Aleteia logoAleteia logoAleteia
lunedì 30 Gennaio |
Santa Giacinta Marescotti
Aleteia logo
Approfondimenti
separateurCreated with Sketch.

Le visioni dei santi vanno prese “metaforicamente”? O sono “reali”?

Questo articolo è riservato ai membri di Aleteia Plus
Faustina-Kowalska-Hell.jpg

Giovanni Marcotullio

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 31/03/22

Incresciose lacune nella formazione di chierici e laici fomentano percezioni confuse della natura delle rivelazioni particolari, nonché sui rapporti virtuosi che esse devono intrattenere con la Rivelazione pubblica.

Sono un po’ confuso su questo. Faccio un esempio: l’inferno (come mi spiegò un sacerdote) è simbolico (la geenna era dove andavano a finire i rifiuti)… Ora, perché molti hanno visto l’inferno con il fuoco eccetera? Bisogna prendere le visioni dei Santi da un lato metaforico oppure reale? Me lo chiedo da un po’. 

Questo è il commento di un lettore a un nostro articolo su rivelazioni private. Insieme con l’onestà e con l’apertura confidente colpisce anche la confusione in cui omelie e catechesi lacunose e prive di sostanza lasciano i fedeli, pure se ben disposti. 

“La Geenna è un simbolo” 

Riprendendo il discorso del lettore: che il nome ebraico “Geenna” – alla lettera “valle del torrente Hinnom”, a sud del centro storico di Gerusalemme – indichi una antica discarica cittadina è un dato vero, ma gravemente incompleto. Bisogna anzitutto sapere, infatti, perché essa fu adibita a immondezzaio, e stando alle fonti bibliche (in particolare 2Cr 28.33, nonché Ger 7,31-32.32,35) la ragione sarebbe da rinvenirsi nel culto a Moloch, cui ancora nell’VIII e nel VII secolo si sarebbero piegati alcuni re di Giuda: si trattava di un culto che prevedeva l’infanticidio e l’olocausto di bambini. Fu Giosia – fra i pochi re integri della storia sacra – a far demolire il luogo dell’empio culto e a votarlo alla damnatio memoriæ facendone una discarica. Il “fuoco inestinguibile” che vi ardeva era dunque funzionale allo smaltimento dei rifiuti. 

Col passare dei secoli, tre dati significativi di questo luogo lo hanno portato ad assurgere a simbolo di una realtà ultraterrena: 

  1. il fatto che vi si fosse svolta una pratica abominevole a Dio, sintetizzabile se si vuole nell’espressione “cultura dello scarto”, in senso lato; 
  2. il fatto che vi confluissero i rifiuti della società; 
  3. il fatto che allo smaltimento di questi fosse deputata l’accensione di un fuoco “perpetuo”. 

Questa triplice ragione ha fatto sì che la Geenna diventasse immagine di una realtà (attualmente) incorporea, della quale la Rivelazione infallibilmente insegna che 

  • esiste, 
  • è eterna e 
  • investe tutto l’uomo (preso nella sua componente spirituale e in quella materiale). 

Ora attenzione: per qualche strano motivo legato forse alla pratica difettosa del principio di analogia, è invalso da molti secoli l’uso di intendere l’espressione come “la Geenna è un simbolo” come “l’inferno non esiste in realtà”, laddove di per sé sarebbe il contrario – è cioè la discarica a sud di Sion a “non esistere”, a non riguardarci, a non interessarci. Mentre esiste ciò che essa significa, ossia l’inferno. 

La Rivelazione e le rivelazioni

Una volta che si sia chiarito questo, occorre tornare a distinguere fra la Rivelazione pubblica e le rivelazioni particolari. Con la prima 

Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per renderli cioè partecipi di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana » [6]. Il santo Concilio professa che « Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale dell’umana ragione a partire dalle cose create» (cfr. Rm 1,20); ma insegna anche che è merito della Rivelazione divina se « tutto ciò che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile alla umana ragione, può, anche nel presente stato del genere umano, essere conosciuto da tutti facilmente, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore » [7].

Dei Verbum

Quanto alle seconde, invece, il Catechismo insegna: 

Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di “migliorare” o di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa. 

Catechismo della Chiesa Cattolica 67 

Riguardo al Magistero, infine, bisogna ricordare ciò che la stessa Costituzione Dogmatica sulla Rivelazione volle precisare: 

Il quale magistero però non è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio.

È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste realtà sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo proprio, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.

Dei Verbum 10 

Una comune struttura antropologica 

Joseph Ratzinger ebbe a ricordare che tra i due tipi di rivelazione c’è «una differenza non solo di grado ma di essenza». Moltissime considerazioni importanti l’allora Prefetto della CDF aggiunse nel documento sui “messaggi di Fatima”, ma in particolare questo passaggio sembra perfetto per rispondere alla perplessità del lettore: 

L’antropologia teologica distingue in questo ambito tre forme di percezione o « visione »: la visione con i sensi, quindi la percezione esterna corporea, la percezione interiore e la visione spirituale (visio sensibilis – imaginativa – intellectualis). È chiaro che nelle visioni di Lourdes, Fatima, ecc. non si tratta della normale percezione esterna dei sensi: le immagini e le figure, che vengono vedute, non si trovano esteriormente nello spazio, come vi si trovano ad esempio un albero o una casa. Ciò è del tutto evidente, ad esempio, per quanto riguarda la visione dell’inferno (descritta nella prima parte del « segreto » di Fatima) o anche la visione descritta nella terza parte del « segreto », ma si può dimostrare molto facilmente anche per le altre visioni, soprattutto perché non tutti i presenti le vedevano, ma di fatto solo i « veggenti ». Così pure è evidente che non si tratta di una « visione » intellettuale senza immagini, come essa si trova negli alti gradi della mistica. Quindi si tratta della categoria di mezzo, la percezione interiore, che certamente ha per il veggente una forza di presenza, che per lui equivale alla manifestazione esterna sensibile. 

