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Quasi 3000 morti, un terzo ha meno di 60 anni: è folle l’eutanasia in Belgio

EUTANAZJA DZIECI

Gorodenkoff | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 07/04/22 - aggiornato il 28/06/22

Ormai è fuori controllo il numero di persone che fa l'iniezione letale: ma perché in Belgio sta accadendo tutto questo

Il record è in assurdi numeri: l’eutanasia in Belgio fa quasi tremila morti all’anno, e crescono sempre più gli under 60 che decidono di fare l’iniezione letale. La “dolce morte” è fuori controllo nel Paese europeo, che ormai detiene il primato di decessi. Ed è senza freni (peggio ancora) la normativa che stabilisce la possibilità di accedere all’eutanasia stessa. 

I decessi “ufficiali” per eutanasia

Secondo il comunicato diffuso dalla Commissione federale di controllo e valutazione, scrive Tempi (4 aprile) /nel 2021 sono morte con l’iniezione letale 2.699 persone, un numero mai raggiunto, in aumento rispetto ai 2.444 morti del 2020 e ai 2.659 del 2019.

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Non solo malattie terminali 

In attesa del rapporto dettagliato, che verrà pubblicato più avanti dal governo, i dati contenuti nel comunicato confermano una tendenza inquietante. 

Se infatti la maggior parte dei cittadini che ha avuto accesso all’eutanasia aveva più di 70 anni, un terzo (32,2%) ne aveva meno di 60. Se il 62,8% ha chiesto di morire a causa di un cancro, una persona su cinque (17,7%) lo ha fatto a causa di polipatologie croniche tipiche dell’età avanzata ma non letali, come la perdita progressiva della vista o dell’udito, l’artrite o l’incontinenza.

Una legge che può essere raggirata

La legge sull’eutanasia in Belgio prevede che la sofferenza vissuta, alla base della scelta di praticare la “dolce morte”, sia causata da una malattia o un fatto accidentale. Condizione, evidenzia Avvenire (18 febbraio 2021) che non include, quindi, la morte procurata per “stanchezza di vivere” o per un tormento legato a una disabilità fisica congenita. Eppure in entrambi i casi l’eutanasia viene applicata con degli escamotage.

PALIATIVE

“Sofferenza costante, insopportabile e non alleviabile“

Importante requisito per l’accesso è, infatti, la presenza di una sofferenza costante, insopportabile e non alleviabile. È evidente che la non tollerabilità può essere solo valutata soggettivamente dal paziente, ma allo stesso tempo che compete invece al medico stabilire la possibilità di lenirla. E se il malato rifiuta i trattamenti che possono controllare il dolore, può avere accesso ugualmente all’eutanasia? In altre parole, i criteri riguardanti la sofferenza contrastano fra loro se il malato rifiuta le cure per mitigarla.

Il tutto, sottolinea ancora Avvenire, si complica se chi chiede di morire non ha una patologia precisa. Ma una condizione di “polipatologia”, estremamente ambigua specie nell’età avanzata quando, ad esempio, è facile avere insieme problemi di pressione, vista, udito, artrite e via dicendo. Sono condizioni tipiche della vecchiaia dietro le quali si può tranquillamente celare la richiesta di eutanasia per “stanchezza di vivere”, esclusa invece dalla norma. Morire per eutanasia, in Belgio, è piuttosto semplice.

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