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Bianca Balti: ho permesso agli uomini di ferirmi perché volevo sentirmi amata

BIANCA BALTI, TOP MODEL, MODELLA

Andrea Raffin | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 06/04/22

La top model parla dei traumi della sua vita: la violenza sessuale, le relazioni tossiche, il ricorso all'alcol e alle sostanze. Oggi ha deciso di liberarsi della dipendenza dagli uomini e di congelare i suoi ovuli, nell'illusione forse di poter bastare a s stessa

In questi ultimi giorni in rete e sui social non si fa che parlare della top model Bianca Balti, e in particolare delle recenti e dolorose dichiarazioni che ha fatto sulla sua vita e sulla fine dell’ultima storia sentimentale.

BIANCA BALTI, TOP MODEL

“Nessuno ti ama”

È stata una relazione tossica. Quest’uomo, con un lavoro minuzioso di manipolazione, era riuscito a convincermi che nessuno mi amasse. Nemmeno le mie figlie, nemmeno i miei genitori (…) Diceva queste cose con molta calma, senza urlare mai.

(Vanity Fair, 6 aprile 2022)

Bianca Balti e il desiderio di essere amata

Bianca Balti in questa occasione ha raccontato di aver toccato il fondo, ma di non aver avuto fortunatamente il coraggio di farla finita, e così ha trovato la forza per reagire e chiudere con questa persona anche grazie al supporto della psicoterapia.

Senza nascondersi afferma di essere stata una donna, oggi 38enne, che ha sempre basato tutta la sua felicità sulle relazioni con gli uomini, per il bisogno di rispondere al più profondo dei desideri: quello di essere amata. Quante volte tutti noi “elemosiniamo” questo amore fino ad idolatrarlo diventandone schiavi?

In questo, che è il bisogno umano per eccellenza, sentiamo la top model tanto vicina. Quanto si soffre ogni volta che il sogno di essere amati davvero e totalmente viene “tradito”! Nella maggior parte dei casi ciò avviene per i limiti umani che condizionano le relazioni affettive.

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Solo Gesù ci ama come desideriamo e per quello che siamo

Quando facciamo esperienza che nessuno ci ama nel modo in cui il nostro cuore desidera, come ha sperimentato Bianca Balti, dovremmo ricordarci che Gesù invece lo fa proprio così, ci ama, come desideriamo, per quello che siamo. Se fossimo amiche vorrei dirle questo.

Don Fabio Rosini in una sua catechesi afferma che Dio, per fare cose bellissime con noi parte proprio dal fallimento. Perché quando cadiamo abbiamo la possibilità di mollare le redini della nostra vita, di stare fermi un attimo per farci trovare da Lui, per consegnarci alla Sua volontà. Ecco un suo assaggio per spiegarmi meglio:

Sai cosa ci vuole perché tu tiri fuori la tua bellezza? che molli. Che smetti di cercare di essere non si sa che e che finalmente ti lasci prendere. Per essere santi (leggi autenticamente felici NdR.) non ci vuole di essere questo o quello, ci vuole che cedi, che lasci il volante al Signore.

Tutti i “sono quasi morta” di Bianca Balti

Bianca Balti, come a dire: bellezza, successo, alta moda. Pazzesche le sue sfilate per Dolce&Gabbana, indimenticabile quella con il pancione, le campagne pubblicitarie più iconiche, le passerelle di Milano, Parigi, New York. Ma quando ho letto queste dichiarazioni, e ascoltato il discorso che ha tenuto lo scorso settembre al TEDx di Perugia, ho dimenticato per un attimo quelle immagini e mi sono rimaste impresse le sue parole, la dolcezza ferita del suo sguardo.

Ero in macchina, fuori dal supermercato in uno dei quartieri più periferici e degradati di Roma, e ho pensato che puoi pure vivere a Los Angeles e avere successo, ma sei sempre alla ricerca – come ognuno di noi – di uno sguardo che ti dica che vai bene così, che vali, che sei importante. Già ammetterlo è qualcosa, è un inizio, è un gesto di umiltà.

“Sono quasi morta” è l’incipit che ripete ben 8 volte come fosse l’amaro ritornello di una canzone, al quale segue il racconto di situazioni e fatti dolorosissimi. Balti li elenca uno per uno brevemente, e il fiato diventa corto per l’emozione, i suoi occhi azzurrissimi faticano a mantenere acceso il sorriso. La sua è una sorta di confessione, una manifestazione pubblica di fragilità, debolezza, sofferenza.

Una sofferenza che fa risuonare anche la nostra

I più polemici diranno – magari anche a ragione – che ormai quella di raccontare sventure e drammi personali è diventata una consuetudine. Ma cosa importa? Si può restare mai indifferenti di fronte alla sofferenza di un’altra persona che nello stesso tempo fa risuonare anche la nostra?

