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Alice, 4 anni, fuori dall’Azovstal ma senza la mamma, in mano ai Russi

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Unknown | Fair Use

Paola Belletti - pubblicato il 11/05/22

La parziale evacuazione dalle acciaierie Azovstal e la drammatica storia di una bimba e di sua madre, medico militare, finita probabilmente in un campo di filtraggio russo.

Evacuata ma separata dalla mamma

Alice ha 4 anni e adesso si trova a Zaporizhzhia con una famiglia ucraina. Sta abbastanza bene, di sicuro meglio di quando viveva sottoterra senza vedere né mai poter stare al sole, per mesi.

Solo che quella famiglia non è la sua e soprattutto sua madre, medico militare che fino all’8 maggio era anche lei nascosta nei sotterranei della mastodontica acciaieria di Mariupol, non è con lei.

Dov’è? questo interrogativo che possiamo immaginare come martelli il cuoricino di Alisa, rimbalza anche sui media internazionali, partito dai social ucraini.

Nei bunker per sfuggire alle bombe e salvare i feriti

Prima di questo drammatico e speriamo provvisorio epilogo, Alisia e Victoria Obidina, la mamma ma anche il medico militare che curava i soldati feriti, affamati, disidratati asserraglianti nell’impianto siderurgico, erano insieme. Per questo la piccola poteva desiderare di rivedere la nonna Sveta e dire quasi scocciata “Dove, dove…sono nei bunker!” in un video diventato virale (dove vuoi che sia? Sembra intendere).

Appelli social, disperazione reale

In una guerra che si combatte anche con le informazioni, l’appello per il ricongiungimento di Victoria con la figlia corre da un profilo all’altro con l’hahtag #returnAlissimamà.

Purtroppo, la risposta alla domanda su dove si trovi ora Victoria Obidina, probabilmente è quella segnalata dal reggimento Azov

“Victoria è rimasta in un campo di filtrazione nel territorio dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, mentre la figlia è arrivata a destinazione a Zaporizhzhia ieri ed è stata affidata ad una famiglia ucraina. Al momento non si sa dove si trovi la madre”, ha scritto Azov. Probabilmente il medico si trova ora in un campo di filtrazione a Mangush.

Avvenire

Mariupol città martire

La città di Mariupol, con le parole del suo sindaco, era stata la prima a lanciare l’appello mostrando il video e paventando il grave rischio per entrambe se fossero finite in mani russe. Ora la piccola è al sicuro ma per la mamma si teme proprio la destinazione dei campi di filtrazione.

“Il mondo russo vuole uccidere Alice, di quattro anni. Lei è a Mariupol. Per un mese e mezzo la sua casa è stata un rifugio antiaereo nello stabilimento di Azovstal. La madre è un medico militare. Lei salva i feriti. Se lei e sua figlia vengono fatti prigionieri, non c’è possibilità di trattamento umano. E cosa vuole Alice? Casa! Tutti i bambini sono uguali. Chiediamo alla comunità mondiale di fermare il genocidio e salvare le persone”.

I campi di filtraggio

Sono luoghi allestiti dai russi per trattenere soldati e prigionieri ucraini; le condizioni igieniche sono pessime e non si escludono maltrattamenti e torture. Chi finisce in uno di questi campi viene privato di documenti e telefono e non ha modo di comunicare con i familiari.

Le moglie dei soldati del reggimento Azov

Lo stesso timore hanno anche le mogli dei soldati che ancora resistono a Mariupol nei bunker dell’acciaieria; proprio oggi hanno incontrato Papa Francesco in Piazza San Pietro all’Udienza generale del mercoledì. Hanno chiesto aiuto al pontefice, loro ultima speranza, hanno commentato, perché le aiuti a portare in salvo i loro mariti.

Le richieste di aiuto per i mariti

Katheryna Prokopenko e Yulya Fedosiuk, mogli di due comandanti del Battaglione Azov, hanno preso parte all’udienza generale in Piazza San Pietro e, al termine, hanno potuto incontrare brevemente il Papa durante il ‘baciamano’. Un momento fugace, durato pochi minuti, che però le due donne descrivono come “un momento storico” ai giornalisti che incontrano in Piazza San Pietro subito dopo l’udienza.

Vatican News

 Speriamo tutti insieme che questo possa aiutare a salvare i nostri mariti, i soldati che sono nella Azovstal a Mariupol. Noi speriamo che questo incontro ci dia una chance per salvare le loro vite.

Così hanno detto al termine le giovani donne, una di Kiev e una di Leopoli, ora dirette in Germania.

Hanno potuto descrivere in inglese al Papa la situazione nelle acciaierie con morti in putrefazione che non possono essere sepolti cristianamente, feriti con arti in cancrena e la quasi totale assenza di acqua. Un inferno.

Anche loro temono che, se si arrendessero ai russi, i loro mariti e tutti i soldati ucraini ancora presenti verrebbero deportati e torturati.

Il Papa ha assicurato loro la sua preghiera. E, come chiede da tempo, ha chiesto a tutti i fedeli di pregare per la pace.

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