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Storia di un biologo che cercava serpenti e ha fondato ospedali

AFRICA, HOSPITAL, CHILD

Richard Juilliart | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 19/05/22

Più di vent'anni fa Luigi Bellini lasciò le aule universitarie per fare ricerche su un rettile in Madagascar. Non lo trovò, ma scoprì un paese dall'alta mortalità infantile e povertà assoluta. E rimase lì ad aiutare.

Qualche giorno fa mio figlio mi ha sorpreso con una domanda secca: “Come faccio a capire la mia vocazione?”. Questi fulmini a ciel sereno capitano sempre dopo cena, quando il genitore ha la batteria mentale esausta. Ho balbettato qualcosa, però è stata quest’eco nella memoria recente a farmi soffermare su una notizia, spulciando ieri tra le testate.

Non è un fatto di stretta attualità, piuttosto una presenza di lunga durata nata da un imprevisto. E’ la storia di Luigi Bellini, biologo napoletano, che partì alla volta del Madagascar per fare degli studi su un certo tipo di rettili e poi rimase lì a costruire ospedali.

Il Madagascar, quello sconosciuto ai turisti, è costituito prevalentemente da disseminati villaggi di povere capanne: non esistono né acqua potabile, né elettricità, non ci sono scuole né ospedali validi.  Ovunque presenti, in forma endemica: parassitosi, malaria, tubercolosi, colera, persino l’ultimo focolaio di peste al mondo (in realtà la peste rimane una malattia endemica in Asia, Africa e anche Stati Uniti, vedi dati OMS, NdR) Invasioni di locuste con carestie bibliche ricorrenti, raccolti distrutti, malattie, denutrizione e morte falcidiavano le popolazioni ovunque.

Da Next Onlus

Vocazione, forse, non è solo ascoltare qualcosa che grida dentro, ma lasciarsi colpire da qualcosa che la realtà manifesta. Un’ipotesi non messa in conto che pure diventa un’urgenza imprescindibile. (Qualcuno dentro la realtà ci chiama).

Dalla ricerca alla missione

Per me il Madagascar resta la terra dei lemuri del famoso e bellissimo cartone animato, ma – facile da immaginare – è un luogo anche pieno di serpenti. Tra loro, una rara specie di Chalcides. Proprio per studiare questa specie di rettili, Bellini, biologo dell’università di Napoli, lasciò le aule e partì alla volta del Madagascar negli anni ’90.

Di quel serpente non trovò traccia, ma si trovò di fronte a un dato, umano più che strettamente biologico, sconcertante.

Mortalità dei bambini entro 5 anni 17%, vita media 50 anni. Questo impatto, emotivamente sconvolgente, mise in discussione tutto delle sue convinzioni precedenti.  Persino il valore idealizzato del presunto primato assoluto della Scienza nel progresso umano. Iniziò a chiedersi che valore e senso avessero il suo lavoro e la sua vita di fronte a queste immani tragedie e come utilizzarla al meglio. 

Dopo tre anni di interiore dibattito e riflessione decise di trasferirsi, pressoché inerme, ma armato di una determinazione assoluta, in Madagascar, deciso a dare tutto se stesso per cambiare lo stato delle cose esistenti. Vende quel poco che possiede, conscio che ci sarà bisogno di mezzi anche finanziari per iniziare concretamente ad agire.

All’inizio alcuni apprezzano la sua iniziativa, altri, maggioritari, irridono la sua “illuminazione” e gli danno del “pazzo visionario”. É rassicurato e corroborato, però, dai suoi cinque figli, giovani adulti, che accettano e approvano la sua decisione, pur consci dei sacrifici che comporterà per loro stessi e che continueranno ad aiutarlo per sempre.

Ibid.

Cosa accade quando ci lasciamo mettere in discussione dai fatti? Come capire se una scelta è giusta? Cosa permette di fare un passo rischioso verso un’ipotesi di vita tanto incognita?