La violenza sessuale

Sono quasi morta la prima volta che ho bevuto. Avevo 14 anni e un ragazzo mi fece bere una bottiglia intera di limoncello e poi iniziò a toccarmi, dove nessuno mai mi aveva toccata, ignorando i miei no. Sono quasi morta qualche anno dopo ad una festa quando il ragazzo che mi piaceva, approfittando del fatto che fossi poco lucida, mi prese per mano e mi portò in una stanza dove eravamo soli e mi violentò.

L’abuso di alcol e sostanze

La top model ha sempre pensato che quello che le era capitato fosse anche colpa sua, e per anni, ha rivelato a Vanity Fair, ha cercato di non sentire quel dolore abusando di alcol e sostanze.

“Voglio tantissimo essere amata”

E ogni volta che un uomo mi chiedeva un favore sessuale io pensavo di non poter dire che sì. Se io avessi detto sì, lui non mi avrebbe forzata a farlo. Fingevo che fosse una mia scelta, ma in realtà non lo era quasi mai. Da essere una ragazzina che non riesce a dire no alle richieste sessuali sono diventata una donna che non ha saputo dire di no all’amore. Se un uomo mi amava, pensavo: che figo! Voglio tantissimo essere amata. Ma magari io quella persona non l’avrei scelta.

(Vanity Fair)

Gli aborti spontanei, i matrimoni finiti…

Poi la lista di altre “quasi morti” continua: quandoha perso due bambini; quando la sua primogenita ha deciso di vivere con il padre; quando è naufragato il primo matrimonio, e poi anche il secondo. E ancora:

E sono quasi morta tutte le volte che ho affondato nelle sostanze il mio dolore.

“Sei difficile da amare”

La modella racconta che di fronte a queste ferite è sempre andata avanti come un soldatino fino a due anni fa, quando per l’ennesima volta l’uomo con cui stava le dice che è “difficile da amare e che nessuno la ama veramente”. Lei in quel momento si sente morire perché quelle parole, che la annientano, equivalgono a dire che non merita di essere amata.

Forse perché l’unica singola cosa che ho sempre voluto disperatamente nella vita è essere amata. E non riuscendo a farlo per me stessa ho sempre cercato negli uomini che stavano con me il mio valore. E più ero disperata per un po’ d’amore e più ho incontrato il disprezzo di uomini che non me lo potevano dare.

Ci sentiamo indegni ma non è così

Spesso, per dirla sempre con le parole di don Fabio, ci trattiamo come una cosa da quattrosoldi, ci sentiamo indegni, sbagliati, quando è l’esatto contrario. Siamo stati chiamati alla vita da Chi ci ha creati perché siamo importantissimi, valiamo – dice il sacerdote –  al punto che la Seconda Persona della Trinità si è fatto torturare, crocifiggere e uccidere per noi.

La scelta di congelare gli ovuli

Questa tristezza è andata avanti, confida la modella, fino a quando non si è scoperta una bambina fragile e ha provato per la prima volta in vita sua compassione per se stessa. E si è detta: “non ti preoccupare, mi prenderò cura io di te”. E così ha fatto. Da sola. Ha chiuso la relazione con quell’uomo reclamando la sua indipendenza anche riproduttiva, non potendo più accettare che il suo desiderio di diventare ancora madre – è già mamma di due figlie – fosse legato ad un’altra persona. Così ha scelto di congelare i suoi ovuli.

(…) Noi donne, tutte, viviamo il ricatto biologico legato al tempo della fertilità, che non è infinito. Chi è in una relazione tossica e non la interrompe perché desidera diventare genitore, è vittima di un ulteriore ricatto, quello per cui la maternità dipende dalla relazione. Scoprire che le due cose si possono sganciare semplicemente con la crioconservazione degli ovuli per me è stato illuminante.

(Vanity Fair)

E poi:

(…) un gesto più simbolico che altro. (…) Non so se lo farò questo figlio, se incontrerò un uomo che mi farà venire voglia di farlo o se vorrò farlo da sola.

(Ibidem)

L’illusione di poter bastare a te stessa

Bianca, ti siamo vicine e ti auguriamo di trovare finalmente la felicità. Ora però corri il rischio di rimanere impigliata in una ragnatela che è lo specchio della precedente. Nella prima cercavi di assicurarti amore e rassicurarti del tuo valore consegnandoti all’altro, chiunque mostrasse un interesse per te. Oggi potresti cadere nella trappola non meno illusoria e asfittica di credere di poter bastare a te stessa. L’amore come la vita non ce li possiamo dare da noi.

Avrai pure scelto di congelare i tuoi ovuli da sola, volendo così gridare la tua indipendenza, ma – per quanti sforzi tu potrai fare per guarire dal dolore – certi nodi aggrovigliati dentro l’anima può scioglierli solo Dio.

Tags:
alcolindipendenzamodellaviolenza sessuale
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