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Ecco perché ci piacciono le storie a lieto fine

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Antoine Mekary | ALETEIA

Paola Belletti - pubblicato il 20/05/22

Da I Cinque Passi, una catechesi sulla Provvidenza divina: la realtà la mostra o la dimostra impossibile? Padre Maurizio Botta annuncia con le parole di Cristo e dei profeti ciò che per un credente è davvero la provvidente azione di Dio.

I Cinque Passi, catechesi sulla Divina Provvidenza

Padre nostro, che sei nei cieli…

Inizia pregando, con calma e concentrazione, insieme a tutti i presenti e ai molti collegati via web. Si comincia così a fare le cose, con della ginnastica posturale dello spirito: la preghiera ci dice chi siamo, rispetto a chi, Chi sta agendo e con quanto amore, perché ha senso anche questa catechesi. La registrazione è del 26 febbraio.

Come si trattasse di un caso da risolvere Padre Maurizio Botta mette sul tavolo tutti gli elementi raccolti utili a rintracciare quello che stiamo cercando: la Divina Provvidenza.

Babbo Natale, le calze che non riescono a contenere il dono che siamo, l’estate alla quale ci avviciniamo 30 km al secondo, i Promessi Sposi, un’email e alla fine dei giudici d’eccezione, due scrittori, entrambi defunti. il tutto in un duello. E, per concludere, la descrizione di un quadro in sei pennellate.

Come ci immaginiamo la Provvidenza?

A Chesterton siamo abituati, lui è quello che i calzini, come lo sguardo sulla vita e la creazione intera, li rovescia. Babbo Natale, per il grande autore inglese, non sparisce con lo sfumare dell’infanzia, ma arriva a dominare tutta la sua vita di adulto.

Se prima si limitava a chiedersi chi mettesse i giochi nella calza la notte di Natale, ora si domanda chi metta la calza in fondo al letto e il letto nella stanza e il nostro pianeta a volteggiare rapidissimo nel vuoto. E, soprattutto, si interroga sul regalo di sé a sé stesso da parte di un vero Babbo Natale. (Padre nostro, che ci hai creati per puro amore. Più “natale” di così).

Ve lo dico subito: la cosa che mi ha avvinto di questa catechesi (e potete rispondere con un sonoro, sebbene interiore, “e chi se ne importa?”) è la scoperta di quanto sia inconsistente il nostro modo di pensare alla Provvidenza e il fatto che sì, la Provvidenza, che è solo quella divina, permetta anzi promuova il fatto che noi si cominci a marcire fin da ora. Come ha fatto Cristo, del resto.

Stupore e gratitudine per la realtà

Ma cominciamo con ordine, perché Padre Maurizio ha fatto lo sforzo di ordinare le idee, le parole e le voci che avrebbero composto questa catechesi.

Come Chesterton bambino e adulto, si esercita nello stupore dell’esistere: dall’albero in giardino che stende e ritorce rami per cercare il sole, all’albero genealogico che ci mostra come il nostro esserci sia uno sfacciatissimo regalo per cui sarebbe bastato un niente in qualsiasi snodo della nostra storia familiare a far sì che non ci fossimo. E del DNA, vogliamo parlarne? Una cosa invisibile, dentro il nucleo invisibile di ogni nostra cellula – sempre invisibile – che disteso in lunghezza raggiunge quasi i due metri e contiene una quantità di informazioni pari a tremila volte I Promessi Sposi.

Bellissimo.

Indizi contro la Provvidenza

Ma anche l’email dell’amica non credente, che gli fa l’enorme favore di sintetizzare tutte le tipiche obiezioni all’idea corrente di divina provvidenza, è vera, o meglio, ci si riconosce facilmente (dato che anche in noi credenti, continua a persistere una visione da non credenti). L’amica che scrive lo avverte: non piacerà questa catechesi, il che significa “la Provvidenza divina è indifendibile”. Non vedi che basta l’elenco delle angustie di una sola giornata a dimostrare che di divino e provvidenziale non c’è proprio un bel niente?

(A me per esempio è bastato che un vicino di casa chiedesse di procurare le nuove lampadine per le luci esterne del condominio per sentirmi sopraffatta dall’ingiustizia)

Ricorso in appello

Mancano dunque i due giudici, gli scrittori cui accennava in apertura.

Eccoli: uno russo e uno britannico, Aleksander Puskin e Clives Staples Lewis. Come giudicano le due posizioni? Stupore e gratitudine di fronte alla realtà o realtà stessa impugnata come dimostrazione del disinteresse di Dio per le nostre vite?

