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Perché Gesù ha ordinato ai discepoli il silenzio sui suoi miracoli?

Gesù che guarisce un infermo – it

Public Domain

La piscine; Giovane PALMA ; 1592 huile sur toile;Collezione Molinari

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 04/04/22

In effetti troviamo nel Vangelo di Marco tre episodi in cui Gesù libera indemoniati, e dice di non diffonderne notizia. E così intima il silenzio anche su altri miracoli

Gesù ordinò ai discepoli il silenzio sui suoi miracoli? La rilettura del Vangelo di Marco ad opera del giornalista e scrittore Sandro Veronesi nel volume «Non dirlo» ha radici concrete da un punto di vista storico-biblico? Il professore Pasquale Basta, docente di Teologia biblica presso la Pontificia Università Urbaniana e docente per il corso di Ermeneutica biblica presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, spiega ad Aleteia: «Quella del segreto messianico è una questione molto dibattuta perché effettivamente nel Vangelo di Marco ci sono diversi richiami di Gesù a non dire quello che sta facendo. Il Messia cioè impone il silenzio».

Guarigioni ed esorcismi silenziosi

il professore Basta fa degli esempi concreti. «Troviamo tre episodi in cui libera indemoniati tramite esorcismo, e dice di non diffonderne notizia (Marco 1,25; 1,34; 3,12). Altre volte guarisce e allo stesso modo dice di non parlarne a nessuno. Ci sono almeno quattro casi del genere (Marco 1,44; 5,43; 7,36; 8,26). A volte ai discepoli impone di non dire che lui è il Messia (Marco 8,29-30) Questo è il punto di svolta del Vangelo di Marco. Nel momento in cui Gesù viene riconosciuto come Messia inizia il viaggio verso Gerusalemme che lo condurrà alla morte».

CUD W KANIE
Il miracolo di Cana.

La spiegazione teologica

Sulla richiesta di “silenzio” di Gesù ai suoi discepoli sui miracoli da lui compiuti, il biblista evidenzia che ci sono diverse spiegazioni offerte agli esegeti. «Il primo che lo notò fu William Wrede, teologo critico luterano. Lui ha dato una spiegazione teologica, dicendo che il segreto è un espediente della comunità primitiva per spiegare come mai Gesù non è apparso da subito nella sua grandezza. Sappiamo bene, infatti, che era una persona poco conosciuta, un anonimo Galileo».

La spiegazione pedagogica

Poi, prosegue Basta, c’è una spiegazione più pedagogica, «e cioè che si è mostrato poco alla volta come Messia perché non voleva essere scambiato per un guaritore qualunque. I giudei si aspettavano un Messia potente, invece Gesù non voleva essere solamente un uomo che risolverà i guai degli altri. Perché lui era tutt’altro».

La spiegazione narrativa

Quello che oggi è tenuta più in considerazione, conviene l’esperto, «è che da un punto di vista dell’analisi narrativa, Gesù è il Messia non per i miracoli compiuti, ma per la Croce. E’ la Croce che lo mostra come Dio sulla Terra. Infatti il centurione romano non lo riconosce come Messia durante una guarigione ma mentre lo vede morire in Croce. A quel punto si svela la sua identità».

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La Crocifissione di Masaccio, l 1426 (Museo nazionale di Capodimonte, Napoli).

Lo scandalo del Dio in croce

Il problema che l’evangelista Marco aveva di fronte, secondo il biblista Basta, era di non poco conto. «Era uno scandalo per l’epoca far credere che uno sconfitto, un morto croce, fosse il Messia. Il credente riconosce in quell’uomo il suo Signore, ma la cultura dominante – non dimentichiamo le persecuzioni che si protrassero fino al 313 d.C. – derideva Gesù». Il Vangelo, quindi, «vuol far capire che nell’innocente perseguitato e giusto si rivelava la grandezza di Dio. Morire per Amore degli uomini, dare la propria vita per tutti gli altri».

Non è una macchina di conversione

Per quanto riguarda l’affermazione di Sandro Veronesi secondo cui il Vangelo di Marco sarebbe «una straordinaria macchina di conversione», il biblista si mostra critico. «Il motivo reale per cui fu scritto il Vangelo non è per convertire gente. Certo l’obiettivo era suscitare fede ma soprattutto voleva rispondere ad un interrogativo che girava in quel mondo: come mai coloro i quali erano proposti a distinguere la verità dalla menzogna, mi riferisco alle classi sacerdotali, agli scribi, e in ambito politico a Pilato per esempio, lo hanno fatto uccidere? Perché lui non è stato riconosciuto da loro ma dai poveri, dagli ultimi come il Messia?».

Un vangelo di “denuncia”

Allora il motivo per cui è stato scritto il Vangelo è in un certo senso di “denuncia”, per «far conoscere questa straordinaria realtà. Che poi questo serva a suscitare fede va bene, ma il convertire mi dà l’idea del proselitismo, invece Marco non voleva fare proselitismo, ma far conoscere il messaggio e la storia di Gesù. Non siamo di fronte – conclude Basta – a nessuna forma di cristianesimo d’assalto».

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