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David Uribe Velasco, il santo che ha benedetto i suoi assassini

DAVID URIBE

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Jaime Septién - pubblicato il 13/04/22

La morte ispiratrice di un sacerdote messicano martire per non aver voluto aderire alla Chiesa scismatica

La ribellione popolare contro le leggi antireligiose decretate dal Governo messicano presieduto dal generale Plutarco Elías Calles (1924-1928), nota ormai universalmente come “La Cristiada” (nome datole dallo storico di questo movimento, Jean Meyer), ha donato al Messico molti martiri, sacerdoti, laici, religiosi, religiose…

David Uribe Velasco, che si commemora il 13 aprile, era nato a Buenavista de Cuéllar, nello Stato di Guerrero, il 29 dicembre 1888. Verso il 1902 entrò nel Seminario Conciliare di Chilapa, a cui apparteneva la parrocchia che lo aveva visto nascere.

“Spiritoso senza essere scortese, univa l’indole tranquilla a un’insolita pietà. Sveglio e dedito, raggiungeva senza presunzione i primi posti in concorsi ed esami pubblici”, dicono i suoi biografi parlando di quello che era David nel periodo del seminario.

Venne ordinato sacerdote il 2 marzo 1913, in piena Rivoluzione Messicana (1910-1917), e fu subito mandato in missione nello Stato di Tabasco, “caratterizzato da costumi rilassati, vizi ed empietà”. Poco dopo venne nominato parroco del piccolo villaggio di Zirándaro, nello Stato di Guerrero.

La Rivoluzione gli impedì di sviluppare il suo ministero in quel luogo. Di nuovo a Chilapa, per cinque mesi prestò servizio nella cattedrale e nel seminario, finché nel 1917 venne nominato parroco del suo paese natale, conquistando in poco tempo l’affetto dei fedeli. Nel 1922 si spostò a Iguala, sempre nello Stato di Guerrero.

I vescovi messicani sospesero il culto pubblico in segno di protesta nei confronti della cosiddetta “Ley Calles”, che praticamente impediva l’esistenza della Chiesa cattolica e sanzionava qualsiasi espressione della fede. Il 1º agosto 1926, padre David venne mandato via dalla casa parrocchiale, e da allora venne ospitato in una casa privata di Iguala.

Alla fine del 1926 tornò a Buenavista, il suo paese natale, ma le circostanze erano avverse, e decise così di partire per Città del Messico.

Nel febbraio 1927, ansioso di tornare alla sua parrocchia, scrisse: “Se la situazione si prolungherà me ne andrò; poco importa che il mio sangue scorra per le strade della storica città di Iturbide (Iguala)”. Il giorno dopo annotò: “Sono stato unto con l’olio santo che mi ha reso ministro dell’Altissimo. Perché non essere unto con il mio sangue in difesa delle anime redente col sangue di Cristo? Questo è il mio unico desiderio”.

Il 7 aprile 1927 dispose il suo ritorno a Iguala. Alla stazione un militare lo invitò a passare nella macchina del generale Adrián Castrejón, che appena lo ebbe accanto a sé gli propose di aderire alla Chiesa scismatica (fondata di recente dal generale Calles, nominando patriarca della “Chiesa cattolica, apostolica e messicana” un sacerdote di Oaxaca di nome José Joaquín Pérez, noto come “Il patriarca Pérez”) in cambio di sostegno e libertà.

Padre David, però, rifiutò le offerte una dopo l’altra, finché il militare decretò il suo arresto, che in quel momento significava, senza processo né altro, pena di morte in quanto “nemico della patria”. La notte di lunedì 11 aprile 1927, isolato e incatenato, ascoltò la sentenza di morte.

Gli fu permesso di scrivere questo addio: “Dichiaro davanti a Dio che sono innocente dei crimini di cui vengo accusato. Sono nelle mani di Dio e della Santissima Madonna di Guadalupe… Perdono tutti i miei nemici, e chiedo a Dio perdono a chi ho offeso”.

Alle tre del mattino del giorno dopo, un plotone lo portò al chilometro 168 della strada che andava da Iguala a Città del Messico. Sceso a terra si inginocchiò per pregare, e poi si rivolse ai suoi aguzzini con queste parole: “Fratelli, inginocchiatevi che vi do la benedizione. Vi perdono di cuore, e vi supplico solo di pregare Dio per la mia anima. Io, in cambio, non vi dimenticherò davanti a Lui”.

Detto questo, distribuì tra loro i suoi averi. Un uomo del plotone gli sparò alla testa, uccidendolo sul colpo. I suoi resti riposano nella chiesa parrocchiale del suo paese natale, Buenavista de Cuéllar.

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