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Le strane sensazioni dei pastorelli di Fatima dopo le apparizioni dell’angelo

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Reprodução

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/05/22

Testimonianze da brividi: “La forza della presenza di Dio era così intensa che ci assorbiva e annichiliva quasi completamente”

Quando hanno visto l’angelo, i pastorelli di Fatima hanno iniziato a provare delle sensazioni che mai avevano avuto: un senso di annichilimento, contemplazione, estasi, che li ha trasportati in una dimensione non terrena.  Questo stato d’animo è stato analizzato da Madalena Fontoura nel libro “I Pastorelli di Fatima” (edizioni Ares). Correva l’anno 1917. Le tre apparizioni dell’angelo ai pastorelli, si verificarono prima di quelle della Madonna. Come per prepararli all’”impatto” con la Vergine. 

“Non riesco più a parlare”

Riguardo alle apparizioni dell’Angelo, la pastorelli Giacinta confessò: «Non so cosa sento. Non riesco più a parlare; né a cantare, né a giocare, non ho la forza di fare niente». «Anche io», aggiungeva Francesco, «ma cosa interessa? L’angelo è più bello di tutto questo. Pensiamo a lui».

Invocare il proprio angelo: una pratica che ci fa sentire protetti.

“Abbattimento fisico”

Alcuni anni dopo, quando la terza pastorella, Lucia, ricordò e annotò tutto ciò che era successo, descrisse così l’effetto provocato in loro dall’apparizione dell’Angelo:

“La forza della presenza di Dio era così intensa che ci assorbiva e annichiliva quasi completamente. Sembrava privarci addirittura dell’uso dei sensi corporali per un grande periodo di tempo. In quei giorni, compivamo le azioni materiali come trasportati da questo essere soprannaturale che ci spingeva verso di esse. La pace e la felicità che sentivamo erano grandi, ma solo interiormente: l’anima era completamente concentrata in Dio. Anche l’abbattimento fisico che ci prostrava era grande”.

Il lento cambiamento

Lentamente cominciò il cambiamento. Il Cielo si impossessò dell’energia esuberante e della sonora allegria così tipiche del temperamento e dell’età di Giacinta. Ne avrebbe fatto tesoro più tardi ai fini di una missione che lei in quel momento ancora non conosceva. Per ora, si trattava di crescere più in fretta, a soli sei anni, non per forza, bensì in virtù di una attrattiva grande e profonda che ancora non riusciva a spiegare.

La contemplazione di Francesco

Il Cielo cominciava ad attrarre a sé la contemplazione di Francesco: voleva sapere tutto, non per mera curiosità, ma per conoscere meglio, per assaporare più a fondo. Se prima si intratteneva con sé stesso, da ora in poi si sarebbe intrattenuto con Dio.

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Lucia, Francesco, Giacinta.

Il docile spirito di osservazione 

Dopo le apparizioni dell’angelo, a Lucia toccarono il docile spirito d’osservazione e la consapevolezza che l’avrebbero resa missionaria del XX secolo: lei accolse, rispose, valutò, riconobbe, testimoniò e indicò il cammino, all’inizio solo ai suoi cugini, più tardi alla Chiesa e al mondo.

L’amore per il sacrificio

Con le apparizioni dell’angelo, i Pastorelli di Fatima scoprirono l’amore al sacrificio: scoprirono, cioè, più profondamente l’amore di Dio per loro e sentivano ardere il desiderio di rispondere alle richieste di preghiera e di sacrificio trasmesse dall’Angelo. Cominciarono a offrire a Dio tutto ciò che costava loro fatica.

A terra per ore intere 

Si prostravano a terra, per ore intere, ripetendo la preghiera che l’Angelo aveva insegnato loro. Francesco non aveva difficoltà a pregare. Ma, al contrario delle cugine, non riusciva a rimanere prostrato con la testa fino a terra e a pregare per tante ore. Umilmente le accompagnava in ginocchio o seduto.

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