Tre anni di discernimento, per poi muoversi da inerme. Colpisce, molto. In fondo è quell’azzardo che fece fare un salto a Ulisse oltre le Colonne d’Ercole. Non aveva i remi adatti a navigare nel mare aperto oltre Gibilterra, eppure sentiva che una risposta definitiva alla vita c’era solo oltre il noto del Mediterraneo. Il fallimento e la morte sono messi in conto, suppongo. Eppure si va e non da soli. Come Ulisse, è una compagnia piccola di amici a non rendere tutto solo una fissazione monomaniacale.

Non mi trovo molto in sintonia con John Lennon, ma una sua frase famosa coglie davvero nel segno per spiegare, forse al di là delle intenzioni del cantante, cosa sia la vocazione:

La vita è ciò che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.

Bellini faceva ricerche nell’ambito della biologia e si è trovato a dedicarsi a una missione. Sappiano noi accorgerci di Chi ci chiama mentre – come Marta – siamo affaccendati sui nostri progetti?

Opere che fioriscono

Dal 1998 e per i tre anni successivi [Bellini – Ndr] si occupa di assistenza nei villaggi, con medici malgasci visita gli abitanti, distribuisce loro medicine, cibo, materiale scolastico: «Era troppo poco – dichiara Bellini – così decido, con i miei soli mezzi e la condivisione generosa delle Suore Battistine di Roma, di progettare ad Antsiranana un centro di diagnostica, radiologia, cardiologia e laboratorio di analisi per servire il Nord del Paese».

da Corriere

Quel centro di diagnostica è stato inaugurato nel 2005 e ci lavorano suore, tecnici e medici malgasci formati in Italia. A loro si aggiunge il contributo dei volontari. Il passo successivo alla diagnostica è quello di costruire un ospedale vero e proprio. Nel 2009 viene intrapresa la realizzazione di un vero Policlinico multidisciplinare di 100 posti letto, modernamente progettato e tecnicamente dotato delle essenziali attrezzature necessarie ad una moderna medicina.

Queste opere vengono coordinate dalla Next Onlus che è nata per sostenere l’intuizione iniziale di Bellini ed è via via cresciuta nel tempo. Anche il contributo della CEI è stato fondamentale affinché quest’ospedale vedesse la luce.

E visto che la carità tutto spera e la provvidenza è maestra di moltiplicazioni inaspettate, la storia di questa missione si arricchisce di un altro tassello.

Contemporaneamente alla costruzione del Policlinico, nel 2010 il Governo malgascio decise di migliorare il suo sistema Universitario istituendo altre due Facoltà di Medicina da affiancare a quella presente nella capitale Antananarivo. La NEXTonlus, pur con i suoi scarsi mezzi, accetta l’invito del Ministro dell’Università a sostenere l’iniziativa e diventa Cofondatore della Facoltà di Medicina nella città di Antsiranana. Il Policlinico NEXT, inaugurato nel 2015, ne è ora parte integrante

Da Next Onlus

Gli altri sono il legame con noi stessi

La curiosità di leggere e approfondire questa storia è stata innescata da mio figlio. Quando andrò a riferirgliela, immagino già una sua domanda: ma poi il bello di una vocazione si misura in base a ciò che si è fatto? Sarebbe facile chiudere il cerchio su questa storia, e altre simili, misurando tutto sulla bilancia di ciò che si è prodotto. La trama la conosciamo: l’intuizione folle, il rischio, le critiche degli altri e poi il successo. No, il punto non è essere degli eroici visionari, controcorrente e poi degni di applauso.

Vocazione è ascoltare una chiamata, e se Qualcuno chiama è per mettersi in relazione con noi. E in un breve video disponibile su Facebook Luigi Bellini sposta tutto il senso della sua opera dal fare al presente del rapporto con gli altri.

Noi senza gli altri non siamo niente, non esistiamo. Né a livello fisico né a livello di percezione. La nostra vita non ha senso senza gli altri, non può essere un’astrazione. Gli altri sono il legame con la terra, con il mondo e con noi stessi. Senza vedere gli altri non si può vivere.

Per arrivare al nostro io dobbiamo fare un giro lungo che passa dall’immersione, immedesimazione, compassione … con gli altri. Siamo davvero all’opera non quando ci sentiamo dei bravi benefattori per l’umanità, ma quando ci rendiamo conto che dentro le nostre tantissime specie di costruzioni c’è la nostra voce più sincera che grida il bisogno di conoscersi.

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