Sintetizzo, ma vi rimando per gustarvi tutto al video della catechesi e a seguire autori e opere che lo stesso sacerdote oratoriano raccomanda. Quelle voci che sentiamo dentro di noi e ci dicono di continuo e con gravità “ecco, non vedi? A Dio non interessa, non se ne cura, guarda la malattia, guarda le ingiustizie, e tutto quel dolore? non ti bastano come prova?”, questi e simili monologhi hanno un nome e una natura precisi: sono tentazioni diaboliche. Così emerge dall’opera di Puskin, Il Demone.

E Lewis, con le sue decisamente provvidenziali Lettere di Berlicche, ci insegna a riconoscere il gioco del nemico. Il gioco scoperto perde parecchio della sua insidiosità, ricordo a me stessa. Ma quanto siamo smemorati, noi creature intelligenti e libere?

Per questo, alla fine della fiera, il tema è proprio questo: quando finisce davvero la fiera? La realtà, con le sue durezze, incongruenze, malattie, morte, ingiustizie sempre di preferenza a danno dei più innocenti, quand’è che è davvero arrivata alla fine? Cristo è un uomo di successo? Gli è andata bene o gli è andata male?

Malissimo, storicamente parlando. Ecco qua però la differenza tra chi ha la fede e chi no: la storia si decide oltre la storia.

Cosa dice Dio della Sua provvidenza?

Ah, ma quindi ha ragione l’amica dell’email? Che convenga tenere duro e confidare nel fatto che dopo, una volta arrivati alla fine, si capirà tutto e tutto sarà composto?

No, nemmeno. Perché una delle pennellate che compongono il quadro della provvidenza secondo le parole di Cristo stesso è proprio questa: la Provvidenza è sempre ora, nel presente.

Ho fretta di dirlo, poi vi rimando volentieri alle parole chiarissime di Padre Maurizio che peraltro dice che di parole sue non ne ha, gli bastano quelle bibliche, da Cristo a quelle prima di Cristo che Cristo è venuto a compiere.

Se Dio permette, e lo permette eccome, che ci siano malattie, morte fisica, violenza e sopraffazione, significa che non è poi così grave, o meglio che non è definitivo, che non ci strappa a noi stessi e al nostro destino di bene. Poiché Dio è Dio e conta anche i capelli del nostro capo, li conta anche quando cadono, e li lascia cadere perché, misteriosamente, non vanno perduti, non va perduto davvero ciò che io sono, ciò che vale, persino la bellezza di quel singolo capello (che qualcuno può avermi strappato per pura cattiveria).

Se ne cura o non se ne cura?

Dio mi dice che non è vero quel che soffia il Maligno e che l’empio conferma “ecco, Dio non se ne cura”. Se ne cura eccome, ma non come intendo io, come sento io, come ritengo che dovrebbe curarsene, come ora mi accingo a spiegarGli per l’ennesima volta che dovrebbe gestire la faccenda.

Sia fatta la Tua volontà è una vacanza alle Maldive. Se solo me lo ricordassi!

Mio Dio, io amo la Tua volontà perché credo quindi so che è ciò che mi compie; per questo voglio raccogliere la mia piccola e incostante volontà e metterla volontariamente dentro la Tua che è volontà di bene, felicità, gioia, luce.

la provvidenza divina che emerge dalle parole della Scrittura

Questa è la prima informazione decisiva: che un credente in Cristo non la immagina, non la inventa; la provvidenza ha per lui le caratteristiche della parola di Dio. Non è una provvidenza da laboratorio, filosofica e immaginata. E’ quella che ha le caratteristiche che escono dalle parole di Gesù e dalle parole che precedono Gesù e che Lui dice di essere venuto a compiere.

Ed è assoluta, questa provvidenza? Sì, ma in uno scenario misterioso che però Dio ha rivelato.

La ricerca ossessiva dei segni

A volte in certi cattolici c’è ricerca religiosa di segni per ogni minima cosa, ma senza la parola di Dio.

Vogliono capire se è volontà di Dio anche prendere quell’autobus o la metropolitana, andare in una località o in un’altra, comprare un paio di mutande o i boxer. Chiedere al padre spirituale che marca devono usare. Ne ho conosciuti di così.

La mia risposta sarebbe sempre quella di Carlo Verdone al socio ACI.

