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Io e la mia casa: questione di sicurezza e identità

DONNA, CASA, DIVANO

Antonio Guillem|Shutterstock

BenEssere - pubblicato il 01/04/22

Senza rendercene conto, modelliamo la nostra dimora secondo bisogni interiori che è utile decifrare: uno di questi è la sicurezza ma non è il solo.

di Isabella Garanzini

Non è un caso che i ricordi d’infanzia tendano a sbiadire molto più lentamente di quelli successivi. Il carico emotivo è alto e le prime vicende con cui ci si affaccia alla vita, tra fantasia e realtà, occupano una parte importante della propria identità. Tra questi ricordi molto spesso vi sono le immagini della casa in cui abbiamo trascorso i nostri primi anni.

Place Identity

In psicologia ambientale, il legame tra la persona e lo spazio si chiama place identitye la casa è il luogo primo in cui si crea.
Psicologi, artisti e scrittori raccontano il rapporto con l’abitazione come qualcosa di vivido e significativo. Sigmund Freud scrive che sognare stanze di quando si era bambini vuol dire avere qualcosa di irrisolto, mentre il pittore Giorgio de Chirico, che nella sua vita cambiò casa 21 volte, nei suoi dipinti d’interni utilizza colori molto accesi: tinte rosse, soli dorati ma anche un nero brillante fanno intuire il rapporto tra il fanciullo e il mondo, ancora tutto
da scoprire e in continua evoluzione.

Anche Carl Gustav Jung descrive il suo rapporto con la casa come viscerale, al punto da affermare:

«Non avrei mai scritto quello che ho scritto né avuto le idee che ho avuto senza la mia abitazione».

Bisogno di sicurezza

Ma come mai viene a crearsi un legame così profondo con la casa? Intanto perché al suo interno ci si sente al sicuro. Le difese si abbassano, lo stress diminuisce e il benessere percepito è maggiore.

Da sempre l’uomo ha ambito alla sicurezza, quella che Abraham Maslow colloca ai primi livelli della piramide dei bisogni.

Dalle caverne

Nell’antichità, i primi luoghi dove la si ricercò furono le caverne, che garantivano un riparo dalla violenza improvvisa dei fenomeni atmosferici, dai predatori e finanche dalle rivalità tra gruppi per l’occupazione di un territorio.

Nello specifico nella Cueva de los Aviones in Spagna, 64.800 anni fa vennero realizzate le prime pitture rupestri, le più antiche del mondo. Omini stilizzati, animali color sanguigna, lance e grezzi strumenti da combattimento: tutto raccontava di un mondo di sopravvivenza e paura, ma illustrava anche le prime forme di aggregazione sociale.

Attorno al grande fuoco che riscaldava le fredde notti primitive, gli uomini tramandavano oralmente le avventure di chi usciva “per necessità” e celermente faceva ritorno.
Un po’ come oggi, a pensarci bene.

Ai castelli

Col tempo, oltre alla sicurezza l’abitazione soddisfò anche altre esigenze. Ad esempio, la casa orientale nell’Asia centrale espresse le differenze di status con la suddivisione delle aree private e in comune, mentre l’ampia sala aperta al sacro ospite tipica dell’età classica in Occidente invitava al dialogo nei simposi.

I castelli si occuparono della difesa ma poi anche di ospitare i ricchi signori (e talvolta qualche fantasma). Sorsero regge sfarzose, come Versailles ove Luigi XIV fece realizzare il Trianon, i giardini e la sala degli specchi, e nelle corti europee i mecenati accolsero gli artisti e fecero fiorire la bellezza e le arti.

Nel corso della storia dell’abitazione si apprende che tutto rivela il temperamento della persona e del contesto in cui vive. Circondarsi di uno spazio che rifletta le proprie esigenze è un toccasana per il Sé, il quale ritrova indizi delle sue gioie, tristezze, attimi di collera ovunque tutt’intorno.
I tratti stabili della personalità, così come gli stati umorali passeggeri, si riflettono nell’ambiente sotto forma di ordine e disordine, vuoti o pieni degli spazi.
Anche l’arredamento con i suoi apparenti dettagli ha un ruolo.

Ad esempio, le tinte calde suscitano una sensazione di apertura all’altro e all’intimità mentre quelle fredde inducono introspezione e invitano alla riflessione; il verde, invece, predispone uno stato di rilassamento (secondo la restorativeness theory, il cortisolo, ormone dello stress, si abbassa in automatico).

Nulla è casuale e tracce emozionali e ricordi intercorrono sempre tra la dimora e il suo abitante. Ognuno è il Re Sole del proprio spazio e in cambio ne riceve un ritratto della propria identità.

ARTICOLO ORIGNALE PUBBLICATO SUL NUMERO DI AGOSTO 2020 DELLA RIVISTA BENESSERE, PER ABBONARSI SEGUIRE IL LINK

Tags:
bambinibenesserecasapsicologia
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