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“Cavilli burocratici”: così la politica in Russia frena la Chiesa Cattolica

RUSSIA,EASTER

E. Zvereva | Shutterstock Editorial

Una celebrazione pasquale tra i cattolici in Russia.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 30/03/22

Il vescovo di Mosca, nel suo ultimo libro, spiega gli "escamotage" che rallentatano la diffusione del cattolicesimo

La burocrazia e la discriminazione della politica frenano la diffusione della Chiesa cattolica in Russia: lo dice il vescovo di Mosca, mons. Paolo Pezzi, nel libro ”La piccola Chiesa nella grande Russia” (edizioni Ares). 

Il caso San Pietroburgo

«La multireligiosità – afferma il vescovo di Mosca nel libro – è garantita sotto il profilo legale e giuridico ma non sempre riconosciuta a livello culturale, psicologico e di accoglienza. Certo ci sono situazioni particolari come San Pietroburgo, dove nel 1918, dopo che i bolscevichi presero il potere, la Chiesa cattolica chiese di poter svolgere pubblicamente la processione del Corpus Domini. Il permesso venne dato e scesero per strada quarantamila fedeli».

Il riconoscimento delle parrocchie

Non mancano poi le lentezze burocratiche e amministrative. «Alcuni amministratori locali – prosegue mons. Pezzi – in forza di questo “non riconoscimento” culturale della Chiesa cattolica, oppongono prolungati e continui ostacoli a problemi che potrebbero essere risolti in modo molto più semplice. Penso ai cavilli che rallentano il riconoscimento di una parrocchia o, talvolta, la poca disponibilità a elargire permessi di soggiorno. Inoltre, spesso si guarda con diffidenza alla presenza delle suore, il cui ruolo non è ben capito».

La difficoltà ad avere edifici a disposizione 

C’è poi la difficoltà a ottenere edifici di culto. «Il problema – sottolinea il vescovo di Mosca – si è acuito nel 2012 con l’entrata in vigore di una legge nazionale sulla “consegna degli edifici di culto e altri edifici annessi per uso religioso” (qui non si parla di restituzione) a organizzazioni religiose cui appartenevano prima della rivoluzione bolscevica. Abbiamo ancora oggi alcune città dove non riusciamo a ottenere queste strutture. Si tratta di una evidente ingiustizia».

church of the Holy Rosary
Chiesa di Maria nella città di Vladimir.

La discriminazione religiosa 

Inutile dire che i problemi, i disagi vissuti a livello di gerarchia ecclesiale, si ripercuotono poi sulla vita della gente comune. Per esempio: a parità di preparazione, il cattolico rischia di essere penalizzato, anche se spesso non in modo palese. «Una certa discriminazione dal punto di vista religioso ed etnico – sentenzia mons. Pezzi – c’è. Per esempio, nelle università si sono registrate, senza naturalmente essere dichiarate, forme di ostruzionismo verso i cattolici dai tratti somatici orientali. E poi, soprattutto in passato, ci sono state difficoltà per l’accesso alle forze di polizia, per lavora- re negli organi di sicurezza».

Il Siberia sindaci cattolici

Paradossalmente, tuttavia, questi ostacoli riguardano meno le cariche politiche o i ruoli all’interno della pubblica amministrazione. «Al contrario. In certe città, e in particolare in Siberia, abbiamo avuto sindaci cattolici. Inoltre abbiamo avuto anche un deputato al Parlamento, la Duma, e un vicegovernatore, mentre a Mosca e San Pietroburgo ci sono sottosegretari e funzionari impiegati nell’amministrazione della città-governatorato. In questi àmbiti non ho sentito di casi di discriminazioni anticattolica».

“Ostilità”

A livello istituzionale esiste del resto un organismo chiamato a vigilare contro possibili discriminazioni. «C’è una sezione del ministero della giustizia – conclude il vescovo di Mosca – al quale ci si può rivolgere. In ogni caso anche le discriminazioni etniche non sono mai palesi. Diciamo che talvolta, “a pelle”, si sente una certa ostilità, la si respira».

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