Al di là dell’aspetto indubbiamente comico (quindi ridiamo, non prendiamocela, please) ciò che Padre Maurizio mette in evidenza è che molto spesso noi, tutti noi, ci preoccupiamo dei segni divini, ma non in un contesto biblico.

E’ solo interessandosi a quello che Gesù ha rivelato che possiamo cogliere i segni.

Un’altra aberrazione tipica in tema di provvidenza e segni è la tendenza a forzature apologetiche a favore di Dio. Quando cioè ci affrettiamo a trovare in ogni situazione negativa la scusante per Dio. Senza considerare che proprio nella rivelazione biblica, nel libro di Giobbe, Dio condanna gli amici di Giobbe che lo difendono e nelle quasi bestemmie di Giobbe non trova nulla di ingiusto. Per dire.

Prima pennellata: c’è un progetto meravigliosamente complesso e alto

Ecco come emerge dalle parole di Dio. Ricordiamo Isaia al capitolo 55?

6 Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
7 L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
8 Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore.
9 Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Lo ha detto, lo ha ispirato al profeta

quindi, un credente non può saltare questa parola. Non importa quello che soggettivamente sente in un momento determinato.

Dio pensa e vuole; la rivelazione ci conferma l’esistenza e potremmo dire la persistenza di un pensiero di Dio, smisuratamente più alto del nostro pensiero. Dio ha un progetto definito che non cambia e il suo è un progetto di bene, non di sventura.

Dio e il tombolo

Cosa può assomigliare a questo modo di agire di Dio, cosa ci può aiutare a immaginare il suo progetto in corso d’opera? Padre Maurizio ci suggerisce il tombolo, sì quella tecnica di ricamo con la quale si realizzano i merletti.

Innanzitutto il tombolo è il cuscino, il supporto; ci attacchi spilli, a quelli attacchi fili, a coppie che terminano con dei fuselli, a coppie, centinaia di coppie. E poi la ricamatrice di tombolo parte con queste mani velocissime. C’è un’intelligenza umana capace di fare questo, c’è un disegno che la ricamatrice segue ma capisce solo lei. Immaginate che la ricamatrice sia Dio: man mano che il disegno va avanti vedo che sta facendo cose sensate.

Siamo come San Filippo Neri anche noi, ogni tanto, sebbene spesso prevalga una curiosità inquisitoria alla sua ispirata ad una resa amorosa:

Vorrei sapere da te come ella fatta questa rete d’amore che tanto abbraccia

Seconda pennellata: questo progetto d’amore è per due tipi di creature, uomini e angeli

Gli angeli e gli uomini sono liberi, per questo nel progetto misterioso d’amore di Dio esiste un male che ci viene continuamente proposto e che così viene anche inflitto a persone innocenti, anche alle vedove e agli orfaniin uno scenario che non esclude il dolore innocentedovuto a malattia e morte.

Cioè la provvidenza di Dio si esplicita in questo scenario. La più grande obiezione alla realtà della provvidente azione di Dio è smontata dalla rivelazione. E’ proprio in questo scenario che la provvidenza di Dio si esplicita, è dentro queste circostanze che si compie il Suo progetto buono.

Cosa significa per noi? che la provvidenza si svolge, che il ricamo si realizza, misteriosamente e indefettibilmente, in un’arena dove si combatte. Siamo in un contesto agonistico in cui malattia, morte, libertà cattiva di uomini e demoni sono un dato di fatto.

Gesù ci dice non che queste cose non accadranno, bensì di non averne paura.

Quando Gesù dice “non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo” significa che questo progetto provvidenziale prevede che ci sia qualcuno che ci perseguita e che può toglierci la vita mortale. Solo quella, non l’anima. Ed è solo qui che dice dei passeri, quel passo che ci piace tanto e ci intenerisce, insieme a quello dei nostri capelli di cui Egli tiene il conto. Come, dirà altrove, delle nostre lacrime che addirittura raccoglie in otri.

Non significa che i capelli non cadranno, che le lacrime non scorreranno copiose, che l’angoscia non ci attanaglierà, che la morte, anche per mano di violenti, non giungerà. Significa che non me ne devo preoccupare; che non devo fare un assoluto della morte del corpo. Che la salvezza è più importante della salute.

Terza pennellata: Dio vede e si cura personalmente dell’orfano e della vedova

E’ così, vede e si cura di noi esattamente in questo contesto che non stravolge, se non da dentro, a partire dai cuori che Lui solo vede nel segreto.

La vedova che getta le due monete del tesoro nel tempio? Solo Gesù, che è Dio, la nota e lei nemmeno lo sa. Come stava, come si sentiva nel dare le sue ultime due monete a Dio? Probabilmente disperata, se non è scritto significa che non era importante saperlo. E’ un atto di fede, non importa il suo stato soggettivo.

In quella disperazione, che fa parte della vita umana, lei ha avuto fede. Ha compiuto atti di fede dentro la sua disperazione, non l’ha fatto a favore di telecamera, occhieggiando in direzione di Gesù. Questa è fede nella provvidenza, biblicamente intesa. Do tutto, mi rimetto a Te.

E i miracoli di guarigione? la liberazione da diverse forme di oppressione?

Quarta pennellata: la libertà di Dio nei miracoli

Il progetto di Dio prevede che Lui, eccezionalmente, intervenga e liberi anche in modo miracoloso; sì Lui continua ad agire anche con potenza di miracolo. I miracoli continuano ad accadere, ma secondo l’estrema libertà di Dio. E’ sconveniente chiedersi perché uno è guarito e altri dieci no.

Campioni di apnea

Respiriamo, Dio e la sua azione provvidente sono sempre ora, sempre al presente, non declinate al futuro. Non ci è chiesta quell’esasperante resistenza, stoica, autopunitiva che anche l’email dell’amica non credente richiamava come odiosa condizione per far quadrare i conti di questa provvidenza indecifrabile.

Ecco perché un credente è sempre goloso di ciò che accade;

credere veramente a lle parole di Gesù significa avere atteggiamento carico di positività nei confronti della realtà e in ogni istante, perché non leggi mai un déjà-vu.

No, non è indecifrabile la Provvidenza, non perlomeno nel senso di incomprensibile: è smisuratamente alta, complessa, superiore a noi, ma carica di senso e certa nei suoi esiti. Sì, andrà bene, tutto andrà a finire bene. Di più: tutto comincia già ad andare bene, per questo “marcisce”. Per questo, anche noi, “marciamo” come il seme che deve morire e comincia a farlo da ora e anche nel senso che siamo in cammino.

Qui e ora, sempre

E’, se opera, diceva Don Giussani in un incontro con i giovani universitari.

Se avessimo detto Padre nostro ma lui non fosse realmente presente sarebbe molto grottesco. Ma per la maggior parte della gente Dio è così, anche per chi va in chiesa il rapporto col divino , origine e destino di tutto, si riduce a semplici e vuote parole.

Senza quest’azione di Gesù presente e operante ora, che cosa resta?

Che cosa faremmo del nostro povero cuore che non riusciamo a gestire se Gesù non operasse? E delle nostre passioni che non sappiamo governare? Dio è Dio se opera ora, nel presente, se no non è Dio. Che cosa potremmo fare delle nostre malattie e morti se Gesù non fosse davvero quello che ha detto di essere?

La fede è fede solo se non è ricordo, valori, istruzioni, buona cittadinanza, gentilezza.

Cos’avete tutti contro il lieto fine?

C’è. Il lieto fine c’è, questa in sintesi la nostra fede. Non siamo degli ingenui, non è che non vediamo gli orrori, la bruttezza, la violenza e le ingiustizie. Ma sappiamo che Dio ha le idee chiare e una volontà che non muta e che il suo progetto, di pace e non di sventura, si compirà in questo scenario.

Come si concilia la libertà di tutte queste creature, umane e angeliche, con la libertà di Dio e la certezza che tutto finirà bene? Non so come Dio faccia a tenere insieme tutti i fili e a lanciare e riprendere i fuselli per ottenere il ricamo, ma lo fa.

Sia fatta la Tua volontà, senza clausole nascoste

A me, credente, viene rivelato che devo chiedere “sia fatta la Tua volontà”, ma non in quel modo orribile e masochistico per cui ci arrendiamo alla presunta crudeltà di Dio “ok se vuoi mandarmi il tumore manda pure, sono pronto”.

Nel senso della mitezza e umiltà di Gesù che fa fino in fondo la volontà del Padre.

Sono queste la sua mitezza e umiltà di cuore: quelle che prevedeno anche la durezza, contro il male e il peccato, persino contro sè stesso quando la propria volontà è tentata di andare altrove: Lui la prende, mentre suda sangue nel Getsemani, e la consegna liberamente a Dio, nella Sua meravigliosa – il che non significa indolore – volontà. Dopo il Getsemani, infatti, c’è il calvario e sul calvario la morte.

Ma dopo la morte?

Il tema è sempre quello: Gesù dice la verità o è un pazzo megalomane?

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