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Perché Madre Teresa chiamava la Madonna la sua “compagna di viaggio”?

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RAVEENDRAN | AFP - Albo | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 17/05/22

Nel mese di maggio dedicato a Maria scopriamo 3 aneddoti che raccontano il legame della Santa di Calcutta con la Vergine

Gli ultimi giorni di aprile ho iniziato a fare progetti per come avrei vissuto il mese di maggio dedicato a Maria. Rosario tutti i giorni, messa quotidiana quando possibile, meno giudizi, più giudizio.

Come accade quasi sempre i piani saltano continuamente ed io arrivo la sera facendo i conti con quanto poco abbia pregato. Il 13 maggio scorso, nel giorno della festa della Madonna di Fatima, mi ero prefissata di andare alla celebrazione alle 8.30 del mattino – dopo aver lasciato mia figlia a scuola – e poi di partecipare al pellegrinaggio notturno delle Sette Chiese.

La Madonna di Fatima

Niente. Tutti e due i programmi sono andati a farsi friggere e dopo ore piene di lavoro e impegni si è fatta sera senza che io avessi nemmeno quasi pensato alla Madonna di Fatima. Soltanto all’ora di pranzo avevo raccontato in pochissime parole ai miei figli la storia di Francisco, Jacinta e Lucia.

La sera, mentre stavo prendendo dalla mensola i libri che volevano leggere i bambini prima di addormentarsi, cade per terra un foglietto di carta. “Cos’è?” mi chiedo a voce alta mentre lo raccolgo, e resto sorpresa nello scoprire che si tratta dell’immaginetta della Madonna di Fatima.

Sbam!

“Tranquilla, io sono qui”

Mi è venuto spontaneo mettermi in ginocchio in mezzo ai giochi abbandonati sul tappeto per ringraziarLa di questo regalo. Perché è come se mi avesse detto: “tranquilla, io sono qui”.

E’ proprio vero che la Madonna ci chiama per prima, come fa una madre che non aspetta ti faccia vivo tu, ma fa lei la prima mossa, si preoccupa. Maria mi anticipa e si fa trovare ancora prima che io realizzi che la sto cercando.

Madre Teresa e la Madonna

In “Madre Teresa. Il mio segreto: prego” una raccolta di preghiere pubblicate dalla Shalom, mi ha colpito leggere alcuni aneddoti che raccontano il rapporto che la Santa di Calcutta aveva con la Madonna.

Un’Ave Maria in braccio per i bambini morenti

Nella casa per bambini abbandonati Shishu Bhavan, si legge nel libro, Madre Teresa accoglieva tanti bambini e molti di loro non sopravvivevano. Lei se ne infischiava dei giudizi che la gente faceva riguardo le percentuali di mortalità, perché le interessava donare anche solo un’ora di assistenza e amore in più a quei piccoli.

“Noi li dobbiamo accogliere e amare”

Non mi importa ciò che la gente dice sulla percentuale di mortalità. Anche se muoiono solo un’ora più tardi, noi li dobbiamo accogliere e amare. Essi non devono morire senza aver ricevuto un po’ di assistenza e amore perché anche un bambino piccolissimo è in grado di rendersene conto.

(pagina 192)

Madre Teresa pregava un’Ave Maria per accompagnarli alla morte

Quando faceva visita loro, si fermava accanto ai lettini, giocava e parlava e se vedeva un bimbo in fin di vita…

(…) lo avvolgeva in una coperta e stringendolo a sé pregava un’Ave Maria. Poi, lo dava in braccio a una consorella o a una collaboratrice raccomandandole di tenerlo così, stretto a sé, fino a quando non fosse spirato.

(Ibidem)

Un’Ave Maria, una soltanto, detta dentro un abbraccio. Quest’immagine è pregna di tenerezza e di fiducia. Madre Teresa aveva la certezza che per chiamare la Madonna “adesso e nell’ora della nostra morte” bastasse dire un’Ave Maria.

Madre Teresa: “La Madonna è la mia compagna di viaggio”

Madre Teresa aveva la convinzione totale, inscalfibile, che la Madonna l’avrebbe ascoltata ed esaudita. Che poi è la stessa cosa. Lei chiamava la Madre di Gesù la sua compagna di viaggio e c’è un perché e un aneddoto molto simpatico.

Un giorno era in stazione e doveva trasportare una grande statua della Vergine miracolosa che le aveva donato un sacerdote. Aveva un biglietto ferroviario gratuito con scritto “per Madre Teresa e una compagna” ma i controllori volevano farle pagare il trasporto dello scatolone. E allora lei…

La statua della Madonna viaggia con me

“Ecco la mia compagna, dissi, è la statua della Madre Maria e viaggia con me come mia compagna!”. E così mi permisero di portarla senza pagare per il trasporto della cassa. Da quel giorno mi piace dire che la Madonna è la mia compagna di viaggio.

(pagina 193)

Questo episodio mi ha ricordato Fratel Ettore Boschini che girava con la statua della Vergine Maria attaccata sopra il tettino dell’automobile sgangherata.

La “novena volante” di Madre Teresa

Solo da qualche anno ho scoperto che la preghiera che nonno insegnò a mia mamma (aveva promesso 10 dollari a chi tra i suoi figli l’avesse imparata) e che lei insegnò a me (senza ricompensa, ahahahaha) si chiama Memorare ed è tradizionalmente attribuita a San Bernardo da Chiaravalle.

Proprio questa bellissima supplica veniva recitata nove volte da Madre Teresa e dalle sue consorelle per chiedere una grazia urgente alla Madonna. La chiamava la “novena volante”.

Affidarsi in ginocchio

Un giorno Madre Teresa portò con sé nella casa di Berlino Est (prima casa aperta sotto il regime comunista), era il 1980, una suora che avrebbe voluto far rimanere lì per svolgere il suo servizio. Non avendo il visto le fu concesso di restare un solo giorno. La suora indiana prima di sera doveva andarsene, le autorità avevano parlato chiaro e c’era poco da scherzare. Così la Madre e le consorelle iniziarono a recitare nove Memorare. Arrivò una telefonata per informare che purtroppo sembrava non ci fosse nulla da fare ma la Santa di Calcutta non si fermò e ricominciò a pregare i nove Memorare in ginocchio. All’ottavo una nuova telefonata:

La suora può restare: il visto è stato concesso.

(pagina 198)

In ginocchio.

Ho cambiato i propositi di maggio: meno agitarsi in piedi, più affidarsi in ginocchio.

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Tags:
madre teresapregaresanta teresa di calcuttavergine maria
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