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Dieci tratti del carattere di Benedetto XVI 

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BENEDYKT XVI

Stefan Wermuth/Press Association/East News

Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 19/04/22

Tenerezza, fedeltà, senso della famiglia, semplicità, umiltà… Scoprite i tratti della personalità del Papa Emerito attraverso dieci gesti possenti e discreti del suo pontificato.

Quando il Papa Emerito Benedetto XVI, all’epoca 93enne, lasciò le mura vaticane (era il 18 giugno 2020) per partire alla volta di Regensburg, dove avrebbe visitato e detto addio al fratello moribondo Georg, quanti lo conoscevano non parevano stupiti. Una volta di più, mediante un gesto semplice, Benedetto XVI mostrava che cosa fosse importante nella sua vita. Altri gesti, potenti e discreti, hanno marcato il suo pontificato svelandone la personalità. Il loro fil rouge? L’amore di Dio e del prossimo. 

1La tenerezza

Mentre l’immagine del Panzerkardinal lo segue ancora per molti mesi dopo la sua elezione, a partire dal 19 aprile 2005, papa Benedetto XVI sorprese tutti pubblicando il giorno di Natale (25 dicembre 2005) la propria prima enciclica: essa non parlava né di dogmi né di liturgia, ma dell’amore. Deus caritas est non è un discorso programmatico del capo visibile della Chiesa, ma una meditazione spirituale e filosofica piena di tenerezza sul tema dell’amore umano: 

Il 2 aprile 2005 migliaia di giovani pregavano in piazza san Pietro, a Roma, venendo a sapere che Giovanni Paolo II viveva i propri ultimi istanti di vita terrena. Sentendo le loro voci dal letto di morte, quest’ultimo avrebbe mandato a dire loro: «Vi ho cercati e voi siete venuti. Vi ringrazio». Giovanni Paolo II morì a pochi mesi dalla GMG di Colonia, prevista per il 16 agosto. Il suo successore, Benedetto XVI, di natura più timida e più abituata alle sale da conferenze che alle spianate piene di giovani, confermò tuttavia l’evento, per fedeltà e «in continuità con l’opera di Giovanni Paolo II». Fu il suo primo viaggio pontificio. S’innescò la chimica: col suo stile raccolto, Benedetto XVI entrò immediatamente in “amicizia” coi giovani venuti da tutto il mondo in quello stesso spirito di fedeltà. 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI saluta i giovani partecipanti della GMG di Colonia, il 20 luglio 2005

3La fraternità

Sessant’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il papa tedesco performò uno storico gesto di fraternità recandosi, il 19 agosto 2005, nella più antica sinagoga di Germania, a Colonia. Condannando «il crimine inaudito» della Shoah e pregando per le vittime del nazismo dichiarò la propria volontà di pacificazione fra cristiani ed ebrei contro le «forze del male». 

Il Papa si iscriveva così nella via iniziata da Giovanni Paolo II: nel 1986 quest’ultimo si era recato in una sinagoga di Roma per testimoniare la volontà di riconciliazione della Chiesa cattolica riguardo alla comunità giudaica. Nessun Papa avrebbe visitato altrettante sinagoghe: dopo Colonia (2005), New York (2008) e Roma (2010). 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI durante la sua visita alla sinagoga di Colonia, il 19 agosto 2005

4Forza d’animo

«Signore, tu sei il Dio della pace…». È in tedesco, sua lingua madre, che Benedetto XVI cominciò la propria preghiera davanti al grave memoriale eretto in bruni blocchi lapidei nel Lager nazista di Auschwitz-Birkenau. Un gesto di chiamata alla riconciliazione che egli desidera compiere «anzitutto come cattolico» e «come figlio del popolo tedesco». Al momento della sua preghiera, un arcobaleno compare in cielo, immortalato dai fotografi che avevano seguito la sua visita. Di quel segno avrebbe dichiarato a conclusione del viaggio in Polonia: 

Sono stato molto confortato dall’apparizione di un arcobaleno nel cielo mentre, imitando il gesto di Giobbe, ho gridato a Dio davanti all’orrore di quel luogo, l’orrore dell’apparente assenza di Dio. Al tempo stesso ero convinto che Egli non cessi, anche nel proprio silenzio, di essere e di restare con noi. 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI prega davanti al muro della morte davanti a una visita al campo nazista di Auschwitz, il 28 maggio 2006

5Il senso della famiglia

Non se ne separa mai. I giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede lo notano fin dai primi giorni del pontificato, e notano che porta al polso un orologio… da donna. Curiosi, appresero dal suo biografo che si tratta di un orologio appartenuto a Maria Ratzinger, l’amatissima sorella del Papa, morta nel 1991. Maria era la maggiore dei fratelli Ratzinger, e fin dall’infanzia si era molto occupata del giovane fratello. Quando quest’ultimo era stato creato cardinale, lei divenne la governante della sua curia. Il 2 novembre 1991, recandosi come d’abitudine a visitare la tomba dei loro genitori, in maniera assolutamente inopinata quella cadde morta. Da allora, in segno di memore amore per la sorella, Benedetto XVI porta costantemente al polso il di lei orologio. 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
L’orologio di Maria Ratzinger ben visibile al polso di Benedetto XVI, qui ritratto nell’udienza generale del 14 febbraio 2013 nell’aula Paolo VI in Vaticano

