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San Domenico Savio: i 4 propositi di un santo di 15 anni

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Francisco Vêneto - pubblicato il 10/05/22

Il suo programma di vita era molto chiaro: “La morte ma non peccati”, e constatava “Ho visto che è possibile essendo sempre allegri”

San Domenico Savio nacque a Castelnuovo d’Asti il 2 aprile 1842.

Il suo direttore spirituale era nientemeno che San Giovanni Bosco, o Don Bosco, com’è universalmente conosciuto, che disse di lui:

“Ha un’indole dolce e un cuore formato alla pietà; ha imparato con straordinaria facilità le preghiere del mattino e della sera, e le recitava quando aveva solo 4 anni”.

A 5 anni, Domenico già colpiva tutti per la sua devozione a Messa, soprattutto quando aiutava come chierichetto, anche se non era facile per lui tenere il grande messale tra le mani.

Proposito di vita

Il programma di vita di Domenico Savio era molto chiaro: “La morte ma non peccati”.

Per realizzarlo, evitava le cattive compagnie ed era amico di chi aveva una buona condotta. Si confessava anche spesso, e venne autorizzato a ricevere la Prima Comunione a 7 anni, quando l’età minima era 12. In quell’occasione, registrò i suoi propositi personali:

“Ricordi fatti da me Savio Domenico l’anno 1849 quando ho fatto la Prima Comunione essendo di 7 anni.

1° Mi confesserò molto sovente e farò la comunione tutte le volte che il confessore mi darà licenza. 2° Voglio santificare i giorni festivi.

3° I miei amici saranno Gesù e Maria.

4° La morte ma non peccati”.

Esempio a scuola

La famiglia Savio si era trasferita a Mondonio, a 10 chilometri da Castelnuovo. Dopo aver terminato le elementari, l’unica opzione per portare avanti gli studi era andare – a piedi – alla città vicina. Il bambino fragile di 10 anni percorreva il tragitto andata e ritorno tutti i giorni. Doveva studiare perché voleva diventare sacerdote. Applicato e disciplinato, Domenico era il primo della classe.

Una volta, i compagni riempirono di pietre una stufa della scuola e accusarono Domenico. Il maestro dubitava di questo fatto, ma dovette rimproverarlo pubblicamente perché le presunte prove indicavano la sua colpevolezza, e oltre a questo Domenico non si difendeva. La verità, però, venne a galla il giorno dopo. Il maestro indagò allora per sapere perché Domenico non si era giustificato. Il bambino gli rispose che voleva imitare Gesù, che era stato accusato ingiustamente e non si era difeso. Lui, poi, sapeva che sarebbe stato perdonato perché era la sua prima mancanza a livello disciplinare, mentre i suoi compagni, se fossero stati accusati, avrebbero potuto essere espulsi dalla scuola.

“L’impressione più gradevole nel vederlo”

Nel 1854, l’insegnante di Domenico andò da Don Bosco “per parlare di un suo alunno degno di particolare attenzione”. Domenico Savio aveva 12 anni, e Don Bosco lo descrisse così:

“Domenico era fragile e delicato di carnagione, dall’aspetto grave e allo stesso tempo dolce, con una certa piacevole serietà. Era affabile e gradevole, di umore sempre uguale. Manteneva costantemente, in aula e fuori, in chiesa e ovunque, una compostezza tale che il maestro aveva l’impressione più gradevole solo a vederlo e a parlargli (…). Tutte le virtù che abbiamo visto sbocciare e crescere in lui, nelle varie tappe della vita, sono sempre aumentate meravigliosamente e sono cresciute insieme, senza che una lo facesse a detrimento dell’altra (…). Nelle cose ordinarie, iniziò a diventare straordinario (…). Qui ebbe inizio quella vita estremamente esemplare, quel continuo progresso di virtù in virtù e quella correttezza nel compimento dei suoi doveri che una persona potrà difficilmente superare”.

Amico di Gesù e Maria

Il piccolo Domenico era profondamente devoto a Maria. L’8 dicembre 1854, data e anno della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, rinnovò con questa preghiera i suoi propositi della Prima Comunione:

“Maria, ti dono il mio cuore. Fa’ che sia sempre tuo. Fammi morire piuttosto che commettere un solo peccato. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici”.

Desiderio di santità essendo sempre allegro

Nell’Oratorio di Don Bosco, incentivato da lui a cercare la santità, Domenico Savio andò a cercarlo e disse al maestro:

“Sento il bisogno di essere santo. Non avevo mai immaginato che qualcuno potesse essere santo con tanta facilità! Ma ora che ho visto che è possibile essendo sempre allegro, voglio e ho l’assoluta necessità di essere santo”.

Don Bosco consigliò allora al bambino di “guadagnare anime per Dio, perché non c’è nulla di più santo in questa vita che cooperare con Dio alla salvezza delle anime, per le quali Gesù ha effuso fino all’ultima goccia del Suo preziosissimo sangue”.

Santità adolescente

Domenico non perdeva occasione per offrire buoni consigli, e si preoccupava in particolare dei bambini, che arrivando all’adolescenza “si corrompono moralmente e perdono l’anima, forse eternamente, per il fatto di non avere nessuno che li istruisca nella fede!”

Il 9 marzo 1857, a 15 anni, Domenico Savio morì in santità. Convinto della futura canonizzazione del giovane, Don Bosco si espresse al riguardo riferendosi a “quanti, avendo sperimentato gli effetti della sua protezione celeste, grati e ansiosi, aspettano la parola dell’oracolo infallibile della nostra Santa Madre, la Chiesa”.

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