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La vita di Santa Caterina mostra perché bisogna prendere più sul serio i bambini

Catherine of siena

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Michael Rennier - pubblicato il 27/04/22

I bambini non sono semplicemente adulti in via di formazione, ma persone che danno un esempio di cui tutti abbiamo bisogno

È facile mettere da parte i bambini. Sono piccoli, spesso molto estrosi nel modo di vestire, non ricevono uno stipendio e quindi hanno poco potere d’acquisto, tendono a pronunciare male le parole, sono spesso spettinati.

Per questi motivi, noi adulti li valorizziamo solo per il loro potenziale. Sogniamo quello che potranno diventare quando saranno più grandi, più maturi, più adulti. Li amiamo, è ovvio, ma questo non equivale necessariamente a prenderli sul serio.

E questo è un errore.

I bambini offrono un contributo unico

I bambini non sono semplicemente adulti in formazione. Scopro sempre con sorpresa che i miei figli possiedono una rara combinazione di empatia emotiva e volontà di seguire quello che hanno intuito.

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Ricorderò sempre, ad esempio, come il giorno del funerale di mio nonno mio figlio di otto anni si sia rimasto per tutto il giorno seduto accanto a mia nonna affranta e abbia lasciato che lei lo accarezzasse tutto il tempo.

Quel bambino sempre sporco e spettinato si era trasformato improvvisamente in un perfetto cavaliere.

Un altro episodio che non dimenticherò mai è il momento in cui nostra figlia ha perso il suo primo dentino. Quella sera non ho potuto mettere la monetina della fatina dei denti sotto il suo cuscino.

L’altra nostra figlia, che probabilmente all’epoca aveva solo 9 o 10 anni, senza alcun problema e senza dirci niente, si è resa conto del nostro errore e ha fatto scivolare un biglietto da 10 dollari sotto il cuscino della sorella. Era tutto il denaro che aveva.

Piccole persone con un cuore enorme

Sono episodi che voglio ricordare non perché siano aneddoti divertenti sulle belle cose che fanno i bambini, ma perché sono espressione di una ricca vita interiore e di una profondità di sentimenti di cui sospettavo soltanto l’esistenza.

Già scrivendone mi viene da commuovermi, per quanto è bello il cuore di questi piccoli.

I bambini hanno una comprensione diversa rispetto agli adulti di ciò che è serio, e sono sempre più convinto che colgano la parte migliore.

Quello che per noi adulti è senza importanza è proprio ciò che i bambini guardano più da vicino. Vale la pena di assumere il loro punto di vista.

Una santa che ha avuto fiducia

Il 29 aprile celebreremo la festa di Santa Caterina da Siena, famosa per la sua audacia nel punire il Papa.

Ha avuto una sfacciataggine quasi infantile nel dire a uno degli uomini più potenti del mondo che doveva tornare sulla retta via, ma lei era così. Ha sempre sognato in grande, anche da bambina.

Crescendo in una famiglia numerosa, in qualche modo è riuscita a usare l’immaginazione per sfuggire al caos di una casa piena di fratelli per trascorrere del tempo in tranquillità con Dio.

Ha sempre preso Dio molto sul serio. Quando Egli le parlava, lei ascoltava. Ha ascoltato come solo un bambino può fare.

Una consacrazione sul serio

Molti bambini giurano precipitosamente che non si sposeranno mai, ma quando Caterina ha fatto questo voto era seria.

Fin dai sette anni ha avuto visioni religiose, e spesso digiunava come disciplina spirituale.

In segreto fece voto di verginità, e come segno di sincerità si tagliò i capelli come fanno le donne quando entrano in convento.

I suoi genitori la punirono per essersi tagliata i capelli, finché lei non rivelò il suo voto. A 16 anni le permisero di diventare terziaria domenicana, una religiosa con voti che continuava a vivere in casa.

Indossava l’abito domenicano e rimase in una piccola stanza della casa di famiglia, in cui trascorse tre anni pregando e uscendo per andare a servire poveri e malati.

La gente iniziò a far visita a Caterina per chiederle consiglio ed essere testimone del suo esempio.

Cosa fa sì che i bambini siano capaci di manifestazione straordinarie di amore e devozione?

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La risposta è forse molto semplice: la fiducia. I bambini confidano implicitamente nei genitori.

Mamma e papà sono per loro degli eroi. Dio Padre dev’essere adorato e amato, e si confida in Lui per tutte le cose.

Quando qualcuno come Santa Caterina sente che Dio la chiama a una vita religiosa, quiundi, confida naturalmente e pienamente nel fatto che questa sia la vita giusta.

Noi adulti non siamo tanto bravi a confidare. Di fronte a una chiamata simile a una vocazione, ho divagato, dubitato e pensato per tanti anni.

Una volta accettata la chiamata, è stato evidente quanto fosse fonte di felicità seguire il progetto di Dio per me. Mi sono pentito di non aver confidato immediatamente in Lui.

Ero scettico e pigro sulla mia vocazione, mentre dicevo a me stesso che era maturo contenermi e soppesare le opzioni a mia disposizione.

Noi adulti ci distraiamo con le nostre domande, il nostro ego e la frustrazione per come il mondo sia un miscuglio di cose positive e negative.

Non possiamo superare i momenti del nostro passato in cui ci siamo sentiti delusi, per cui ci siamo stancati. Quando Dio ci chiama esitiamo. Non Lo prendiamo sul serio.

Adottando un punto di vista un po’ più infantile, vivremo con più speranza e fiducia. Correremo più rischi, e diremo di sì a più opportunità.

Possiamo almeno stare più attenti a quei dettagli apparentemente insignificanti della nostra vita che in realtà sono estremamente importanti. È questo che i bambini vedono con tanta chiarezza.

Un giorno, crescerò per essere come loro.

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