.

D’Agostino racconta che lui e la compagna avrebbero dovuto sposarsi in chiesa il 3 luglio, il giorno di San Tommaso. E annuncia che lo faranno comunque, in Comune, “per rispetto a Tommi, perché era una cosa che avevamo deciso proprio per lui, da credenti ci sembrava un dovere farlo per nostro figlio. Ovviamente la cerimonia in chiesa non la faremo. Non è una festa”.

Da Huffington Post

Solo con un sussurro di voce appena accennato, vorrei dire al papà e alla mamma di Tommaso che proprio alla luce dei fatti il loro matrimonio andrebbe celebrato in Chiesa. Dio li aspetta a quell’altare, per adempiere a quel sì all’amore e alla vita che è già nei loro cuori. E’ Dio ad aspettare di ricevere il loro sì, a voler confermare con il suo abbraccio che l’ipotesi di quel bene coniugale che fiorisce con la nascita di un figlio non è stato tradito.

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