6L’amicizia spirituale

Sapendo che il fratello Georg Ratzinger stava vivendo i suoi ultimi giorni, Benedetto XVI decise di recarsi da lui per un’ultima visita dal 18 al 22 giugno 2020. Il 19 giugno, nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, i due fratelli celebrarono la messa insieme, nel domicilio del fratello. Deceduto qualche giorno più tardi, fu seppellito l’8 luglio a Regensburg, in Germania. Se Benedetto XVI non potè assistere alle esequie, la sua prossimità al fratello maggiore – si portavano tre anni di differenza – permane indubbia. I due fratelli, ordinati in quel medesimo 29 giugno 1951, sono rimasti vicinissimi per tutta la vita. Come ha ricordato mons. Rudolf Voderholzer, attuale arcivescovo di Regensburg, i due fratelli si sono visti per nove volte, nel corso di quei pochi giorni passati insieme: 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI e il fratello Georg si raccolgono sulle tombe dei genitori (Joseph e Maria) e della sorella (Maria) nel cimitero di Regensburg, in Germania, mercoledì 13 settembre 2006

Ci sono state poche parole – disse quest’ultimo alla stampa tedesca –, ma molti gesti pieni di tenerezza e soprattutto preghiere recitate insieme. 

7Una sensibilità artistica

Il pianoforte è da sempre il passatempo preferito di Benedetto XVI. Il Papa Emerito ama in particolare suonare Mozart: 

Un affetto particolare mi lega a questo musicista supremo – dichiarò il 7 settembre 2010 in occasione di un concerto organizzato per lui a Castel Gandolfo –. Ogni volta che ascolto la sua musica non posso che tornare con la memoria alla mia chiesa parrocchiale, quando da bambino nei giorni di festa sentivo suonare la sua Messa: sentivo nel mio cuore che un raggio della bellezza del Cielo mi aveva raggiunto, e ogni volta provo quella sensazione. 

Benedetto XVI ama suonare anche altri generi, come fece a Les Combes, in Val d’Aosta, il 16 luglio 2006, quando durante le vacanze estive improvvisò anche del jazz… 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI suona il piano a Les Combes, in Val d’Aosta, il 16 luglio 2006

8L’umiltà

L’11 febbraio 2013, con un gesto praticamente senza precedenti nella storia della Chiesa, Benedetto XVI sorprese tutto il mondo annunciando le proprie dimissioni dall’ufficio petrino. In piena libertà, egli decise di porre un termine al proprio pontificato, laddove fino ad allora esso coincideva praticamente sempre con la morte del Papa. Un evento storico che avrebbe lasciato aperte ancora numerose questioni. «Ero troppo affaticato, e allora ho lasciato il ministero petrino», rispose in un’intervista accordata a La Repubblica tre anni più tardi, mercoledì 24 agosto 2016. Si trattava insomma di debolezza e di vecchiaia: 

Nel 2013 c’erano numerosi impegni, fra cui le GMG di Rio de Janeiro, che non pensavo di essere più in grado di sostenere. 

La sua rinuncia dunque – a quanto egli ha sempre attestato e protestato – non è stata altro che un gesto di umiltà e di responsabilità. 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI lascia il balcone della dimora di Castel Gandolfo dopo essersi rivolto per l’ultima volta ai fedeli, dopo il suo arrivo, la sera del 28 febbraio 2013

9La semplicità

Come la sua partenza dopo le dimissioni, la sera del 28 febbraio 2013, il suo compleanno non è oggetto di alcuna cerimonia: cena, saluta il personale di servizio nel modo più normale, e poi si ritira in cappella a pregare – la sua semplicità è palpabile in ogni situazione della vita quotidiana. Unica eccezione, il giorno del suo 90º compleanno, il 17 aprile 2017: quell’anniversario fu festeggiato con una ristretta cerchia di amici, tra cui il fratello Georg, il segretario particolare e la governante… attorno a una birra. «Ho coscienza dei limiti della mia persona e delle mie capacità», aveva affermato il primo giorno del suo pontificato, aggiungendo di voler compiere la propria missione «con semplicità e disponibilità». 

Les gestes silencieux de Benoît XVI
Benedetto XVI festeggia il proprio 90º compleanno con alcuni amici nei Giardini Vaticani, il 17 aprile 2017

10La discrezione

Il suo modo di vivere i suoi ultimi anni corrisponde a quanto aveva annunciato: dalla sua rinuncia, Benedetto XVI vive nella preghiera e con una discrezione estrema il proprio servizio di accompagnamento della vita della Chiesa e di solidarietà col proprio successore. 

È quanto ha affermato padre Federico Lombardi, già suo portavoce alla Sala Stampa, in un’intervista a Radio Vaticana rilasciata nel 2007. Benedetto XVI conduce una vita monastica e non lascia mai le mura del Vaticano. Una sola eccezione ha avuto luogo (a parte la visita in Germania al fratello morente): il 25 luglio 2019 il Papa Emerito si è offerto una passeggiata a Castel Gandolfo, la residenza estiva dei Papi, dove ha pregato il rosario lungo le vie dei giardini. 

pope-benedict-xvi-garden-castel-gondolfo.jpg
Benedetto XVI prega il rosario nei giardini di Castel Gandolfo, il 25 luglio 2019

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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