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Famiglia americana adotterà Bridget, nata disabile da surrogata in Ucraina

BRIDGET, UKRAINE, CHILD
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Annalisa Teggi - pubblicato il 27/04/22
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Rifiutata dai genitori che l'avevano 'commissionata', oggi Bridget ha 6 anni e ha trovato una famiglia pronta ad accoglierla, ma la guerra rende complicata l'adozione.

Bridget, il prodotto fallato della surrogata

Bridget è una bimba ucraina di 6 anni, gravemente disabile in seguito a un parto prematuro. Suo fratello gemello è morto alla nascita. E, facendo un passo indietro, nella pancia della loro madre biologica c'era un terzo embrione, che però è stato meccanicamente rimosso.

Queste 3 vite sono state concepite con la maternità surrogata. Due vite si sono precocemente spente, la terza - sopravvissuta - è stata rifiutata dai genitori americani che avevano speso molti soldi per fabbricarla. Un caso scottante, il loro: emerso solo grazie al reportage di una giornalista australiana che ha aperto il vaso di Pandora sul mondo sommerso dei cosiddetti 'prodotti fallati' della surrogazione.

Avevamo già raccontato la storia di questa bimba, del suo già pesante calvario prima che scoppiasse la guerra in Ucraina.

Vittime di guerra

O forse era già in corso un'altra guerra? Certo, il fronte bellico del Donbass è incandescente da anni, ma penso più che altro a quel genere di conflitti che provocano vittime anche senza far scendere in campo carrarmati e droni.

Questo è vero per l'Ucraina ed è vero per ogni altro paese. Per citare un altro esempio: non è indizio di una guerra in atto il dato allarmante diffuso pochi giorni fa negli USA, secondo cui la prima causa di morte tra bambini e adoloescenti sono le armi da fuoco?

Se anche non si palesano due contendenti evidenti, di sicuro una guerra la si riconosce dalle vittime. Vale pure per la maternità surrogata: si può vestire il discorso con mille abiti di scena, resta il fatto che sul campo ci sono vittime. Come Bridget. Nata a Zaporizhzhya, città di cui s'ignorava l'esistenza prima che diventasse un sito nevralgico per l'avanzata russa a causa del ruolo strategico della centrale nucleare ubicata lì.

E la storia di Bridget potrebbe essere quella di una sopravvissuta a una devastazione nucleare, perpetrata però da una testata silenziosa, apparentemente innocua e perfino ritenuta una frontiera all'avanguardia dell'umanità.

Bridget, il rifiuto e l'accoglienza

Ritorniamo su questa storia perché c'è una novità positiva che riguarda Bridget. A inizio aprile la testata Spiegel International ha reso noti degli sviluppi incoraggianti sulla vicenda: dopo sei anni di vita in ospedale, una famiglia americana si è candidata per adottare la bimba. Si tratta di Phillip e Kristie Graves, genitori che hanno 3 figli naturali e una adottiva, originaria dell'Armenia e con spina bifida.

Quest'ultima ha trasformato la loro vita, portandoli a cambiare casa per esigenze legate alla sua disabilità, ma soprattutto li ha introdotti all'ipotesi di adottare altri bambini con bisogni speciali.

Chi è rimasto accanto alla bimba? Sì, dopo il rifiuto dei genitori committenti, qualcuno è rimasto accanto a Bridget per tutti questi 6 anni. Una madre preterintenzionale, potremmo dire: una donna che non lo aveva pianificato, ma non ha girato la testa altrove a fronte del bisogno di una neonata con seri problemi. Si chiama Marina Boyko, un'infermiera dai luminosi capelli rosso rame.

La zampata materna la si riconosce dal dettaglio sugli orecchini d'argento, segno di un bene che si riserva a qualcuno che non è solo un paziente disabile. Ma Marina Boyko ha avuto anche un certo ruggito da leonessa per difendere Bridget.

Ai genitori americani che avevano profumatamente pagato per avere una madre surrogata era stato detto, alla nascita di Bridget, che la bimba avrebbe avuto poche possibilità di sopravvivere. Avendo deciso sull'inizio di quella vita, la coppia americana decise anche sulla fine della bambina, autorizzando i medici a interrompere le cure e procurando alla piccola una morte pietosa.

Ma Bridget se l'è cavata. Ed è stata premura della signora Boyko bussare ripetutamente alla porta di quei genitori che avevano speso circa 30 mila euro per avere una figlia, per documentare quanta vita insospettabile ci fosse nel supposto prodotto fallato.

Un amore all inclusive

Che Bridget sia una presenza molesta per alcuni è evidente. Tutto era cominciato secondo una trama che doveva andare in una certa direzione: il figlio perfetto al momento giusto. Il copione si è complicato, racconglierne alcuni tasselli ci mostra un ritratto aperto dell'umano, quello commovente di chi si lascia cambiare dai fatti e dalle presenze e quello sconcertante di chi vive sigillato e schiavo dei propri sogni.

Questi sono i termini del contratto di maternità surrogata da cui è nata Bridget. Non erano genitori davvero disponibili al all inclusive. Bridget è nata e loro l'hanno rifiutata perché disabile. Bridget è sopravvissuta e ha fatto grandi passi nella crescita fisica e intellettiva, ma loro hanno risposto col silenzio alle insistenti richieste di ascolto da parte di Marina Boyko.

Lascia sospesi pensare cosa vivranno - davvero, nel profondo - questi genitori che hanno rifiutato ripetutamente una bambina voluta.

Non mancano però i tasselli che suscitano stupore. Schegge di bene in mezzo alla guerra, intesa in senso lato. Fa pensare un dettaglio relativo alla madre biologica, quella che l'ha portata in grembo per 9 mesi. Essendo la bimba stata rifiutata dai genitori americani,

BAPTISM

Un gesto da vera madre. Poi il padre di questa donna rifiutò che la bimba si unisse alla loro famiglia. C'è un lungo travaglio dietro questa vicenda, e un piccolo filo rosso s'intravede. Battezzata col nome di Maria, Bridget è in attesa di volare negli USA in Maryland, letteralmente la terra di Maria.

La terra ospita ancora la presenza materna della Madonna.

L'uomo può tradire in molti modi la vita, la pazienza della Madre celeste resta nostra compagna e si veste anche della cocciuttaggine di un'infermiera dai capelli rossi o mette la Sua mano nel gesto eterno di cui è capace una donna ridotta a vendere il suo grembo.

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