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Il New York Times accusa la Bibbia e Dio di essere violenti e criminali

TORNADO W CZECHACH

AA/ABACA/Abaca/East News

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/05/22 - aggiornato il 03/05/22

Lo ha fatto pubblicando un editoriale che se ne infischia dall’esegesi biblica, lasciando spazio ad una lettura sbagliata dell'Antico Testamento

Abbandonare Dio perché è violento e crudele: un articolo passato sotto traccia, ha provato a svilire ancora una volta la Bibbia, la potenza di Dio e il cristianesimo. Questo è ancora più grave se a riportarlo è stato il New York Times (15 aprile). L’autorevole giornale americano lo ha pubblicato nel giorno di venerdì santo. 

La proposta di abbandonare Dio, a causa della sua violenza, è arrivata da un ex ebreo ortodosso, Shalom Auslander, “scandalizzato” dalla crudeltà dell’Antico Testamento. Una lettura fuorviante del testo biblico, scrive Uccr on line, che non è un trattato di storia, ma un testo che ha uno scopo pedagogico. L’articolo sul New York Times è accompagnato dalla raffigurazione di Dio come un gigante arrabbiato, simile a Godzilla.

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Il trauma di Auslander

Shalom Auslander ha perso la fede rimanendo visibilmente turbato dalla rigida educazione ricevuta in gioventù sul Dio dell’Antico Testamento. Nel testo pubblicato sul New York Times, Auslander ricorda la cattiveria del Dio biblico in occasione delle piaghe d’Egitto, le punizioni inflitte agli egizi per non aver liberato gli ebrei dalla schiavitù.

La citazione dell’Esodo

Addirittura, scrive Uccr, sostiene che «le madri che allattavano i loro bambino scoprirono che il loro latte si era trasformato in sangue». Il Libro dell’Esodo non riferisce nulla del genere, ma Auslander ricorda che i rabbini che seguiva gli insegnarono questo. E’ vero invece che nel libro si legge che «il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto» (Esodo 12,29-32).

editorialista new york times
Auslander, autore del discutibile editoriale.

Dio giudicato all’Aia

«Se fosse mortale», commenta Auslander, «il Dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani verrebbe trascinato all’Aia (Tribunale internazionale che giudica la violazione dei diritti umani ndr). Eppure lo lodiamo. Lo emuliamo. Imploriamo i nostri figli a essere come lui».

Come leggere l’Antico Testamento 

L’Antico Testamento, evidenzia Uccr, non è un trattato storico o scientifico, e non deve essere letto in quest’ottica. I profeti biblici, ispirati da Dio, scrissero successivamente agli eventi di cui narrano, spesso utilizzando un linguaggio antico di guerra, punizione e violenza, ben comprensibile ai costumi dell’epoca.

Educare il popolo ebraico

Lo fecero per educare il popolo ebraico al concetto morale che chi ostacola le opere di Dio non si attira senz’altro la sua benedizione. Ad esempio, tramite il racconto delle terribili piaghe d’Egitto citate da Auslander, l’obiettivo dei profeti era insegnare il timore di Dio ai loro contemporanei, anche attraverso immagini cruente come l’uccisione dei primogeniti.

la quinta piaga
La morte del bestiame: la quinta piaga d’Egitto.

Il linguaggio di Dio

Già nella costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II, parlando dell’Antico Testamento, riporta Uccr, si suggerisce che «le parole di Dio, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo» (DV 28). Dio si rivelò attraverso il linguaggio e la cultura umana del tempo.

Immagini e metafore

Sant’Agostino definiva appunto la Bibbia come «il libro della pazienza di Dio che vuole condurre gli uomini e le donne verso un orizzonte più alto». Un racconto per immagini e metafore, lo stesso utilizzato da Gesù di Nazareth nelle sue famose parabole (quella del buon Samaritano, della pecorella smarrita, del figlio prodigo ecc.), il cui obbiettivo è un insegnamento morale non la descrizione dettagliata e fedele di eventi storici del passato.

La storicità della Bibbia

Ovviamente ciò non esclude il rintracciare tratti di storicità (come fa l’archeologia biblica, ad esempio), ad esempio l’esodo degli ebrei dall’Egitto pare essersi effettivamente verificato ma non certo nei numeri raccontati nella Bibbia.

Un Padre geloso

Ma, ancora una volta, conclude Uccr, il fine di questi racconti è rivelare al popolo eletto la natura di Dio, un Padre spesso geloso che si adira per il bene e la salvezza dei suoi figli, ma mai violento e crudele. Se a volte, invece, è un padre amorevole, altre è un educatore severo che intende forgiare Israele, “popolo di dura cervice”.

Il card. Carlo Maria Martini spiega infatti che quello biblico è «un Dio che prende per mano il suo popolo, lo corregge, lo educa e lo colloca nuovamente nel suo originario progetto di felicità».

Tags:
bibbiadioviolenza
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