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Gesù e il Vangelo stimolati dai 5 sensi: esperimento di don Marco Pozza

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/04/22

Vista, tatto, olfatto, gusto, udito: il cappellano del carcere di Padova, molto seguito dai giovani, parla di Dio con una prospettiva diversa da tutte le altre

Vista, tatto, olfatto, gusto, udito, e…Vangelo. Un accostamento, quello di raccontare la vita di Gesù attraverso i cinque sensi, che riesce bene a don Marco Pozza, giovane cappellano del carcere di Padova, nel libro “L’agguato a Dio” (edizioni San Paolo). Un prete e teologo sui generis – noto anche con il nomignolo di “Don Spritz”, per la sua opera di evangelizzazione tra i giovani all’ora dell’aperitivo – che rispecchia la sua vena creatività anche in questa “rilettura” del Vangelo e della vita di Gesù.

Una danza di sguardi

E’ sopratutto la vista quella su cui si concentra don Marco Pozza, al punto da definire il Vangelo «una danza di sguardi». Cristo, spiega il teologo, «espose il suo trattato circa la cura per gli occhi, per lo sguardo: “La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso“. Con quell’aggiunta finale per evitare fraintendimenti di sorta: “Ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso” (Mt 6,22-23). Che era il modo più gentile per lanciare l’invito a educare lo sguardo: a spolverare quella lampada che, pulita, permette al corpo intero d’illuminarsi e d’illuminare ciò che gli è attorno».

AVE MARIA BOOK
Don Marco Pozza.

La celebrazione della vista

Il Vangelo «è la celebrazione della vista: dopo aver veduto Dio, poggiare gli occhi sull’umano sarà una festa. Si mostrerà come una danza di sguardi». Don Marco Pozza cita «sguardi di compiacimento e di bellezza come quelli che hanno per protagonisti i gigli del campo, gli uccelli del cielo e la nobiltà dei due spiccioli della donna vedova». E ancora «sguardi di benedizione e di misericordia a favore degli scarti dell’umano, dei personaggi guastati dalle diavolerie del maligno, degli sperduti tra i rovi o tra le rovine della storia (..) Sono gli sguardi di Dio».

Gli sguardi di Pietro e Giuda

Quegli stessi sguardi che, secondo il teologo, «sono l’eterna risposta agli sguardi dell’uomo: di Pietro che “lo seguiva da lontano” (Lc 22,54) e che, guardato dall’amico, rimase imbarazzato al canto del gallo. Di Giuda, il cui sguardo deluso gli impose d’imboccare una strada a senso unico: non vide più alcun senso in quella storia che proprio allora, invece, acquistava senso. Stava per stordire i sensi. Di quel giovane che, pur ricco, non seppe arricchirsi».

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Giuda Iscariota: Viene rappresentato soprattutto impiccato a illustrare il suo suicidio o con un sacco di denaro, o mentre dà un bacio a Gesù in ricordo del suo tradimento.

La cena di Emmaus

I Vangeli «sono un dipinto della vista». In essa, prosegue Don Marco, «celano la scelta di chi va incontrando Dio: stare alla sua presenza o nascondersi alla sua presenza. Lasciarsi guardare per imparare a guardare. (…) chi dimora nello sguardo di Dio non avrà parole migliori per raccontare di Lui, ma terrà un’impareggiabile dolcezza nel narrare delle cose di quaggiù». In tal senso è emblematico l’episodio della cena di Emmaus. Gli sguardi «sconsolati» dei poveri viandanti diventano «consolati» dopo aver compreso che a tavola con loro, nella locanda, c’era il “loro” Gesù.

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La cena di Emmaus.

Il collirio che ravviva le pupille

E lo compresero, spiega don Marco, quando quell’uomo spezzò il pane. «Il pane spezzato divenne il collirio che ravvivò le pupille e “si aprirono i loro occhi” (Lc 24,31). A quel punto lui scomparve: altri occhi lo aspettavano». I viandanti, però, «non caddero più nell’angustia: ormai abitavano lo sguardo di Dio. A fidarsi dei Vangeli, sembra proprio che il luogo in cui si decide di posare lo sguardo faccia da discriminante tra la bellezza e la bruttezza. Tra lui e l’altro. Tra la disperazione e la speranza. Dentro quella locanda il senso della vista permise loro di ritrovare il senso della loro storia».

Il Vangelo ci insegna a vedere meglio

Alla vista di quel pane, scrive il teologo, i viandanti «imboccarono il senso inverso al loro cammino e fecero di nuovo ritorno a Gerusalemme». Dopo essersi impregnato dello sguardo di Gesù, «da quella locanda usciranno uomini risanati, diversi: più passerà il tempo e più la vista riacquisterà in loro vigore. Solitamente più s’invecchia e più si perde la vista; nei Vangeli più s’invecchia in compagnia di Dio, più s’impara a vederci meglio. A vedersi meglio. A vedersi – che è poi prima ancora un sentirsi – in compagnia di Dio. Non più soli quaggiù».

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don marco pozzagesù cristorecensioni di libri
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