Vedere interiormente non significa che si tratta di fantasia, che sarebbe solo un’espressione dell’immaginazione soggettiva. Piuttosto significa che l’anima viene sfiorata dal tocco di qualcosa di reale anche se sovrasensibile e viene resa capace di vedere il non sensibile, il non visibile ai sensi — una visione con i « sensi interni ». Si tratta di veri « oggetti », che toccano l’anima, sebbene essi non appartengano al nostro abituale mondo sensibile. Per questo si esige una vigilanza interiore del cuore, che per lo più non c’è a motivo della forte pressione delle realtà esterne e delle immagini e pensieri che riempiono l’anima. La persona viene condotta al di là della pura esteriorità e dimensioni più profonde della realtà la toccano, le si rendono visibili. Forse si può così comprendere perché proprio i bambini siano i destinatari preferiti di tali apparizioni: l’anima è ancora poco alterata, la sua capacità interiore di percezione è ancora poco deteriorata. « Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai ricevuto lode », risponde Gesù con una frase del Salmo 8 (v. 3) alla critica dei Sommi Sacerdoti e degli anziani, che trovavano inopportuno il grido di osanna dei bambini (Mt 21, 16). 

La « visione interiore » non è fantasia, ma una vera e propria maniera di verificare, abbiamo detto. Ma comporta anche limitazioni. Già nella visione esteriore è sempre coinvolto anche il fattore soggettivo: non vediamo l’oggetto puro, ma esso giunge a noi attraverso il filtro dei nostri sensi, che devono compiere un processo di traduzione. Ciò è ancora più evidente nella visione interiore, soprattutto allorché si tratta di realtà, che oltrepassano in se stesse il nostro orizzonte. Il soggetto, il veggente, è coinvolto in modo ancora più forte. Egli vede con le sue possibilità concrete, con le modalità a lui accessibili di rappresentazione e di conoscenza. Nella visione interiore si tratta in modo ancora più ampio che in quella esteriore di un processo di traduzione, così che il soggetto è essenzialmente compartecipe del formarsi, come immagine, di ciò che appare. L’immagine può arrivare solo secondo le sue misure e le sue possibilità. Tali visioni pertanto non sono mai semplici « fotografie » dell’aldilà, ma portano in sé anche le possibilità ed i limiti del soggetto che percepisce. 

Ciò lo si può mostrare in tutte le grandi visioni dei santi; naturalmente vale anche per le visioni dei bambini di Fatima. Le immagini da essi delineate non sono affatto semplice espressione della loro fantasia, ma frutto di una reale percezione di origine superiore ed interiore, ma non sono neppure da immaginare come se per un attimo il velo dell’aldilà venisse tolto ed il cielo nella sua pura essenzialità apparisse, così come un giorno noi speriamo di vederlo nella definitiva unione con Dio. Le immagini sono piuttosto, per così dire, una sintesi dell’impulso proveniente dall’Alto e delle possibilità per questo disponibili del soggetto che percepisce, cioè dei bambini. Per questo motivo il linguaggio immaginifico di queste visioni è un linguaggio simbolico. Il Cardinal Sodano dice al riguardo: « … non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una successione e in una durata non precisate ». Questo addensamento di tempi e spazi in un’unica immagine è tipica per tali visioni, che per lo più possono essere decifrate solo a posteriori. Non ogni elemento visivo deve, al riguardo, avere un concreto senso storico. Conta la visione come insieme, e a partire dall’insieme delle immagini devono essere compresi i particolari. Quale sia il centro di un’immagine, si svela ultimamente a partire da ciò che è il centro della « profezia » cristiana in assoluto: il centro è là dove la visione diviene appello e guida verso la volontà di Dio. 

Congregazione per la Dottrina della Fede, Il messaggio di Fatima, 26 giugno 2000 

Tanto la Rivelazione pubblica quanto le rivelazioni private passano dunque necessariamente dalla struttura conoscitiva dell’uomo – fatta di ragione, volontà, memoria, sentimenti, condizionamenti contingenti… –, ma proprio perché esse non si rivolgano contro l’uomo ingabbiandolo in un circuito di credenze autoreferenziali e privo di confronti esterni è necessario che tutte passino dall’istanza ecclesiale. 

Inoltre è fondamentale che si conservi nettissima la distinzione fra le due realtà, che possono coesistere virtuosamente solo se e nella misura in cui le rivelazioni particolari si subordinano, nella vita del credente, alla Rivelazione pubblica. 

Il resto dell'articolo è riservato ai membri di Aleteia Plus

Sei già membro? Per favore, fai login qui

Gratis! - Senza alcun impegno
Puoi cancellarti in qualsiasi momento

Scopri tutti i vantaggi

Aucun engagement : vous pouvez résilier à tout moment

1.

Accesso illimitato a tutti i nuovi contenuti di Aleteia Plus

2.

Accesso esclusivo per pubblicare commenti

3.

Pubblicità limitata

4.

Accesso esclusivo alla nostra prestigiosa rassegna stampa internazionale

5.

Accedi al servizio "Lettera dal Vaticano"

6.

Accesso alla nostra rete di centinaia di monasteri che pregheranno per le tue intenzioni

Sostieni i media che promuovono i valori cristiani
Sostieni i media che promuovono i valori cristiani
Tags:
fatimainfernorivelazionerivelazioni privateterzo segreto di fatima
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

IT_3.gif
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Affida le tue intenzioni di preghiera alla nostra rete di monasteri


Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni